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Giovedì, 7 Luglio 2022
Cronaca San Severo

Femminicidio Perillo: D'Angelo condannato a 23 anni e otto mesi

Quest’oggi, dopo 4 ore di camera di consiglio, il Collegio presieduto da Mario Talani, ha riconosciuto il 37enne di San Severo colpevole del reato di omicidio volontario. Riconosciuta la semi-infermità mentale

Francesco D’Angelo condannato a 23 anni e 8 mesi anni di reclusione (tre di Rems, ovvero residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza) per il femminicidio dell’ex fidanzata Roberta Perillo, avvenuto nel luglio 2019, a San Severo. E’ quanto stabilito quest’oggi, dalla Corte d’Assise di Foggia, all’esito del processo di primo grado, il cui dibattimento è iniziato nel settembre 2020.

D’Angelo, reo-confesso e attualmente detenuto, non è mai comparso in aula, né in presenza né da remoto, ad accezione della prima udienza in cui rese alcune dichiarazioni. Quest’oggi, dopo 4 ore di camera di consiglio, il Collegio presieduto da Mario Talani, ha riconosciuto il 37enne di San Severo colpevole del reato di omicidio volontario; riconosciuta la semi-infermità mentale (fattispecie, quest’ultima, respinta dai legali di parte civile in fase di discussione). Alla lettura del dispositivo, erano presenti i genitori di Roberta e i parenti più stretti. 

Nel corso del dibattimento, sono state ascoltate circa 40 persone, tra testi e consulenti. Al termine della sua requisitoria, la pm Rosa Pensa aveva invocato una pena pari a 21 anni di reclusione, riconoscendo all’imputato il vizio parziale di mente ma ritenendo quest’ultimo non meritevole della concessione delle attenuanti generiche, sia alla luce “della straziante dinamica della morte della povera Roberta”, strangolata e poi annegata nella vasca da bagno, sia per il “continuo tentativo di screditare la vittima in fase di confessione, che stride con l’idea di un pentimento reale ed effettivo” (leggi qui).

Gran parte del procedimento, lo ricordiamo, si è basato sulla stima della capacità di intendere e volere dell’uomo al momento del fatto. Sul punto, infatti, si sono espressi diversi periti, giungendo a risultati a volte opposti: per il professore Alessandro Meluzzi, noto psicologo e criminologo, nominato consulente dei familiari di Roberta Perillo, D’Angelo era capace di intendere e volere. Di diverso avviso, invece, il dottor Angelo Righetti, consulente tecnico della difesa che ha concluso per la totale incapacità di intendere e di volere dell’uomo al momento del fatto. Nel mezzo - parziale vizio di mente -, la relazione del consulente della procura, prof. Roberto Catanesi, tesi sposata anche dalla Corte.

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