Picchiato durante una rapina, muore dopo 70 giorni di agonia: condannati gli assassini "malvagi e senza pietà"

La motivazione della corte: “I ricorsi, ai limiti della inammissibilità, devono essere rigettati poiché infondati”. Confermata la sentenza della Corte d'Appello di Bari: 30 anni di reclusione ciascuno per i reati di omicidio e rapina

Giuseppe Giuffreda

Rigettato il ricorso: Dan Ionut Dragus e Cristi Iulian Alistar condannati per aver ucciso, all’esito di una rapina, l’86enne Giuseppe Ciuffreda, ritrovato in fin di vita nella sua abitazione di Carpino, sul Gargano.

E’ quanto stabilito la Corte di Cassazione che ha rigettato i ricorsi presentati dai legali dei due imputati rispetto alla sentenza della Corte d’Appello di Bari che - confermando la sentenza di primo grado del gup Tribunale di Foggia - aveva condannato i due uomini a 30 anni di reclusione ciascuno, per i reati di omicidio e rapina. “I ricorsi, ai limiti della inammissibilità, devono essere rigettati poiché infondati”, si legge nelle motivazioni della sentenza.

Il fatto, lo ricordiamo, risale al 28 febbraio 2016. Quella domenica mattina la figlia del Ciuffreda, dopo aver rinvenuto il corpo esanime del padre all’interno della sua abitazione di Carpino, aveva richiesto l’intervento dei Carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano. I militari, giunti sul posto, avevano constatato la rottura del vetro destro della porta d’ingresso e, una volta all’interno dell’appartamento, avevano rinvenuto, nella camera da letto, l’86enne riverso a terra, in posizione supina, con mani e volto ricoperti di sangue ed evidenti segni di percosse sul volto.

Dall’appartamento risultava sottratto un libretto di deposito bancario. L’uomo fu poi trasferito in gravi condizioni presso l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo dal personale del 118, senza che riuscisse a riferire alcunché su quanto occorsogli a causa dello shock conseguente alla violenta aggressione subita. Lo stesso non si sarebbe più ripreso dai traumi. Morì il 10 maggio.

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Secondo gli inquirenti, Ciuffreda fu aggredito da tre uomini (i due imputati e un altro soggetto ancora ricercato). Nell’analizzare il caso, i giudici della Corte territoriale avevano evidenziato “l'inaudita efferatezza del crimine, l'indole malvagia dimostrata, la mancanza di pietà umana, la capacità organizzativa criminale, la scelta di una vittima indifesa, il tentativo di distruggere le prove a carico e la mancanza di qualsiasi segno di resipiscenza. Insindacabile in questa sede - si legge poco oltre - è il diniego di riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche”.

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