Per il giudice fu mafia ed usura: 12 condanne e un'assoluzione nel processo 'Baccus'

Dodici condanne da venti mesi a otto anni di reclusione, due prescrizioni e un'assoluzione per il processo celebrato nei confronti di 14 persone accusate di aver riciclato il denaro da illecite attività nel settore vitivinicolo

Immagine di repertorio

Dodici condanne da venti mesi a otto anni di reclusione, due prescrizioni e un'assoluzione. E’ questo il bilancio del processo “Baccus”, concluso quest’oggi, e celebrato nei confronti di 14 persone accusate a vario titolo di aver riciclato il denaro delle loro illecite attività nel settore vitivinicolo in alcune zone del nord Italia, grazie a due imprenditori della provincia di Foggia.

Al termine del processo, il giudice ha riconosciuto l'aggravante della mafiosità per quattro soggetti: si tratta di Cesare Antoniello, condannato ad otto anni, di Michele Carella, Giuseppe Zucchini e Ettore Ferrazzano, condannati a sette anni di reclusione. Tra le accuse contestate a sei imputati c’è anche quella del reato di usura, accogliendo così le richieste della procura distrettuale antimafia e della Fondazione antiusura Buon Samaritano, rappresentata dagli avvocati Enrico Rando ed Andrea D'Amelio.

Per questo motivo, tra le condanne c’è anche quella di dover risarcire la Fondazione Antiusura Buona Samaritano di Foggia, che si era costituita parte civile nel processo. Gli imputati - secondo quanto ricostruito da polizia e guardia di finanza che firmarono il blitz nel giugno 2012 - riuscivano a mettere in circuito denaro liquido che veniva trasportato al Nord, presso un’azienda del Ravennate, per un importo corrispondente ad una serie di fatture false emesse da cartiere foggiane legate all’organizzazione, al netto dell’IVA.

Il denaro inviato, ma maggiorato dell’iva, tornava poi alla criminalità organizzata foggiana attraverso bonifici che l’azienda effettuava in favore delle cartiere foggiane, a pagamento delle fatturazioni ancora una volta fasulle. Per le operazioni commerciali create “a tavolino”, l’azienda otteneva indebiti rimborsi fiscali, calcolati per oltre 11 milioni di euro, oltre a circa 18milioni di euro per illeciti contributi comunitari. Viva soddisfazione è stata espressa dalla Fondazione Buon Samaritano, dopo un anno e mezzo di dibattimento del processo a carico di noti esponenti della criminalità foggiana, imputati di usura, estorsione ed altri gravi reati.

Anche in questa circostanza la Fondazione non ha esitato a costituirsi parte civile al fine di tutelare chi è vittima del devastante fenomeno usurario, di violenze ed intimidazioni, ed al fine di sancire il primato di un diritto costituzionale, la salvaguardia della dignità dell'essere umano nella sua dimensione sociale”, ha spiegato il presidente Pippo Cavaliere. “Aspetto ancora più importante della sentenza è il riconoscimento dell'aggravante del metodo mafioso per ben quattro imputati che, purtroppo, avvalora quanto la Fondazione va sostenendo da tempo: l'usura è un mezzo sempre più utilizzato dalla criminalità organizzata per perseguire i propri obiettivi, per riciclare denaro sporco, per asservire aziende pulite ed infiltrarsi nel mondo economico”.

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Conclude Cavaliere: “La presenza sempre più invasiva delle attività criminali nel contesto economico e sociale del nostro territorio è stata, inoltre, confermata dal recente provvedimento del Governo, che ha decretato lo scioglimento del Consiglio comunale di Monte Sant'Angelo per infiltrazioni e condizionamenti mafiosi. Detto provvedimento conferma, purtroppo, sia l'esistenza di organizzazioni criminali, sia loro capacità di condizionamento. Tutto ciò impone una profonda riflessione, ma deve incoraggiare alla ripartenza senza perdere dignità e decoro, soprattutto chi, vivendo nelle aree più a rischio, ha sempre combattuto la criminalità”

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