I sindaci devono sapere contagi e quarantene

L'editoriale del direttore responsabile sul flusso di informazioni, incompleto o parziale, dei casi positivi nei comuni in provincia di Foggia. Un sistema sui generis che alimenta la rete dei sospetti e delle fake news, molto più contagiosa e pericolosa della verità

La mappa del contagio in provincia di Foggia (?)

I foggiani vorrebbero avere informazioni certe circa il numero dei contagi nei loro comuni, ma dovranno continuare ad accontentarsi del bollettino epidemiologico della Regione Puglia, che dice ancora troppo poco rispetto alla reale situazione in cui si trovano le comunità. 

Il sistema delle notizie col contagocce, imparziali o incomplete, ha generato non solo una serie di accuse nei confronti degli organi di informazione, ma anche dei sindaci tutti e di quelli che si sono visti costretti a smentire casi che invece la stessa Regione Puglia continua a dare per certi. Un sistema sui generis che contribuisce ad alimentare la rete dei sospetti e delle fake news, molto più contagiosa e pericolosa della verità.

Che indica ad esempio 'zone amaranto' San Giovanni Rotondo e Foggia, ma non tiene conto della presenza sul territorio dei due ospedali Covid-19, al cui interno sono stati registrati numerosi casi positivi anche tra medici, infermieri e operatori socio-sanitari (il più delle volte i pazienti positivi non sono residenti nelle due città). O forse ne tiene conto, ma non lo specifica. Stessa cosa accade anche con San Severo, Cerignola e Manfredonia.

Che indica zone bianche - ovvero centri con casi Covid-19 da uno a cinque – comuni dove in realtà non si sarebbero verificati contagi. Vedi Lesina o Orta Nova. Che indica zona grigia (zero casi), comuni dove, al contrario, ci sarebbe almeno un caso di Coronavirus. Vedi Troia, sede della RSA San Raffaele. Qui sono almeno quattro i positivi al Covid-19. Ci sarebbe anche il caso-non caso di Apricena.

Tutto ciò premesso, non avrebbe sortito gli effetti sperati l'idea di affidare alla Prefettura di Foggia il ruolo di intermediario tra l'asse Regione-Asl e sindaci, che continuano a sapere e non sapere. Già nelle settimane scorse, rispetto all'embargo alle notizie relative all'emergenza Coronavirus, i primi cittadini non l'avevano presa bene. La decisione di bloccare o limitare il flusso delle informazioni sui contagi, il numero delle persone rientrate dal Nord, le quarantene volontarie o obbligatorie, i tamponi e il loro esito, li ha tenuti lontani dalla gestione dell'emergenza sanitaria per molto tempo. Qualche notizia in più filtra, ma è ancora decisamente troppo poco.

Sindaci destituiti della funzione di autorità sanitaria, nonostante la dichiarazione dell'OMS di Pandemia e nonostante l'importanza che rivestono per quel ruolo di interlocutori principali e front-office dei cittadini all'interno delle rispettive comunità.

Strano che nell'economia della gestione delle informazioni, che ha tenuto fuori i sindaci, non si sia tenuto conto dell'esperienza di quei governatori locali che avevano già fatto i conti col gigante invisibile e che nel caos collettivo dei primi giorni e primissimi contagi, avevano dato dimostrazione di saper contenere l'onda del contagio della disinformazione e delle isterie. Vedi Ascoli Satriano e San Marco in Lamis.

I sindaci non sono informati direttamente sui casi di Coronavirus. E' bene che si sappia e si ribadisca questo aspetto.

Da qualche giorno è della Prefettura il compito di metterli al corrente sulla stima dei contagi. Tutto questo mentre la Regione Puglia non ha mai comunicato il dato preciso dei cittadini contagiati comune per comune, ma si è limitata a pubblicare una forbice numerica attribuendo a ciascun comune un colore. E' pur sempre un passo in avanti rispetto al solo dato provinciale delle prime settimane.

Anche le persone avrebbero tutto il diritto di sapere quantomeno il numero dei casi positivi al Covid-19 nei loro comuni. La realtà non va sottaciuta, ma gestita, caso per caso. E solo i sindaci, insieme alle forze dell'ordine, sono in grado di farlo. 

Continua a sfuggire un aspetto di non poco conto: nonostante le restrizioni, quindi l'obbligo e il dovere di tutti noi di rispettarle, continuare a non rivelare il numero dei casi, in questa fase di forte consapevolezza del fenomeno e, trascorsa o quasi, per fortuna, quella vergognosa della caccia all'untore, può produrre l'effetto contrario di generare nell'opinione pubblica il sospetto che il contagiato sia una persona da escludere oppure che non ci sia quasi più nulla di cui preoccuparsi.

In questo terribile scenario - consapevoli del rischio che tutti noi corriamo se non rispettiamo le disposizioni ministeriali - quella del contagio è una fase non più esclusiva a qualcuno, ma che riguarda tutti. Affidiamo ai sindaci la responsabilità di gestire quarantene, contagi, spostamenti e finanche casi sospetti qualora dovesse rivelarsi necessario e urgente. Non si tolga loro quella responsabilità che invece devono assumersi. Diversamente si rischierebbe di provocare l'effetto contrario di sollevare i cittadini dai loro doveri.

E per fortuna non siamo i soli a pensarla così. A tal proposito in una nota odierna inviata al presidente Emiliano e alle Prefetture della regione, Anci Puglia ha richiesto l'attivazione urgente di un flusso di comunicazione diretto, immediato e sistematico con i Comuni, in modo tale da aggiornare i sindaci in tempo reale, sulle situazioni dei contagiati e dei malati che riguardano i propri territori. “Questo al fine di consentire ai sindaci di porre in essere in tempo reale, tutte le azioni precauzionali nei confronti delle famiglie interessate, per evitare diffusioni del contagio, ma anche per garantire supporto e assistenza domiciliare per quanto riguarda alimenti e farmaci”.

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