Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Mario Nero, il "chicco di grano" che ha svelato l'esistenza della mafia a Foggia: una vita in pericolo per la verità

Mario Nero, di Orta Nova, è morto ieri 13 gennaio 2021 in una località ligure. Fu testimone di giustizia dell'omicidio dell'imprenditore edile Giovanni Panunzio avvenuto il 6 novembre 1992 a Foggia

Foggia, 6 novembre 1992. Giovanni Panunzio, imprenditore edile, percorre via Napoli a bordo della sua Y10. Saranno gli ultimi istanti della sua vita. I killer lo raggiungono e gli esplodono contro alcuni colpi di pistola. Panunzio viene colpito alle spalle, al polso sinistro e alla gola. Si accascia sul volante e muore. Si riveleranno inutili i tentativi di salvarlo e la corsa in ospedale. 

Mario Nero di Orta Nova, all'epoca dei fatti 28enne classe 1963, esperto di allevamento di cani corso e due volte campione italiano, quel giorno è nel capoluogo dauno per lavoro.

Assiste per caso alla fuga dell'assassino di Panunzio mentre passeggia con il suo cane. Torna a casa, pensa e ripensa a quelle immagini, in tv vede l'appello di uno dei figli della vittima. Non riesce a ternersi dentro quel segreto e di fronte alle lacrime dei familiari dell'imprenditore che si era ribellato ai suoi estosori, il giorno dopo si mette in macchina e si presenta in questura. 

Non lo immagina, non può immaginarlo, ma di lì a poco comincerà il suo calvario: fa di corsa le valigie, viene trasferito in una località segreta con la moglie e i due figli: da quel momento Mario Nero non esiste più.

Durante il suo esilio forzato, il servizio di protezione mostrerà le sue pecche, metterà in pericolo la sua e la vita dei suoi familiari. 

Intanto trascorrono le giornate in solitudine. In Puglia, grazie alla sua testimonianza, viene celebrato il processo, gli esecutori materiali e i mandanti dell’omicidio assicurati alla giustizia e condannati all’ergastolo dalla Corte di Assise di Appello di Bari nel 1999. 

Una data storica, la vittoria dello Stato sulla mafia foggiana, del coraggio sull'omertà.

Da ieri il testimone di giustizia che ha svelato l'esistenza della mafia in città, non è più tra noi. E' deceduto in un appartamento di una località segreta in Liguria.

La sua storia aveva ispirato il film 'Il Testimone' interpretato da Raul Bova. Con Gabriele Ferraresi era stato l'autore dell'omonimo libro. Soffriva di cuore, negli ultimi anni si era avvicinato alle idee del Movivento 5 Stelle e aveva partecipato a un paio di incontri organizzati dagli attivisti locali. E ad un convegno dell'associazione costituita in memoria di Giovanni Panunzio.

Il 23 maggio dello scorso anno, nella giornata della legalità, in una diretta Facebook condotta da Flora Baldi - presenti Antonella Laricchia, Rosa Barone, Paolo Lattanzio e Marco Pellegrini del Movimento 5 Stelle - aveva raccontato la sua esperienza da testimone di giustizia, l'odissea vissuta lontano dai parenti più stretti e dalla sua terra, dalla quale, insieme alla moglie e ai suoi due bambini, in una giornata di novembre di 28 anni prima, era dovuto andar via cambiando più volte località e ben quattro generalità, salvo poi riprendersi la sua vita e tornare, appena poteva ma senza farsi notare, nella sua terra d'origine.

"Quando andai a denunciare pensavo fosse una cosa tra normali cittadini. Dopo qualche giorno, l'allora capo della Mobile mi parlò di mafia. Ho pensato di tirarmi indietro ma qualcuno doveva pur rompere quel muro indistruttibile dell'omertà. A quei tempi pensavo di essere stato un esempio, ma purtroppo lo sono stato in negativo, perché dopo di me, a Foggia, c'è stato il deserto sul piano dei testimoni. Ci sono stati oltre 300 omicidi e zero testimoni, questo dovrebbe far riflettere tutti: perchè è successo questo?"

Mario Nero non aveva rimpianti: "Rifarei le stesse scelte perchè la mattina, quando mi faccio la barba, mi devo guardare allo specchio, devo poter guardare i miei figli dritti negli occhi".

In quella occasione aveva sottolineato come oggi sia molto più facile testimoniare rispetto ai primi anni Novanta: "Ero il secondo testimone d'Italia, le istituzioni non erano preparate all'arrivo dei testimoni di giustizia, stagione che ha coinciso con la strage di Falcone. Non erano preparati mentalmente, venivamo trattati come i collaboratori di giustizia. Una delle cose che mi spinse a denunciare furono le grida di quella donna sulla bara del marito caduto".

Una vita stravolta quella del testimone di giustizia, "per tanti anni non esisti più" dichiarò. Le sue affermazioni e la sua storia rimarranno impresse nella memoria di tutti. "La cosa che mi fa rabbia, ed è la vera sconfitta della società civile, è che a Foggia io non sono più potuto tornare, mentre i mafiosi che feci condannare continuano a girare per la città, liberi di distruggere tutto. Questa è la sconfitta dello Stato".

Tra le sue richieste, oltre alla certezza della pena, anche quella di almeno un'ora al mese di educazione alla legalità nelle scuole di ogni ordine e grado.

Sua la metafora del chicco di grano, "che se rimane nel sacco, sarà sempre e solo un chicco di grano, mentre se lo mettiamo a dimora nella terra, dopo alcuni mesi, produrrà una spiga" diceva. 

"In Puglia e a Foggia in particolare, il chicco di grano giace nel sacco, nessuno lo mette a dimora". 

A Mario Nero, di Massimiliano Nardella.

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