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Domenica, 16 Gennaio 2022

No delle maestre alla chiusura delle materne comunali: “I bambini non sono pacchi"

La Cisl Fp raduna insegnanti e personale delle scuole dell'infanzia e dell'asilo nido comunali nell'auditorium della biblioteca provinciale di Foggia

“Come facciamo a lasciare andare questi bambini a cuor leggero? Noi non ce la sentiamo”. Sono le maestre a esprimere tutto il malessere della categoria che subisce, proprio come le famiglie e i bambini, il piano varato dalla commissione straordinaria che decreta la chiusura degli otto plessi della scuola comunale dell’infanzia e dell’asilo nido ‘Tommy Onofri’.

Non perderanno il posto da dipendente comunale, ma finiranno probabilmente in qualche ufficio, e loro non vogliono smettere di insegnare e non intendono portarsi sulla coscienza i percorsi avviati e lasciati a metà. “Ci viene chiesto di rimanere calme, tranquille, di lasciare andare i nostri bambini, ma in realtà noi ci sentiamo responsabili, siamo coscienti che stiamo tradendo quel patto educativo, quel patto di corresponsabilità che abbiamo sottoscritto, e abbiamo chiesto alle famiglie di firmare. Forse, non si tiene conto che, quando i bambini arrivano nelle nostre scuole, per loro si pensa ad un percorso formativo che ha un inizio e una fine. Per noi è impensabile lasciare un percorso formativo a metà”. Una delle insegnanti alza la voce in sala, per urlarlo: “Noi amiamo i nostri bambini. E vogliamo continuare a lavorare nella scuola”.

L’auditorium della biblioteca provinciale ‘La Magna Capitana’ è uno sfogatoio. Un sindacato, la Cisl Fp, che sta per Funzione Pubblica, ha riunito in assemblea il personale scolastico, compresi ausiliari e bidelli, delle scuole dell’infanzia e dell’asilo nido comunale, per poi elaborare un documento, una proposta, anche sulla scorta delle loro testimonianze.

Una delle più giovani insegnanti in sala ha 26 anni di servizio. “C’è grande dolore per questa decisione così drastica”, dice ai microfoni di FoggiaToday (nel video).

La Fp Cisl non la tocca piano. “Questo comunicato è pieno di falsità, stanno ingannando la città”, afferma Giovanni D’Alessandro, già segretario generale della Fp Cisl di Foggia, impugnando la stampa della nota inviata oggi dall’amministrazione comunale di Foggia in cui si parla di ragioni “tutte a vantaggio delle famiglie foggiane” e si sostiene, in buona sostanza, che la scuola statale o privata sia la scelta più conveniente.  

“Quello che la politica in tanti anni non ha fatto – ha tuonato D’Alessandro - lo sta facendo la commissione straordinaria. Queste sono scelte che attengono alla politica, una commissione straordinaria dovrebbe occuparsi di altro”.

Per di più, come ha rilevato l’attuale segretario generale Cisl Fp Marcello Perulli, “facendo passare il messaggio che le scuole statali abbiano tutte il tempo potenziato, la mensa, siano sempre aperte e che quindi, nell’ottica di posteggi, vadano a rispondere maggiormente alle esigenze delle famiglie, si dice una menzogna”. Ed evidenza come l’esigenza primaria della formazione e dell’educazione non sia neanche menzionata.

Non si arrenderanno. “Userei più il termine di demolizione”, ha detto Perulli in apertura dei lavori in merito al piano di razionalizzazione, “non ci vedo nulla di razionale”. Hanno avvertito la necessità di fare chiarezza e aprire uno squarcio di dibattito in una città dove, a detta del sindacalista, “sembra morto lo spirito critico”.

Contestano i numeri e le conclusioni. “I bambini vengono trattati un po’ come pacchi che possiamo mettere indistintamente in una scuola o nell’altra”. Il sindacalista va giù pesante sui dati delle iscrizioni all’origine dello smantellamento dell’intera rete educativa comunale. “Quei numeri sono il frutto di una strategia finalizzata alla demolizione del servizio – afferma Perulli - Sono scuole che hanno sempre funzionato benissimo, che offrivano dei servizi qualitativi dimostrabili, superiori a livello di standard rispetto ad altre scuole. È una realtà che ha sempre retto, nonostante la mancata programmazione e le mancate risorse”.

Il sindacato si è fatto una sua precisa opinione delle cause che hanno prodotto quei numeri, a sentire il segretario:  “Quando non si accettano le iscrizioni, quando non si offrono servizi, quando si invia un modulo e non si liquidano rimborsi diventa complicato, ma nonostante tutto oltre 300 famiglie hanno continuato a scegliere i servizi educativi comunali”. Uno degli esempi più lampanti, secondo Perulli, “è che le scuole statali aprono le iscrizioni a gennaio e le comunali a maggio”.

Pensano, peraltro, al Pnrr per potenziare i servizi invece di cassarli. L’Adiconsum ha raccolto le preoccupazioni di molte famiglie che si chiedevano cosa stesse accadendo. Giovanni d’Elia, il presidente, ha letto le determine dirigenziali e le proposte di deliberazione stilate dalla dirigente del Servizio Pubblica Istruzione, Silvana Salvemini: “Non c’è un’analisi sociale. Mette in risalto il fallimento di una politica di chi era chiamato a gestire il servizio e non lo ha fatto. Anche se il servizio costa, noi paghiamo le tasse”.

Parla anche una mamma della scuola comunale dell’infanzia Angela Fresu. Non intende strappare la figlia dal suo ambiente scolastico e alle sue maestre. “Non ci sto. Mia figlia ha due maestre impeccabili. I bambini non sono pacchi postali, possono avere dei traumi, a medio e lungo termine. Non è giusto. Io non lo accetto. Ha scelto l’Angela Fresu perché ci sono andata anche io 30 anni fa: io l’ho voluto quella scuola”.

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