Ecco perché il ‘Sacro Cuore’ chiude: le verità di don Fausto Parisi

A Foggia Today parla l'ex direttore del Liceo Sacro Cuore di via Napoli a Foggia: "Non c'è più un progetto pastorale serio"

Don Fausto Parisi

Le sue parole trasudano serenità, sollievo, pur se ammantate da un velo di malinconia per un progetto creato dal nulla, portato avanti con entusiasmo, ma che è prossimo al più triste degli epiloghi. Don Fausto Parisi, ex direttore del Liceo Classico Sacro Cuore, ci offre il suo pensiero a proposito della scuola da lui diretta fino al 2013, ormai destinata alla chiusura, al pari di altri due istituti religiosi come il Santa Maria Regina e il Figliolia. “Si tratta purtroppo di un fenomeno generalizzato. A posteriori dico che forse sarebbe stato meglio non intraprendere questo percorso, ma erano altri tempi, non c’era ancora la crisi, e c’era la possibilità di dar vita a un progetto simile”, ammette.

Parisi racconta a Foggia Today tutte le vicende riguardanti il Sacro Cuore: dal suo “esordio” come insegnante di filosofia, quando era ancora una scuola privata, fino al progetto di costituire una scuola paritaria, cioè abilitata a rilasciare titoli di studio aventi valore legale. Era il 2007, quando il “nuovo” liceo Classico nacque ufficialmente, non prima però di alcuni lavori di messa a punto. L’iter burocratico fu ripetuto anche per la costituzione della scuola media, per venire incontro ai giovanissimi seminaristi che erano costretti a frequentare una scuola esterna (la De Santis, ndr). Dal 2007, anno in cui gli studenti erano 35, il Liceo Classico Sacro Cuore riscosse un gran successo come testimonia la costante crescita delle iscrizioni che toccarono quota a 120 nel 2011. Il successo condusse Don Fausto a proporre la creazione anche di un Liceo Scientifico, progetto però osteggiato dal Seminario e dalle politiche di contrasto, che già “ci crearono difficoltà nell’uso della palestra o della mensa”.

L’avvento della crisi colpì anche la scuola, che forse avrebbe potuto trovare un’ancora di salvataggio se si fossero creati nuovi istituti paritari. Il calo degli iscritti, e le ingenti spese per la messa a punto dello stabile di via Napoli, aumentarono le difficoltà economiche che il Liceo Classico doveva fronteggiare. A queste si aggiunsero poi i problemi interni all’organigramma. Don Fausto infatti chiese di poter essere sostituito nel ruolo di preside, non riuscendo più a conciliarne gli impegni con quelli presso l’istituto di Teologia. Nel 2013 rassegnò le dimissioni, convinto che il suo posto sarebbe stato preso da un ex docente del Liceo Lanza, il quale però a metà agosto si tirò indietro.

Al suo posto arrivò Barbara Di Simio, attuale preside del Liceo prossimo alla chiusura, all’epoca semplice docente. Il nuovo Cda che comprendeva anche il marito e la sorella della Preside, propose un nuovo sistema più vicino all’impostazione statale, che ebbe come conseguenza un ulteriore calo delle iscrizioni. “La nostra scuola era pensata come un ospedale da campo, non una scuola d’élite. Noi accoglievamo ragazzi con profonde problematiche, che cercavamo di recuperare. Molti di loro si sono diplomati e successivamente laureati. E ora lavorano. Certo, ci sono anche i casi di ragazzi somari rimasti tali (sorride, ndr). Ma non si può accettare che in una classe ci siano 3 bocciati e 9 rimandati. Serviva un sistema diverso, dove ovviamente non si regalino le promozioni, ma si cerca di motivare i ragazzi con metodologie specifiche”, precisa Parisi.

Intanto c’era da affrontare la situazione debitoria con l’Inps. Situazione seria (“I debiti potevano essere rateizzati”, precisa) ma non ancora disperata. Il nuovo Cda, in aperto contrasto con Don Fausto, cercò di scaricare le responsabilità su di lui, sostenendo che la scuola Paritaria fondata nel 2007, in realtà fosse un ente parallelo al Liceo Sacro Cuore. Come motivazione, si addusse la presenza di un doppia partita Iva. “La partita Iva la creai ma solo per separare i conti del Seminario da quelli della scuola, e sui documenti c’era la mia firma ma con delega dell’allora Vescovo Tamburrino. Io non so a chi sia venuta in mente questa idea. Sostenere che avessi creato una scuola parallela, è assurdo. Così facendo, tutti i diplomi conferiti in questi sette anni ai nostri studenti, sarebbero falsi, così come falsi sarebbero i punteggi accumulati dai docenti. E’ stato un gesto folle, oltre che diffamante nei miei confronti”, accusa Don Fausto.

Come conseguenza, tre dipendenti sotto contratto furono allontanati. Licenziati di nome ma non di fatto, senza dunque la possibilità di ricevere l’indennità di disoccupazione in quanto risultavano ancora assunti “dalla scuola parallela di Don Fausto”, sostenne la nuova direzione per giustificarsi. Una tesi puntualmente sconfessata da due giudici presso i quali i dipendenti fecero ricorso. Uno di loro venne autorizzato a rientrare sul posto di lavoro. L’incubo per gli altri due è terminato solo lo scorso mese, dopo l’accordo con il nuovo vescovo Pelvi sottoscritto presso l’ispettorato del lavoro.

Ma nonostante le battaglie legali, per Don Fausto le responsabilità della chiusura del Liceo Sacro Cuore, non sono tutte dell’attuale preside. “Sicuramente hanno gestito male una situazione dal finale già scritto. Mi dispiace per come è andata a finire. Si poteva prendere coscienza della crisi irrisolvibile della scuola, senza giungere a un epilogo del genere, senza diffamare la mia persona. Ma la prossima chiusura di altri istituti religiosi come il Figliolia e Santa Maria Regina attestano problemi più seri che abbracciano la scuola cattolica. Non c’è più un progetto pastorale serio. Negli stessi seminari sono pochi i ragazzi che dopo le scuole secondarie passano al seminario maggiore. Anche negli Stati Uniti molte scuole cattoliche hanno chiuso i battenti”, precisa.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Una soluzione? “La crisi della scuola non si risolverà se non con una riforma seria. Serve un progetto diverso, magari togliendo valore legare al titolo di studi, e copiando il sistema americano, dove ogni istituto (High School, ndr) è collegato a una specifica università, dove si richiedono negli studenti determinate capacità e qualifiche. E poi bisogna cominciare a recuperare il valore formativo della scuola”. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus, ordinanza di Emiliano sulle scuole: da lunedì sospese le lezioni in presenza per le ultime tre classi

  • Covid, verso il nuovo Dpcm: coprifuoco tra le 22 e 23. Rischiano la chiusura parrucchieri, estetisti, cinema e teatro

  • 423 contagiati a Foggia, Landella firma l'ordinanza: vie e piazze della movida "chiuse" dopo le 21 nel fine settimana

  • "Che ore sono?", poi scatta la violenza: in cinque aggrediscono ragazzo in centro. "Togli la mascherina quando parli con noi"

  • In serata il nuovo Dpcm Conte: stretta sulla movida e ipotesi coprifuoco. A rischio sport dilettantisti, cinema e teatro

  • Coronavirus: sfondata quota 350 contagiati in un giorno in Puglia. I nuovi positivi in Capitanata sono 89

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
FoggiaToday è in caricamento