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Serrande abbassate al centro diurno per disabili. Sei famiglie senza stipendi e 15 ragazzi a casa. "Per noi come figli"

I lavoratori chiedono una programmazione per la riapertura. Gli utenti sono rimasti per mesi senza i servizi educativi e riabilitativi erogati dalla struttura fino al lockdown. Intanto il Consiglio comunale, con una sanatoria, ha rimediato al problema degli arretrati

 

Le serrande del centro diurno per disabili del Comune di Foggia in viale Candelaro sono abbassate da quasi un anno. La 'Cittadella della Solidarietà' è solo un ricordo impresso su un vecchio cartellone che elencava i numeri civici di 17 associazioni tra le cosiddette piastre di Borgo Croci, tanto invisibile agli occhi da non notare nemmeno le saracinesche chiuse. Non è così per chi ci ha lavorato, né per i ragazzi che ne hanno bisogno.

Il centro è chiuso dal 15 marzo 2020. Sei persone sono rimaste a casa: sono tre educatori, un assistente sociale e due operatori della cooperativa San Riccardo Pampuri che opera da più di 20 anni in città e fa capo al consorzio Opus.

Le mensilità arretrate risalgono a gennaio 2020. Da allora hanno rimediato solo la cassa integrazione dal 15 marzo al 7 luglio e uno stipendio di ottobre, quando sono stati spostati al centro Palmisano in attesa della riapertura del centro diurno. Si occupavano del servizio educativo e riabilitativo e seguivano 15 ragazzi.

"Lavoriamo qui da 11 anni - racconta il coordinatore del centro Massimo Buonpensiero - sono come figli per noi". Tutti con famiglia a carico, hanno bisogno di risposte soprattutto per il futuro: "Chiediamo una programmazione per la riapertura".

Le retribuzioni non sono state corrisposte perché il Comune non ha onorato le fatture e lo ha ammesso nel momento in cui ha inscritto, irritualmente, più di 110mila euro dovuti al consorzio di cooperative sociali Opus tra i debiti fuori bilancio non provenienti da sentenze. Il Consiglio comunale ha approvato l'accapo il 15 febbraio scorso (11 favorevoli, un contrario e un astenuto).

Il dirigente Carlo Dicesare ha spiegato che nel momento in cui si è insediato ai Servizi sociali non ha potuto liquidare le fatture perché - incredibilmente - non c'erano contratto e determina di autorizzazione alla spesa, nonostante ci fosse la copertura finanziaria riveniente dal Piano Sociale di Zona. Una lacuna costata a sei famiglie mesi e mesi senza stipendi.

Il sindaco Franco Landella, per la cronaca, ha chiesto al segretario generale di aprire una procedura di responsabilità in capo al dirigente dell'epoca (predecessore di Dicesare) che ha omesso di formalizzare la determina e ha costretto il Consiglio comunale ad adottare un atto in sanatoria e ha procurato disagi al consorzio.

Il dirigente non è più in servizio ma la delibera finirà sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti. La stessa identica cosa è avvenuta per l'assistenza domiciliare integrata.

Il Consiglio comunale ha limitato i danni perché se non avesse approvato gli accapi riconoscendo gli importi in ragione dell'utilità e dell'arricchimento per l'ente (in base all'articolo 194 del Testo unico degli enti locali) le cooperative avrebbero attivato i decreti ingiuntivi.

Ora non ci sono più scuse per liquidare le somme e consentire i pagamenti dei lavoratori.

Sul caso ha chiesto approfondimenti in commissione Servizi Sociali anche la consigliera comunale del Pd Annarita Palmieri, che ha preso a cuore il caso e vuole andare affondo sulle responsabilità.

Intanto, a marzo del 2020 è stata bandita la gara per l’affidamento del servizio socio educativo/assistenziale del centro diurno 'convertito' in centro sociale polivalente per diversamente abili del Comune di Foggia (art. 105 Regolamento Regionale n. 4/2007).

Il 30 settembre, con apposita determinazione dirigenziale, è diventata efficace l'aggiudicazione definitiva in favore del Consorzio di Cooperative sociali Aranea che ha presentato un'offerta economica di quasi 260mila euro più Iva e oneri per la sicurezza. Il Consorzio Opus è arrivato secondo, per meno di due punti. Ha rinunciato al ricorso. Il Comune di Foggia, però, non ha ancora affidato il servizio e il nuovo consorzio, non può assorbire le unità lavorative pur essendosi avvalse della clausola sociale prevista dal bando. La cooperativa San Riccardo Pampuri ha messi i lavoratori in aspettativa non retribuita dal 15 febbraio 2021, fino a quando non aprirà il centro diurno.

Ma non finisce qui, perché nel frattempo è saltato fuori un altro inconveniente di natura giuridica: la struttura sorge, infatti, su un terreno di proprietà del Comune di Foggia, Arca e Regione. Si sarebbe ripresentato, insomma, il problema dell'accatastamento. L'assessore regionale al Welfare Rosa Barone, che ne ha parlato anche con l'assessore comunale Raffaella Vacca, sta recuperando le carte per sbloccare la situazione e consentire la riapertura del Centro.

A pagare il prezzo più alto insieme ai lavoratori sono le famiglie e i ragazzi: "Hanno subito un danno psicologico - afferma Buonpensiero - stanno soffrendo, vogliono tornare qui".

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