"Siamo disperati". L'odissea di una insegnante: "Mio padre in rianimazione per Covid da 7 giorni, ma nessuno mi contatta per il tampone"

La vicenda di Vittoria (nome di fantasia), insegnante foggiana di scuola materna e contatto stretto di positivo: "Siamo preoccupati e disorientati. Nessuno ci dice cosa fare"

Immagine di repertorio

AGGIORNAMENTO ORE 14.20 - In seguito alla vicenda denunciata questa mattina da FoggiaToday, relativa all'odissea di una insegnante di scuola materna affetta da sclerosi multipla e in attesa di tampone, l'Asl Foggia ha provveduto a contattare e prendere in carico l'intero nucleo familiare, disponendo l'esame del tampone nei tempi necessari e previsti. 

La storia

“Siamo disperati. Ci sentiamo abbandonati a noi stessi”. Vittoria (nome di fantasia), foggiana, insegnate di scuola materna, affetta da sclerosi multipla, va dritta al punto. “Una settimana fa, mio padre è risultato positivo al Covid-19, è ricoverato in rianimazione, ma da allora noi familiari non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione dall’Asl. Non siamo stati contattati né per sapere come stiamo, né per comunicarci se e quando effettuare il tampone”.

Alla crescente preoccupazione sulle condizioni del genitore, per lei si aggiungono le ansie sulle condizioni della madre, ormai sola in casa da 7 giorni, le ansie derivanti dall’ambito lavorativo abbandonato di punto in bianco, le preoccupazioni legate alla sua patologia, che comporta una terapia a base di immunosoppressori.

“Il mio timore - spiega la donna a FoggiaToday - è che la comunicazione per la richiesta dei tamponi, avanzata dal medico di famiglia, non sia andata a buon fine. Vano ogni mio tentativo di contattare personalmente l’Asl: non ho ricevuto risposta da nessun numero, nemmeno da quello indicato per l’emergenza Covid”, denuncia.

Attualmente la sua famiglia (lei, il marito e il figlio di 5 anni) è in isolamento fiduciario volontario. Stessa cosa per la madre, che ha assistito il marito fino al giorno del ricovero e che da alcuni giorni lamenta sintomi dubbi, quali mal di testa persistente e dolori alle ossa e articolazioni. “Tutto è iniziato quando mio padre ha iniziato a star male: febbre e tosse, curati con una terapia antibiotica come una normale influenza".

"Ma la febbre non scendeva, anzi è salita fino a raggiungere picchi di 39-40°”, racconta. “Il medico di base dei miei genitori era convinto si trattasse di influenza e per questo non ha ritenuto richiedere il tampone. Così abbiamo provato un altro percorso, attraverso il 118: martedì sera una ambulanza da San Giovanni Rotondo ha portato mio padre in pronto soccorso, a Foggia, dove è stato effettuato il tampone, che è risultato positivo”.

L’uomo, 62enne, militare dell’aeronautica in pensione, è stato quindi trasportato all’ospedale ‘Casa Sollievo della Sofferenza’ di San Giovanni Rotondo con diagnosi “polmonite da Covid-19”, in Medicina 2. Dopo alcune serie crisi respiratorie, gli è stato applicato il casco per la respirazione ed è stato disposto il trasferimento nel reparto di Rianimazione. “E’ ancora li”, precisa la donna. “E’ stabile, ma ha ancora febbre e polmonite. In tutto ciò nessuno ci ha contattato per comunicarci cosa fare, cosa ci aspetta o chiederci (come è previsto) come stiamo. Capisco i tempi di attesa, capisco le difficoltà che la sanità sta affrontando in questo momento ma così siamo totalmente disorientati”.

“L’unica comunicazione ricevuta - precisa - è arrivata da mio padre (quindi non attraverso un canale ufficiale): quando ha avuto il responso del tampone in pronto soccorso, gli era stato riferito di contattare il medico di famiglia per effettuare la richiesta tamponi, precisando che fino a quella data dovevamo ritenerci tutti in quarantena”, puntualizza.

“A questo punto temo che la segnalazione non sia mai giunta all’Asl (il che presuppone un serio  problema di procedure o di comunicazione), oppure che la nostra situazione (più preoccupante delle altre perché sia io che mia sorella siamo affette da patologia cronica per sclerosi multipla) non sia stata adeguatamente presa in considerazione. Io sono una insegnante di scuola materna, mio figlio frequenta un altro istituto: entrambe le scuole chiedono rassicurazioni. Così resta tutto bloccato, tutto sospeso. Non sappiamo più cosa fare. Chiediamo solo di essere contattati, monitorati, considerati. E’ un nostro diritto”, conclude.

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