Nomina illegittima in Provincia: ex amministratori condannati a risarcire 100mila euro

Il caso riguarda la nomina a direttore generale della Provincia di Foggia, di Vincenzo Morlacco, nonostante la sopraggiunta quiescienza e il divieto tassativo di conferimento di incarichi previsto dalla normativa in materia

Palazzo Dogana

Hanno cagionato un danno erariale alla Provincia di Foggia di quasi 100mila euro a causa di una nomina illegittima. Con questa motivazione, la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti composta dai magistrati Mauro Orefice, Vittorio Raeli e Marcello Iacubino, ha condannato la passata amministrazione Pepe e il successivo commissario prefettizio, Fabio Costantini, oltre a dirigenti e segretario generale, al pagamento delle somme indebitamente percepite da Vincenzo Morlacco, già dirigente dell'ente, poi nominato direttore generale dell'ente di Palazzo Dogana nonostante la sopraggiunta quiescienza e, pertanto, il divieto tassativo di conferimento di incarichi previsto dalla normativa in materia. 99.417,00 euro, per la precisione, la somma da restituire, per il periodo luglio 2011 – ottobre 2014 in cui Morlacco ha espletato il suo incarico a titolo oneroso, divisa in parti uguali, debitamente decurtata della quota in capo a Gabriele Mazzone, ex assessore al personale, nel frattempo deceduto.

Dovranno quindi rimborsare 6.111,111 euro a testa (per un totale di 55mila euro) Antonio Pepe, ex presidente della Provincia, e i suoi assessori per il placet politico dato alla delibera di incarico (Billa Consiglio, Domenico Farina, Leonardo Lallo, Antonio Montanino, Rocco Ruo, Savino Santarella) e il dirigente Geppe Inserra; quindi, per il periodo successivo, a partire dal maggio 2013, la restante quota vale a dire 44.471,00 da dividere in parti uguali da 5.919,963 euro tra Fabio Costantini, ex commissario prefettizio, il dirigente Micky de Finis e il segretario generale Filippo Re per i pareri favorevoli alla nomina in questione (la posizione di Rosa Lombardi, responsabile finanziario, è stata archiviata). Successivamente, terminato il commissariamento, Morlacco è rimasto ma a titolo gratuito.

Ad avviso del Procuratore regionale, “il conferimento dei predetti incarichi è stato effettuato a favore di un soggetto al quale tali incarichi non avrebbero potuto essere conferiti per espresso divieto normativo, in quanto il Dott. Morlacco aveva raggiunto l’età massima prevista per la permanenza in servizio dei pubblici dipendenti. (...) In altri termini, il limite di 67 anni per l’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato con l’ente pubblico é (rectius era) inderogabile e non può essere in alcun modo aggirato da alcuna disposizione”.

Ritenendo che dagli atti in questione sia derivato un danno erariale sia a carico della Amministrazione Provinciale di Foggia che a carico dell’INPS, la Procura regionale ha proceduto ad invitare sia i soggetti che hanno proceduto a conferire l’incarico di direttore generale al dott. Morlacco, per il danno derivante dall’illecito conferimento dell’incarico , sia coloro che hanno omesso di comunicare tale circostanza all’INPS, favorendo l’erogazione di un un indebito trattamento pensionistico.

Ascoltati i legali, la sentenza ha smontato le difese dei convenuti. Ha smontato, ad esempio, quella secondo la quale la figura del direttore generale si pone al di fuori delle disposizioni generali in materia di dirigenza. “Tale tesi va confutata, alla luce del quadro normativo vigente – scrive il Procuratore. che stabilisce che al direttore generale spetti di attuare gli indirizzi e gli obiettivi stabiliti dagli organi dell’ente, secondo le direttive impartite dal sindaco o dal presidente della provincia, e di sovrintendere alla gestione dell’ente, perseguendo livelli ottimali di efficacia ed efficienza. (...) Ma v’è di più – scrive- in quanto anche le Sezioni unite civili della Corte di cassazione, con sentenza n. 13538 del 12.6.2006, si sono pronunciate nel senso che il direttore generale è investito di compiti e funzioni che sono tipici della figura dirigenziale, sicché è esso stesso un dirigente. Peraltro, lo stesso contratto stipulato con il Morlacco, richiama espressamente tutte le norme generali in materia di pubblico impiego e, pertanto, non si comprende come possa tale contratto considerarsi al di fuori della disciplina regolante il rapporto dirigenziale di pubblico impiego”.

“Si è altresì eccepito che il divieto di conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti in quiescenza è stato introdotto solo con il d.L.90/2014. Anche la presente eccezione è infondata” scrive il Procuratore, per il quale “appare, invece, grave la condotta tenuta dagli odierni convenuti che hanno del tutto ignorato i predetti limiti e vincoli, così come non può essere sopravalutato il ruolo dei pareri favorevoli alle succitate deliberazioni, invocate come causa di esclusione dell’elemento soggettivo. Ha affermato, invero, la giurisprudenza contabile, con orientamento che si condivide, in quanto fondato in diritto: “ Sussiste la responsabilità amministrativa degli amministratori e funzionari comunali che abbiano conferito illegittimamente un incarico…a nulla rilevando che il segretario comunale abbia espresso al riguardo il proprio parere di regolarità amministrativa e contabile “ ( Sez. giur. Calabria, 21.4.2011, n.282 ) e, inoltre, che gli amministratori, pur in presenza dei pareri di regolarità tecnico-contabile e di legittimità, nella assunzione di sclete politiche di gestione della cosa pubblica, hanno il preciso dovere di controllare prima di decidere ( in termini, Sez. II centr. App., 12.1.2006, n.19 )”.

Solo il parere di regolarità contabile ha sorte diversa; la qual cosa risparmia Rosa Lombardi. “Per quanto concerne il parere di regolarità contabile – è scritto nella sentenza-, (...) questo differisce dal visto di regolarità contabile, previsto dall’articolo 151 del medesimo decreto legislativo, che attiene alla fase di esecuzione della spesa(…)il responsabile del servizio finanziario, nell’esprimere il proprio parere di regolarità contabile, non ha alcun potere discrezionale e di merito, ma deve valutare, oltre che l’attestazione della copertura finanziaria e la corretta imputazione al capitolo di spesa, anche la legittimità della spesa(…)” ( in termini, Sez. Giur. Trentino-Alto Adige, 25.3.2010, n.114. Conformi: Sez. Giur. Puglia, 1.3.2006, n.207).

Per ciò che concerne le responsabilità degli altri dirigenti, invece, “il contributo causale di ciascuno è di pari entità a quello di coloro che hanno adottato le deliberazioni in questione, in quanto con i loro pareri hanno rafforzato la decisione amministrativa. Tanto premesso, si appalesa gravemente colposa la condotta dell’Inserra nonché del Re e del De Finis,  per la evidente inosservanza dei propri doveri e la macroscopica violazione di norme imperative” scrive ancora il Procuratore. Le somme da restituire sono ricalcolate escludendo l'ex assessore Mazzone, deceduto.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Sangue nel cuore della movida, colpita con i vetri di una bottiglia e sfregiata a vita: arrestata ragazza di 20 anni

  • Coronavirus: la Puglia resta in zona arancione

  • Sua moglie è positiva, lui è in isolamento ma va ugualmente a lavorare: segnalato al 112 e multato dai carabinieri

  • San Marco in Lamis sotto choc, comunità in lutto per Domenico: "Questo maledetto virus gli ha tolto la vita"

  • Grave episodio in zona via Lucera: auto imbrattata con frasi, disegni volgari e sigle contro la polizia

  • Coronavirus: oggi 32 morti in Puglia e 397 nuovi casi in provincia di Foggia

Torna su
FoggiaToday è in caricamento