Non accetta la fine del matrimonio e minaccia ex marito e suocera: condannata a 3 anni e 6 mesi

Questa la sentenza pronunciata ieri dal Tribunale di Foggia. Imputata una donna di 41 anni, accusata di maltrattamenti, atti persecutori e lesioni personali. Soddisfatti i difensori delle parti offese, gli avvocati Guido e Roberto de Rossi

Immagine di repertorio

Condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione, con interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, al risarcimento del danno, oltre al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere.

Questa la sentenza pronunciata ieri dal Tribunale di Foggia in composizione monocratica, nella persona del dott. Giuseppe Ronzino, al termine di un’articolata istruttoria dibattimentale nel corso della quale sono stati ascoltati numerosi testimoni. Imputata una donna di 41 anni, accusata di maltrattamenti, atti persecutori e lesioni personali aggravate ai danni dell’ex marito e dell’ex suocera.

La singolare vicenda origina dalle diverse denunce sporte dal coniuge, difeso dall’avv. Guido de Rossi, e dalla madre di quest’ultimo, difesa dall’avv. Roberto de Rossi, in ordine alle varie condotte criminose poste in essere dalla donna, dal febbraio 2018 al giugno 2019.

Secondo l’ipotesi d’accusa, che ha trovato pieno riscontro nella pesante ed esemplare condanna inflitta oggi dal Tribunale penale di Foggia, quando l’uomo ha comunicato alla moglie la volontà di separarsi per una serie di incomprensioni e, soprattutto, per i disturbi alimentari e dell’adattamento da cui era affetta la donna, quest’ultima ha ripetutamente aggredito il marito sia verbalmente che fisicamente, minacciandolo espressamente che lo avrebbe ammazzato, anche alla presenza dei due figli minori.

Tali comportamenti hanno indotto l’uomo a trasferirsi presso la residenza della madre, indispettendo ulteriormente l’imputata, che ha intensificato le proprie condotte persecutorie e violente. In un’occasione, poi, la donna ha addirittura aggredito l’ex suocera, facendole sbattere violentemente la testa contro una parete e procurandole un trauma cranico. Su richiesta del difensore della donna, l’avv. Antonio Capone, il Giudice ha nominato un perito, al fine di valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputata all’epoca dei fatti e la sua capacità di stare in giudizio.

Il medico psichiatra, escusso all’udienza dello scorso 4 marzo, ha confermato la piena capacità di intendere e di volere della donna all’epoca dei fatti e la sua capacità di stare in giudizio. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale è stato escusso anche uno dei figli dell’imputata, il quale ha descritto con dovizia di particolari il clima di terrore che ha vissuto in famiglia durante il periodo in contestazione, raccontando diversi episodi di aggressione fisica posti in essere dalla madre nei confronti del padre e, in un’occasione, ai danni della nonna paterna.

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Particolarmente soddisfatto l’avv. Guido de Rossi, difensore dell’ex marito dell’imputata: “La condanna e l’entità della pena inflitta riflettono adeguatamente la gravità dei fatti. Non c’era e non c’è nel mio assistito alcun sentimento di vendetta, ma un legittimo anelito di giustizia anche e soprattutto nell’interesse dei figli”. Sulla stessa linea anche l’avv. Roberto de Rossi, difensore dell'ex suocera: “Il teorema accusatorio ha trovato ampio riscontro nella condanna inflitta all’imputata, addirittura superiore alle richieste dell’organo d’accusa. Sono soddisfatto della pronuncia giudiziale, poichè restituisce dignità ai nostri assistiti, vittime di un lungo calvario”.

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