Cronaca

208 casi attivi a Monte Sant'Angelo e 15 morti dall'inizio della seconda ondata: "Triste situazione, non abbassiamo la guardia"

Il sindaco del comune dei due siti Unesco fa il punto della situazione: "Il virus sta circolando nei contesti familiari e questo rende difficile il controllo, ma soprattutto rende inefficace qualsiasi misura adottata per il contenimento"

La seconda ondata ha colpito tanti comuni della provincia di Foggia, uno di questi è sicuramente Monte Sant'Angelo. Nel comune dei due siti Unesco sono ben 15 i morti dallo scorso settembre, mentre i cittadini attualmente positivi sono 208: "Il motivo, a quanto pare, è collegato alle dinamiche di contagio che stanno interessando la nostra comunità. Nella prima ondata i contagi registrati nella popolazione erano determinati, nel 75% dei casi, da contatti diretti o indiretti derivanti da personale impiegato nelle professioni sanitarie", osserva il sindaco Pierpaolo d'Arienzo. 

Adesso, però, la situazione è cambiata: "Il virus sta circolando nei contesti familiari e questo ne rende difficile il controlla, ma soprattutto rende inefficace qualsiasi misura adottata per il contenimento. E ci apprestiamo a vivere uno dei momenti in cui tutte le famiglie si riuniscono". 

A determinare l'alto numero di contagi i diversi focolai registrati nelle strutture sanitarie, dalla Rsa, alla comunità residenziale Gheel alla Casa di riposo per anziani, "ma le misure di isolamento e di contenimento applicate hanno dato e stanno dando risultati incoraggianti", puntualizza d'Arienzo, che poi aggiunge: "I contagiati si sono ridotti e la situazione sta pian piano rientrando, grazie soprattutto al buon lavoro degli operatori. Tuttavia, il numero dei positivi continua a salire". 

A preoccupare sono soprattutto i contesti familiari: "Rappresentano lo scenario di contagio più diffuso. Ovviamente queste conclusioni sono supportate da una verifica effettuata sugli elenchi dei soggetti positivi, di quelli in isolamento e anche di quelli guariti. Nella maggior parte dei casi, si tratta di interi nuclei familiari o contigui, connessi comunque da legami di qualche tipo". 

"Quanto detto - prosegue d'Arienzo - ci porta a una conclusione molto semplice: non esistono misure pubbliche che si possano adottare per arginare queste dinamiche. Nessuna ordinanza, nessun Dpcm, nessuna misura o colorazione, nessun controllo può impedire i contagi all'interno di contesti in cui ognuno di noi è portato ad abbassare la guardia. Ci possiamo affidare soltanto alla responsabilità dei singoli e a quella collettiva. Ognuno di noi deve prendere consapevolezza del fatto che può rappresentare un possibile vettore del virus e, pertanto, deve adottare comportamenti consapevoli e responsabili, anche se questo significa fare sacrifici o rinunciare a passare del tempo con i propri cari. Limitazioni, queste ultime, peggiori di qualsiasi divieto imposto da una pubblica autorità, ma che, nel nostro contesto di comunità, posso fare davvero la differenza". 

Il primo cittadino conclude con un pensiero alle famiglie colpite dal virus: "Un abbraccio ai positivi e alle famiglie che hanno subito un lutto. Un abbraccio a tutti i commercianti che, con grandi sacrifici, hanno rialzato le serrande: buon lavoro. Stiamo attenti, mi raccomando: non abbassiamo la guardia".

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