Monte Sant’Angelo: il Pro.Sa.R. preoccupato per la chiusura dell’ospedale

Il Commissario Territoriale teme per la salute dei cittadini e di quella dei circa 8mila. Alberto Pinto: "Il paese è difficilmente raggiungibile"

La segreteria provinciale del PRO.SA.R. (Professioni delle Sanitarie delle Strutture Riabilitative) interviene fermamente sulla chiusura dell’Ospedale di Monte S. Angelo, in quanto ritiene doveroso e previsto normativamente l’obbligo di garantire l’assistenza sanitaria ai cittadini.

"A un anno dall’annunciata chiusura del nosocomio ci chiediamo come non siano state rispettate le rassicurazioni dei politici locali e di alcune organizzazioni sindacali. Il reparto di geriatria è stato chiuso. Come farà la popolazione ad avere garantita l’assistenza sanitaria? Il paese è logisticamente difficilmente raggiungibile" dichiarano dal Pro.Sa.R.

L’Assessore Regionale alla Salute Tommaso Fiore perché non autorizza il direttore generale dell’ASL di FG “Castrignanò” a sospendere la chiusura degli ospedali di Monte S. Angelo, Torremaggiore e San Marco In Lamis, così come ha disposto con provvedimento del 19.04.2011, la sospensione temporanea della disattivazione dei Reparti di Ginecologia ed Ostetricia dell’Ospedale di Ostuni e del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) di quello di Ceglie Messapica, ‘fino all’emanazione, da parte della Giunta regionale, del regolamento di riordino della rete ospedaliera regionale per l’anno 2011”  tuona Alberto Pinto.

Presso lo struttura ospedaliera di Monte S. Angelo da dieci anni vi è anche il presidio della Fondazione “Centri di Riabilitazione P. Pio”, il quale sembra abbia già ricevuto il provvedimento di sfratto dei locali e che, quindi, a breve chiuderà ( ci sono 14 fisioterapisti in servizio presso il presidio coordinati dalla responsabile dott.ssa Giovanna Troiano).

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Alberto Pinto, Commissario Territoriale: “E’ necessario, quindi, non consentire più che le scelte, in tal senso, non seguano esclusivamente i reali bisogni della popolazione del territorio della nostra provincia, rispetto anche all’estensione del territorio ed all’ubicazione e non ad assurde logiche clientelari e politiche che producono solo contentini di poco conto, attivando servizi inutili e costosi alla comunità, solo per tappare la bocca e placare le manifestazioni di protesta, per poi lasciare al loro destino la delicata utenza a cui detti servizi sono rivolti”.

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