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Lunedì, 8 Agosto 2022

Panunzio, l'imprenditore ucciso dalla mafia. 29 anni dopo il figlio arriva con l'auto nella quale il padre fu assassinato: "Qui gli ultimi istanti di vita”

Alla cerimonia erano presenti il prefetto Carmine Esposito e il commissario prefettizio Marilisa Magno, insieme ai vertici delle forze dell’ordine cittadine. Un anniversario, questo, segnato dall’amarezza per la mancata ammissione dell’associazione ‘Panunzio’ come parte civile nel processo Decima Bis

Foggia ricorda l’imprenditore edile Giovanni Panunzio, assassinato per mano della mafia foggiana per essersi ribellato al racket e per aver denunciato i suoi estorsori. 

Parcheggiata a pochi metri dal luogo della cerimonia, c’era la Y10 nella quale il costruttore foggiano trovò la morte: “Il figlio Michele l’ha custodita per tutti questi anni, per lui significa molto: è il luogo in cui il padre ha vissuto gli ultimi istanti della sua vita”, spiega Giovanna Belluna, nuora dell’imprenditore assassinato e donna in prima linea contro la mafia.

Alla cerimonia di commemorazione, oltre ai familiari di Panunzio, erano presenti il prefetto Carmine Esposito e il commissario prefettizio Marilisa Magno, insieme ai vertici delle forze dell’ordine cittadine. Un anniversario, questo, segnato dall’amarezza per la mancata ammissione dell’associazione ‘Panunzio’ come parte civile nel processo alla mafia foggiana Decima Bis: “Siamo forti, cercheremo di superare anche questo piccolo ostacolo. Spero sia stato un errore da parte di chi si è espresso in questo modo”, conclude Belluna.

L'associazione, intanto, ha annunciato di ricorrere a tutti gli strumenti giudiziari utili, al fine di porre rimedio a quello che definiscono "un clamoroso errore". L'omicidio Panunzio avvenne alle 22.40 del 6 novembre del 1992: il costruttore stava tornando a casa dopo aver partecipato ad una seduta-capitale del Consiglio comunale di Foggia. All'ordine del giorno vi era la discussione sul piano regolatore urbano.

Panunzio stava percorrendo via Napoli quando un sicario (identificato successivamente in Donato Delli Carri) lo uccise con quattro colpi di pistola. Testimone dell'omicidio fu Mario Nero, 29enne di Orta Nova, che per una pura casualità,si trovò sulla stessa strada dell’assassino. Lo vide in faccia e, dopo una notte di tormenti, decise di andare in questura per testimoniare l’accaduto.

Fu il primo testimone di giustizia del Foggiano (il secondo in Italia). Fece la cosa giusta. Ma da allora, per lui fu l’inizio di un calvario: rinnegato e ghettizzato dalla società, persino dalle persone a lui più care; abbandonato, ad intermittenza, da quello Stato che doveva proteggerlo e non farlo sentire solo (il programma di protezione fu ripristinato dopo anni di battaglie legali). Mario Nero è morto a gennaio di quest'anno.

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