Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca San Severo

Omicidio Lombardi: condannato a 14 anni e 8 mesi il figlio di un uomo morto in seguito ad un agguato

Omicidio Salvatore Lombardi: il 18enne, all'epoca dei fatti minorenne, l'8 aprile 2022 sparò e uccise il 29enne vicino a un bar, perché temeva che la vittima lo avrebbe ucciso una volta diventato maggiorenne

Quattordici anni e otto mesi di reclusione: è questa la condanna inflitta dal Gup di Bari a P.L., 18enne di San Severo, che un anno fa, l’8 aprile 2022 - nei pressi del Bar ‘H’ tra via Tommaso Forte e via Fortore a San Severo – ha ucciso il pregiudicato 29enne Salvatore Lombardi con cinque colpi di pistola calibro 7.65, al volto e alla nuca, perché, dichiarò in sede di interrogatorio di garanzia davanti al Pm presso il tribunale dei minorenni di Bari, temeva che sarebbe stato ucciso dalla vittima, dalla quale, però, non aveva mai ricevuto minacce di morte: Mi hanno riferito che non appena fossi diventato maggiorenne mi avrebbe ucciso”.

Aveva escluso l’ipotesi di un regolamento di conti; in sostanza, non avrebbe agito per vendicare la morte del padre, deceduto nel febbraio 2021 per le gravissime ferite riportate nel duplice tentato omicidio di via Mario Carli del 1° gennaio 2021. Non ci sarebbero stati riscontri, da parte degli inquirenti, circa il coinvolgimento di Salvatore Lombardi nell’agguato che costò la vita a Giacomo Perrone.

L’8 aprile 2022, il 29enne e il suo assassino si erano dati appuntamento nei pressi del bar ‘H’, tramite whatsapp. I due, dopo aver bevuto qualcosa, si erano allontanati dal locale insieme. Dopo pochi metri il 17enne aveva estratto la pistola e aperto il fuoco all'indirizzo del ventinovenne, colpendolo alla testa. In successione aveva esploso altri sei colpi d'arma da fuoco, quattro dei quali erano andati a segno. Dinamica che sarebbe stata confermata dai filmanti della videosorveglianza. 

La sera stessa dell'omicidio, il minorenne, fino ad allora incensurato, si era costituito; non prima però di aver riferito del delitto ad un parente. Nel rimarcare questi elementi, il suo legale, l’avv. Ettore Censano, aveva chiesto il collocamento del ragazzo in una comunità dei minori.

Tuttavia, a P.L., è stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione, non solo per via di un post pubblicato su Facebook, peraltro due volte a distanza di pochi mesi, in cui il reo confesso dell’omicidio, parlando del padre defunto, scriveva testualmente “...li sei al sicuro..loro no, non lo saranno mai!”, ma anche per il contenuto di alcune esternazioni fatte in carcere.

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