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La 'speciale clientela' di Vito Matera

La 'speciale clientela' di Vito Matera

Luci accese e 'pupazzi' come clienti: "I tavoli vuoti sono tristi". L'originale protesta del bar ad Ordona: "Vogliamo solo tornare a lavorare"

Il titolare Vito Matera: "E' un modo per calmierare la rabbia, trovare un motivo per stringere i denti e andare avanti. La nostra è la categoria più danneggiata. Non è giusto scaricare su di noi le responsabilità dei contagi"

Le luci sono accese; i tavoli sono allestiti come se fosse sempre l'ora del té o di un conviviale caffè tra vecchi amici. Ma a prendervi posto è una clientela del tutto speciale, che non rientra nelle strette maglie di ordinanze e Dpcm.

Sono coloratissimi pupazzi, che con ironia ricordano il piacevole via-vai di clienti e il chiacchiericcio che fino a pochi mesi fa animava bar, pasticcerie e altri locali della ristorazione. E' questa l'originale (e del tutto legale) forma di protesta adottata dal 35enne Vito Matera, titolare dell'omonimo bar pasticceria in viale Stazione, ad Ordona. Papà di una bimba, Vito si è lasciato ispirare dall'innocenza dei giochi di sua figlia per portare un piccolo arcobaleno in questo lungo momento buio per il settore. "Questa situazione sta andando avanti davvero da troppo tempo", spiega a FoggiaToday

"In questo momento particolare la salute rimane certamente prioritaria, per noi, per i nostri dipendenti e per i nostri clienti. Riteniamo illegittimo e anticostituzionale, però, non avere la libertà di lavorare come qualsiasi altra azienda, ribadendo sempre il rispetto delle direttive e protocolli anti contagio", spiega Matera. "La nostra, quella della ristorazione in generale, è una delle categorie più danneggiate. Non è giusto scaricare interamente su di noi le responsabilità dei contagi".

"È quasi un anno che si lavora a singhiozzo". A pesare, oltre alle difficoltà economiche, è anche il pensiero dei lavoratori lasciati a casa: "Un doppio peso sulle nostre coscienze". A baristi, pasticceri e ristoratori viene chiesto ora un ulteriore sacrificio, "dopo che abbiamo speso migliaia di euro per adeguamenti anti-covid, protocolli di sicurezza, aggiornamento del DVR, dispositivi di protezione, guanti, mascherine, gel igienizzati, disinfettanti, menù plastificati, QR code".

"Ancora, dopo che abbiamo ridotto la capienza del locale (rispettando e misurando la distanza tra i tavoli) e che abbiamo chiuso quando ci hanno detto di chiudere e abbiamo aperto quando ci hanno detto di aprire". La pazienza è agli sgoccioli, ed è del tutto comprensibile. La rabbia esplode ogni giorno in un comune diverso.

Vito gioca una carta diversa, quella della gentilezza: "Chiediamo semplicemente il diritto al lavoro per noi, per i nostri dipendenti e le loro famiglie e per tutti quelli che lavorano nello stesso settore, ed hanno sempre rispettato le direttive ministeriali e continuano a farlo. Per questo le luci del nostro locale non si spengono", rilancia. "La nostra insegna resterá accesa, i tavoli saranno disposti nel rispetto delle norme anti covid ma non sarà possibile accomodarsi".

La sua 'clientela speciale', però, animerà la sala vuota per tutto il periodo in cui la Puglia resterà in 'zona arancione': "E' un modo per calmierare la rabbia, trovare un motivo per stringere i denti e andare avanti verso tempi, si spera, migliori", conclude Vito. "Non ci arrendiamo e continuiamo ad andare avanti col sorriso (nascosto sotto alle mascherine ma sempre presente)".

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