Cronaca

Imprenditore nel mirino dei clan rivali di Foggia: 1000 euro al mese e assunzioni, quattro condanne e due assoluzioni nel processo Rodolfo

Condannati Antonello Francavilla, i coniugi Dina Francavilla e Mario Lanza, l'imprenditore Marco Matteo Piserchia. Assolti Vito Bruno Lanza eil figlio Leonardo

I giudici della seconda sezione penale della corte d’appello di Bari hanno inflitto 13 anni e quattro mesi in continuazione - di cui sei per la vicenda Rodolfo e i restanti per il processo Corona – al vertici del clan Sinesi-Francavilla, il 44enne Antonello Francavilla già detenuto ai domiciliari.

Il blitz dell'operazione Rodolfo

E’ stato riconosciuto colpevole di concorso in una estorsione del giugno-novembre 2012 con rate mensili di 1000 euro. Sei anni di reclusione sono stati inflitti alla sorella del capoclan la 39enne Dina Francavilla, sei mesi in più rispetto alla condanna inflitta in primo grado dal tribunale di Foggia. Nove anni e 10 mesi - rispetto ai 7 anni e 6 inflitti in primo primo grado, anche per il marito Mario Lanza di 40 anni (ai domiciliari). I coniugi sono accusati di aver imposto alla vittima l'assunzione della donna in una sua azienda dove percepì lo stipendio per otto anni senza di fatto - secondo la tesi dell'accusa - andare mai a lavorare.

Condanna a due anni confermata a Marco Matteo Piserchia, imprenditore foggiano di 46 anni accusato di aver violato le norme in materia di misure patrimoniali, facendo da prestanome ad un boss come titolare di un terreno dove si stava costruendo una villetta alla periferia di Foggia.

Assolti invece perché il fatto non sussiste Vito Bruno Lanza 68 anni, detto "U Lepr", al vertice del clan Moretti- Pellegrino-Lanza e il figlio Leonardo Lanza di 42 anni: il primo venne condannato a Foggia a cinque anni e sei mesi per aver imposto all'imprenditore di pagare le spese legali di un detenuto; il secondo a sei anni e sei mesi per aver imposto alla stessa vittima di assumerlo in una sua azienda

In tutto quattro condanne e due assoluzioni nel processo di appello chiamato "Rodolfo", a carico di sei foggiani, cinque dei quali accusati di estorsione aggravata dalla mafiosità ai danni di un imprenditore agroalimentare, che per otto anni pagò il pizzo ad esponenti di due clan rivali della Società foggiana, con tangenti mensili di circa mille euro, assunzioni fittizie e "contributi" per le spese legali di un detenuto.

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