In prima linea contro il Covid, dirigente medico del 118 sconfigge il 'mostro': "Il nostro supereroe è tornato a casa"

La vicenda di Walter Massimo Lambiase, dirigente medico del 118 dell’ospedale 'Casa Sollievo', risultato positivo al Covid-19, raccontata dalla figlia Giulia

La famiglia Lambiase

Da medico in prima linea a paziente, eroe in camice bianco piegato dal Coronavirus. Ma Walter Massimo Lambiase, dirigente medico del 118 dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, ha sconfitto il nemico e - dopo giorni difficili, a causa di una polmonite interstiziale causata dal Covid19 - è tornato a casa dalla sua famiglia.

“Lo straordinario impegno nel suo lavoro oggi più che mai è fonte di un senso del dovere fortissimo, di coraggio, di amore verso il prossimo, generosità e speranza. La mia storia - ci scrive la figlia Giulia, 23enne studentessa di Legge - finisce bene e spero possa dare fiducia a molti”.

Ed è proprio la futura giurista a dare forma ai sentimenti contrastanti che hanno accompagnato la sua famiglia in queste settimane difficili.

“Papà torna a casa”,  esclama emozionata ed incredula la giovane donna. “Papà per me è sempre stato un eroe che non si è mai dato per vinto, sempre pronto a fronteggiare mille difficoltà e a farsi carico di ogni tipo di incombenza, dispensando noi da qualsiasi preoccupazione. Papà, stavo dicendo, è un eroe, ma di questi tempi è un supereroe e lo è perché con serietà e fermezza ha accettato che i ritmi di lavoro diventassero ancora più frenetici e stressanti del solito e che le responsabilità inevitabilmente aumentassero. Ogni sera rincasa dall’Ospedale con viso allarmato e inquieto, ma non per questo manca di interessarsi o si sottrae alle faccende di casa, affari ben più futili”

“Continua a rassicurarci e noi non ci accorgiamo che papà si sta ammalando. E neanche noi ci sentiamo un granché bene. Festa del papà. È andata bene: mia sorella ha preparato due crostate con la marmellata di ciliegie e io una torta al cioccolato. Ma il giorno dopo, verso sera, papà diventa uno dei tanti, troppi medici contagiati ricoverato presso lo stesso Ospedale dove aveva passato tutto il giorno e che aveva sperato di lasciare di lì a poco per tornare da noi a cena. Quella sera, caro papà, non la dimenticheremo mai. Ho imparato cos’è un saturimetro. Questo aggeggio che misura l’ossigeno presente nel sangue è diventato presto un’ossessione. Ogni giorno attendiamo inermi il bollettino con la tua percentuale e questo a poco a poco ci ha reso fragili”.

“Questi giorni hanno più ore di tutti gli altri giorni passati e apparentemente uguali. Quando ci sentiamo, tengo compagnia a mio padre cercando di rassicuralo. Ho anche cercato di trattenere le lacrime davanti al suono delle sue che mi sembravano più giuste e spaventose insieme. Perché io non lo avevo mai sentito papà piangere. Perché era la prima volta che lo sentivo preoccupato. Perché l’ho sempre visto così forte e vederlo ora crollare mi ha fatto sentire persa. Ma oggi è un giorno di festa. Oggi papà ha vinto la sua battaglia e tornerà a casa. Quasi non ci credeva nemmeno lui. Piangeva. Papà è ancora debole a causa della sua polmonite. Stamattina sono uscita sul terrazzo che ho evitato finora per paura di qualche colpo d’aria che proprio non era necessario in questo momento. Ho giocato un po’ con la mia dolce Joy a cui mancava riportami la sua corda, i suoi peluche e le palle da tennis”.

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“Ho scoperto che è primavera, ho rivisto il sole dopo tanto tempo e il suo calore mi ha fatto sentire viva. Mi sono ritrovata, credo. Sicuramente ho imparato a mettere nella giusta scala di importanza questioni e problemi che fino a qualche giorno fa si trovavano al posto sbagliato. Mio padre prima ancora di fare rientro a casa parla di donazione di sangue e di plasma non consapevole (talvolta anche i medici sono incoscienti) di essere ancora troppo debole per farlo. Questa suo profondo desiderio ricorda a me stessa quanto abbia ancora tanto da imparare da mio padre. Ora siamo tanto vulnerabili, ma allo stesso tempo c’è grande voglia di viverci scoprendo che ci si può sempre voler bene ancora di più. Sta tornando; ecco è qui, è arrivato: ora lo abbraccio forte forte così che magari all’improvviso riesca di nuovo a sentire il mio profumo”.

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