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Martedì, 30 Novembre 2021

A Foggia torna l'incubo container, l'ipotesi dei commissari gela tutti: "Ci barrichiamo in casa"

Il Comune starebbe ora vagliando altre soluzioni per sistemare le 24 famiglie che occupano l'ex distretto militare e la palazzina pericolante di via San Severo da sgomberare. E al Campo degli Ulivi saldano i cancelli per non far entrare nessuno

Dalle case "sgarrupate" ai container: la vergogna che Foggia stava provando faticosamente a cancellare, nelle ultime ore, è balenata come un incubo ricorrente. Già la parola "campo di accoglienza", apparsa nell'ordinanza commissariale del 16 novembre, faceva inorridire gli abitanti dell'ex distretto militare e della palazzina pericolante al civico 1 della terza traversa di via San Severo. Poi, hanno appreso che nel tavolo tecnico di ieri pomeriggio con la protezione civile, al Comando della polizia locale, si è parlato di tende e container, ed è venuto giù il finimondo. "Siamo basiti - hanno detto all'indomani le mamme dell'ex distretto militare - A Foggia si è lottato tanto per dare dignità a tanta gente e adesso buttano altre persone nei container".

La soluzione ipotizzata dai commissari, che hanno provveduto dapprima all'attivazione delle procedure di protezione civile, non sarebbe stata concertata con altre istituzioni. Pare che anche il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano non ne sapesse niente. L'iniziativa è apparsa decisamente in controtendenza rispetto all'operazione Zero Container avviata quasi due anni fa dall'Arca Capitanata, la battaglia di Denny Pascarella per smantellare il campo di via San Severo e provare a risolvere, a cascata, tutte le altre emergenze, un po' alla volta.

Presto potrebbe essere convocato un tavolo d'urgenza, come è stato fatto proprio per il campo di via San Severo. Probabilmente si cercherà quantomeno di limitare l'eventuale ricorso ai moduli abitativi ma il pericolo di "crollo imminente" riduce all'osso i tempi per reperire gli alloggi e i precedenti hanno dimostrato che trovare 24 case è un'impresa praticamente impossibile. Si contano sulle dita di una mano quelle che, a una prima ricognizione, potrebbero rendersi disponibili. L'opzione di uno sgombero senza una sistemazione alternativa è impensabile, per quanto la tutela dell'incolumità delle persone sia prevalente e un ente abbia le sue buone ragioni anche per mettersi al riparo da pesanti responsabilità.

L'ordinanza commissariale ha creato scompiglio tra gli abitanti dei due immobili ma anche tra i foggiani baraccati: la soluzione prospettata rischierebbe di innescare una pericolosa guerra tra poveri.

Le famiglie parcheggiate da anni nel Campo degli Ulivi in scatole di latta hanno subodorato che stesse accadendo qualcosa quando i tecnici comunali hanno effettuato un sopralluogo e verificato le condizioni per eventuali nuovi allacci. È lì che hanno ipotizzato di posizionare nuovi moduli abitativi, box prefabbricati come quelli che la Regione Puglia ha messo a disposizione dei migranti nelle foresterie. 

Le donne che vivono in un tugurio, che siano fogli di lamiera o immobili pericolanti, oggi avevano la voce rotta dal pianto e tanto sconforto. "Ci avevano promesso le case e qui invece andiamo di male in peggio - è stato lo sfogo di una mamma del Campo degli Ulivi - Adesso vogliono mettere i container qui, dovevano sgomberarci, di anno in anno ci prendono in giro, amministrazione comunale, politici, Regione Puglia. Questa è un'ennesima condanna per noi. Non ce ne andremo più. Sono vent'anni che stiamo qui dentro, non ce la facciamo più, vogliamo un tetto sulla testa. Altri container non si possono mettere qui, perché noi non siamo bestie".

Monta la rabbia anche tra le macerie del campo container di via San Severo, dove vivono ancora dieci famiglie. Otto secondo le risultanze degli uffici comunali sono ancora in attesa di un alloggio. "Con quest'anno sono 17 anni che sono qua - dice una degli ultimi superstiti - Da luglio ci avevano promesso che ci mandavano via e invece sono ancora buttata qui". Le operazioni hanno richiesto più tempo del previsto ed è in fase di completamento la ristrutturazione degli alloggi in vico della Pietà. 

La prima fuoriuscita da quei container, Giulia Frascolla, ha ingaggiato una crociata per smantellare il campo. Dalla palazzina pericolante al civico 1 della terza traversa di via San Severo fanno sapere che non usciranno per entrare in un campo di accoglienza. "È impossibile che non trovino una soluzione, Foggia è piena di case vuote", dice una delle donne dell'immobile, malata oncologica. "Da casa nostra non usciamo, questo è sicuro. Venissero le forze dell'ordine ma io mi barrico e non esco. Userò tutta la mia forza per difendermi: non difendo neanche più la casa, difendo la pelle, perché io in un container non ci vado, e come non ci vado io non ci va tutto il resto delle famiglie".

Oggi pomeriggio, un gruppo di famiglie dell'ex distretto e della palazzina pericolante di Borgo Croci si è presentato davanti a Palazzo di Città e alla Prefettura, accompagnato dall'avvocato Donato Masiello (nel video). "Siamo qui per reclamare un diritto", hanno ripetuto. Si sono tranquillizzati solo quando hanno ricevuto una rassicurazione: il Comune starebbe lavorando ad altre soluzioni. Ma nel fronte spaccato dell'emergenza abitativa restano le perplessità e una diffusa diffidenza, e stasera gli abitanti del Campo degli Ulivi hanno saldato i cancelli per impedire l'accesso: di altri container non ne vogliono sapere. 

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