Le verità nascoste di D’Ecclesia: ecco cosa accade nelle circoscrizioni

Intervista al consigliere Nicola Maria D'Ecclesia: "Impedire che il "carrozzone" delle circoscrizioni possa continuare ad esistere"

Il consigliere della terza circoscrizione di Foggia, Nicola Maria D’Ecclesia, in merito alla proposta avanzata dal presidente del Consiglio comunale, Raffaele Piemontese, di ridurre del 70% il costo delle commissioni consiliari e del 90% quello dei consigli circoscrizionali, prova a far luce sui permessi di lavoro di cui beneficiano i consiglieri, sulle "anomalie" riscontrate nelle sedute delle commissioni e sul "bluff" delle presenze.

D’Ecclesia ci va giù duro quando ricorda che “in questo mandato, una ex presidente di commissione fu sfiduciata non appena volle fare la fiscale sulle sugli orari” e che “la commissione è costata finora al contribuente la bellezza di 60mila euro soltanto di permessi lavorativi, producendo in 3 anni quattro iniziative. Negli ultimi due, nonostante 200 sedute di commissione e centinaia di permessi lavorativi per complessive 1500 ore di rimborsi ai datori di lavoro, sono riusciti a produrre soltanto un’iniziativa”.

Inoltre, per il consigliere della terza circoscrizione, “la proposta di Piemontese dimostra che anche a Palazzo di Città si conoscono bene certe anomalie che accadono nelle commissioni circoscrizionali e comunali. Bisogna chiedersi allora come mai chi è ai vertici dell’amministrazione (di destra o sinistra) non abbia già da tempo addietro cercato di correggere  tali anomalie inserendo procedure di controllo efficaci?  Non lo hanno mai fatto per il quieto vivere o per timore di perdere la poltrona?”

Sig. D’Ecclesia, sui permessi di lavoro che usufruiscono i consiglieri di circoscrizione, ha letto le dichiarazioni del collega Poliseno in merito alla proposta di Piemontese?

Certo, leggendo con attenzione le dichiarazioni dlel mio collega, che come me non usufruisce di permessi di lavoro e in merito alla proposta del presidente del Consiglio comunale Raffaele Piemontese di abolire le sedute delle commissioni circoscrizionali e di ridurre i tempi di quelle comunali, ritengo opportuno dire la mia. Ovviamente esprimerò il mio punto di vista, frutto della mia esperienza personale.

Lei ha mai usufruito dei permessi di lavoro?

Ritengo opportuno ricordare che sono consigliere di circoscrizione da due mandati. La prima volta fu in 5^ Circoscrizione, adesso in 3^, nella quale è stata accorpata la 5^. Nello scorso mandato ho ricoperto il ruolo di presidente della Commissione Politiche Sociali. Ero e sono lavoratore dipendente per un’industria di San Salvo, a 110 km a nord di Foggia.  Il mio datore di lavoro non ha mai riconosciuto la mia carica pubblica (ho una causa in corso).  Per far fronte a questa problematica fui costretto a fissare tutte le date di commissione (8-10 al mese) nei miei giorni di riposo infrasettimanali. Quando non bastava, prendevo giornate di permesso come carica pubblica, che divenivano per l’azienda permesso non retribuito. Alla fine della fiera, sommando i soldi dei gettoni di presenza e sottraendo le spese per il gasolio e i soldi persi per permessi non retribuiti, sono stato l’unica carica pubblica a Foggia a rimetterci economicamente.

Ci dica, cosa fa un consigliere di circoscrizione?

Posso risponderLe dicendo che nonostante questi ostacoli ho realizzato vari progetti (Nonni Vigili, prima volta a Foggia) ed iniziative (2 sulla Shoa, 6 corsi di decoupage / cartapesta / pittura  in circoscrizione con ricavato devoluto in beneficenza. Poi ancora iniziative con l’Aido, un corso di Yoga per anziani  etc etc).  A fine mandato arrivai a fare da solo quasi lo stesso numero di iniziative che fecero gli altri 14 componenti del consiglio messi assieme, molti dei quali usufruivano ogni mese di ben 10 giorni di permessi lavoro. Sulla volontà personale di impegnarsi e la passione che ci si mette però, dico al caro collega Poliseno, nessuno può ergersi ad esempio, nemmeno il sottoscritto che è costato un’inerzia alla collettività e ha prodotto troppo.

Ha ragione Piemontese quando parla di sprechi?

Certo, ma quello che conta è capire se i soldi spesi dalla collettività per le commissioni circoscrizionali siano utili o meno, o si rivelino addirittura uno spreco. Semmai ci fossero sprechi, questi vanno tolti evitando di fare una classificazione degli stessi. Come presidente della Commissione nello scorso mandato sono riuscito nell’impresa di non bluffare mai sulle mie presenze e mai sulle presenze degli altri membri della commissione, nonostante ci fossero pressioni interne ed esterne finalizzate a farmi essere più ”elastico”.  

Ma quindi si bluffa sulle presenze?

Personalmente, è dall’8 marzo del 2011 che non mi metto la presenza nelle sedute di commissione. Sugli orari già lo si faceva. Fu in quella data che scoprii che si bluffava sulle presenze. In certi casi, se non vuoi essere complice, sono due le cose che puoi fare: o denunci tutto oppure te ne resti fuori. Ho preferito a malincuore la seconda strada, non per omertà, ma perché ho pensato che mi sarei trovato contro un intero sistema che non funziona.

Si spieghi meglio.

Mi sarei trovato non solo contro gli altri membri della mia commissione, ma contro tutto l’ambiente politico ed amministrativo, che però fa finta di non vedere o sapere.  Il problema è che non è accettabile oggi giorno che i controllori possano essere colleghi dei controllati. Sarebbe compito e dovere delle istituzioni creare i presupposti, affinché, semmai ci fosse un consigliere che bluffa sulle sue presenze, possa essere subito scoperto o che addirittura gli possa essere impedito di farlo. Purtroppo siamo in una città dove essere nella legalità fa presupporre di essere nella moralità. Che garanzie hanno i contribuenti che si facciano sedute di commissioni secondo regolamento, cioè con un numero minimo di presenti uguale ai 3/5 dei consiglieri e che durino perfino 5 ore come è riportato nei verbali? Nessuno, se si eccettua la buona fede di ciascun consigliere. Ma se bastasse nella nostra società  la buona fede, come mai i dipendenti comunali, (io stesso dove lavoro) sono costretti a marcare un tesserino? Basterebbe la loro parola d’onore che si presentino puntuali al lavoro e che durante le ore lavorative non facciano altro (fare la spesa al mercato Rosati ad esempio).  Perfino il controllo tramite tesserino ha le sue inefficienze (Striscia la notizia).

C’è un regolamento da rispettare, ci sono degli orari?                                                                                                                                           

Da  due mandati a questa parte ho notato che quando ci si discute di regolamenti,  il partito di maggioranza nelle commissioni è quello dei dipendenti che prendono i permessi lavorativi, una maggioranza trasversale. In questo mandato una mia ex presidente di commissione fu sfiduciata non appena volle fare la fiscale sulle sugli orari. Ovviamente risultò che fu sfiduciata per scelta politica. Nel primo mandato c’era anche il gettone di presenza, quindi era perfino più difficile gestire le cose.        

Si rispetta il regolamento? Oppure c’è qualcuno che fa il furbo?                                                                                                                                                                                        

Da quando chiedo di non risultare presente nelle sedute della commissione, ho notato, leggendo i verbali protocollati, che moltissime sedute sono state aperte, prolungate per ore e chiuse da due soli consiglieri, quando invece andavano ritenute deserte per mancanza di numero legale (3/5). Così facendo hanno potuto permettersi di non andare a lavorare tutto il giorno.

Da un anno e mezzo quella commissione non ha un proprio presidente, cioè da quando l’ultimo presidente si dimise da consigliere. Da quando è subentrato un anno fa un nuovo consigliere, ho notato nei verbali che i presenti sono saliti a 3/5 per ogni commissione. Degno di merito è il terzo consigliere che risulta presente, poiché, pur essendo un libero professionista, si assenta dal suo studio professionale per 10 volte al mese e per 5 ore ogni volta.

Strano che nei consigli questo consigliere risulti invece quasi sempre assente. Come mai quella commissione continua a non avere il presidente? Se sono effettivamente presenti in 3 perché mai non ci mettono 5 minuti per eleggerlo? Come mai il presidente di Circoscrizione non ha sciolto  quella commissione per la presenza di gravi “irregolarità”? Fa finta di non sapere o non vuole intervenire per non rischiare di essere sfiduciato? Oppure perché è prassi comportarsi in questo modo all’interno delle commissioni?

La commissione di cui ha parlato quanto è costata alla collettività?

Dopo la qualità vediamo il prezzo. Questa commissione è costata finora al contribuente la bellezza di 60.000 euro soltanto di permessi lavorativi e ha prodotto in 3 anni quattro iniziative, una delle quali la feci io nei primissimi mesi che risultavo presente ed altre due la ex presidente sfiduciata due anni fa. Negli ultimi 2 anni, nonostante 200 sedute di commissione e centinaia di permessi lavorativi per complessive 1500 ore di rimborsi ai datori di lavoro, sono riusciti a produrre soltanto un’iniziativa.  La solita scusa della mancanza di fondi non regge. L’iniziativa che feci io fu sulla sicurezza dell’uso dei botti di fine anno, si tenne nelle scuole, collaborò con noi la Questura di Foggia e ci costò 50 euro, il costo di 3 targhe.

Ci spieghi il rapporto presenze di commissione e presenze di consiglio.

Premetto che il record man per la discordanza tra presenze di commissione e presenza di consiglio, è l’ex presidente di un’altra commissione. E’ stato assente per ben 13 consigli consecutivi (svoltisi in 15 mesi), senza giustificazione alcuna. Per regolamento ne basterebbero solo 3 per iniziare un iter finalizzato a sospenderlo dall’incarico. Prima del consiglio che doveva decidere sul suo possibile allontanamento, visto che non lo incontravo in Circoscrizione da oltre un anno e preoccupatomi del suo stato di salute, mi sono preso la briga di vedere se quantomeno nelle commissioni avesse collezionato qualche presenza. Con mio grande stupore notai che risultava presente 75 volte su 100 in un anno, con oltre 200 ore di presenza.

E questo come mai?

Scongiurati i motivi di salute, non restava che immaginare che non sapesse che i consigli fossero molto più importanti delle commissioni. Niente di tutto ciò, la sua assenza scaturiva da problemi di lavoro. In pratica, per pura casualità, ogni qualvolta c’era un consiglio, lui non poteva essere presente per motivi di lavoro. In commissione invece, problemi inerenti al lavoro ne aveva solo per il 25% delle volte. Gli è bastato presentare una giustificazione lavorativa per continuare ad adempiere al suo ruolo istituzionale.

Il matematico Jacob Bernoulli che ha postulato La Legge Dei Grandi Numeri riterrebbe tale difformità infinitamente poco probabile statisticamente. Io invece non posso avere alcun dubbio sul fatto che lui sia stato presente nelle commissioni da lui presiedute, visto che risulta dai verbali. Ininfluente è quindi il fatto che le presenze nei consigli le metta un impiegato comunale, nella fattispecie il segretario della circoscrizione, mentre le presenze nelle commissioni le certifichi il presidente di commissione, nel suo caso lui stesso.

Il caso però volle che proprio in quel consiglio nel quale si discuteva di lui, quel tal consigliere fu presente e che in tutti i successivi consigli è stato di nuovo sempre assente. Ovviamente io mi sono limitato a descrivere soltanto degli episodi dei quali la veridicità è facilmente dimostrabile e ho evitato di scrivere tutto ciò che so e vedo e che reputo “non regolamentare”.

Le circoscrizioni vanno eliminate?

Ha ragione il collega Poliseno, le commissioni sono propedeutiche al Consiglio. Servono per preparare quelle iniziative o quei progetti che devono essere discussi in Consiglio. Annullarle significherebbe inficiare gli stessi consigli. Resta da capire se i soldi spesi dai cittadini per avere aperte le circoscrizioni non tanto amministrativamente, quanto piuttosto politicamente servano oppure no. Il gioco regge la candela? Per l’esperienza personale direi sicuramente di NO.  Le circoscrizioni sono un peso, più che una risorsa. Questo per colpa non solo di noi consiglieri, ma anche dell’Amministrazione Centrale, che non ha mai creduto in noi. Non mi permetto di giudicare il singolo consigliere che si chiami Poliseno o d’Ecclesia o altri. Il mio giudizio è globale.

Quindi è d’accordo con Piemontese.

La proposta di Piemontese quindi la sosterrei e non perché faccia parte del suo stesso partito. Seppure da politico di sinistra sarei più propenso nel fare stringere la cinghia iniziando dal vertice, per poi arrivare alla base. Sarebbe quindi auspicabile che Raffaele Piemontese nella proposta aggiungesse come prima postilla il decurtamento del proprio onere, tanto per fare da esempio.

Cosa c’è che non va nella proposta di Piemontese?

Condivido però il giudizio negativo del collega Poliseno quando dice che i tempi di questa proposta sono infelici. Sotto elezioni è facile promettere di diminuire le spese della pubblica amministrazione. Può essere visto un modo per ottenere o recuperare voti. Non solo, questa proposta di Piemontese dimostra che anche a Palazzo di Città si conoscono bene certe anomalie che accadono nelle commissioni circoscrizionali e comunali. Bisogna chiedersi allora come mai chi è ai vertici dell’amministrazione (di destra o sinistra) non abbia già da tempo addietro cercato di correggere  tali anomalie nelle commissioni circoscrizionali e comunali inserendo procedure di controllo efficaci? Non lo hanno mai fatto per il quieto vivere o per timore di perdere la poltrona?

Qual è il suo auspicio?

Siccome dubito che questa proposta, una volta arrivata in Consiglio comunale avrà i numeri per trasformarsi in delibera, chiedo al compagno Piemontese di utilizzare il buon senso. Visto che manca un solo anno alla fine del mandato, di adoperarsi fin da subito per impedire che il “carrozzone” delle circoscrizioni possa continuare ad esistere anche nel prossimo mandato. Ovviamente cercando di non interrompere quelle  prerogative per le quali le circoscrizioni nacquero e che il collega Poliseno giustamente difende: avvicinare l’amministrazione ai cittadini.                                                                                         

Dopo tutto, cosa c’è realmente che non va nelle circoscrizioni?

Io abito nei pressi di Parco San Felice, ma la mia circoscrizione ha la sede al Cep, distante oltre 6 km e 20 minuti buoni di traffico, quando il Comune centrale ce l’ho a 1 km, e 10 minuti di passeggiata.                                    A che serve alla cittadinanza di Rione Biccari una circoscrizione così distante? Il fallimento delle circoscrizioni a Foggia (e non solo) è dovuto al fatto che queste entità e i consiglieri che ne fanno parte siano parte integrante del sistema politico centrale. I consiglieri sono molte volte dei referenti di consiglieri ed assessori comunali, confermandone ahimè i difetti.                                                                                                                                                                                                

Se non le circoscrizioni, cosa?

Caro compagno Piemontese, bisognerebbe secondo me invece stimolare  i cittadini a riunirsi in Consulte di Vicinato come stanno progettando di fare in Toscana e perfino i Comitati di Quartiere. Adoperarsi affinché questi cittadini possano incontrarsi in sedi pubbliche e non nelle sale di parrocchie o in case private ed offrire loro un minimo budget dal quale prendere i soldi necessari per propagandare le loro sedute e le loro iniziative. Le finalità di rappresentanza democratica ed il desiderio di avvicinare l’Amministrazione centrale ai cittadini rimarrebbero immutati ed i contribuenti risparmierebbero un bel po’ di soldini

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