Le mani della criminalità sulla città: ecco la relazione che 'punisce' Metta e la Cerignola passiva di fronte alla mafia

Nelle 31 pagine della relazione prefettizia, i ‘perché’ dello sciglimento del Consiglio comunale di Cerignola. Tra le pieghe della lunga sequela di ‘omissis’, emerge in modo chiaro e netto la ‘fotografia’ della realtà ofantina

Cerignola da lontano

Non c’è la trasparenza della relazione antimafia relativa allo scioglimento del Comune di Manfredonia. Ma nelle 31 pagine della relazione prefettizia che motiva i ‘perché’ della fine del Consiglio comunale di Cerignola (e quindi il suo commissariamento per 18 mesi), e tra le pieghe della lunga sequela di ‘omissis’, emerge in modo chiaro e netto la ‘fotografia’ della realtà ofantina.

Il lavoro della commissione, che per 6 mesi ha scartabellato tutti gli atti del Comune, ha fatto emergere una “complessa rete di amicizie, frequentazioni e cointeressenze tra amministratori comunali, dipendenti dell’Ente e soggetti appartenenti o contigui a famiglie malavitose evidenziando come queste ultime abbiano beneficiato di favor nell’acquisizione di pubbliche commesse, negli affidamenti del patrimonio comunale o nell’esercizio di attività commerciali”, si legge nella relazione del Ministro dell’Interno al Presidente della Repubblica in premessa.

Comune sciolto per mafia: il comizio di Metta

Ancora, si tratteggiano i rapporti di forza presenti e le dinamiche che avrebbero condizionato la macchina amministrativa. “Cerignola al pari di altre aree della provincia di Foggia, risente della presenza di organizzazioni criminali di tipo mafioso” mette subito in chiaro il prefetto Raffaele Grassi. “Un’associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata alla commissione di un’indefinita serie di delitti (tra cui rapine, estorsioni, delitti contro la persona, delitti in materia di armi, nonché traffico di sostanza stupefacente)”. Affari che, le cronache giudiziarie, attribuiscono al braccio di ferro sul territorio dei clan Piarulli-Mastrangelo-Ferraro e Ditommaso.

La relazione prefettizia si sofferma in particolare sulla figura del sindaco, Franco Metta, ponendo in rilievo gli assidui rapporti che legano il primo cittadino ad esponenti di rilievo della locale criminalità. Viene al riguardo evidenziata la vicenda delle nozze di un pluripregiudicato, celebrate dal sindaco che ha anche partecipato al ricevimento nuziale (dove erano presenti numerosi esponenti della locale criminalità, alcuni dei quali condannati anche per reati associativi) pubblicando sui social network anche immagini dell'evento. E' inoltre emblematico l'episodio avvenuto durante un'operazione interforze per il contrasto all'abusivismo commerciale, nel corso della quale il primo cittadino interveniva in favore di alcuni pregiudicati, elementi di spicco della locale criminalità, gestori di postazioni abusive, chiedendo agli operatori di polizia presenti sul posto ed al dirigente del locale commissariato di soprassedere.

“Le risultanze dell'accesso ispettivo hanno evidenziato un'illegittima ed anomala commistione nella gestione degli affidamenti di lavori pubblici, con un'indebita ingerenza degli organi politici sull'operato della struttura amministrativa, in contrasto con il principio di separazione dei poteri di indirizzo e programmazione, propri degli organi politici, da quelli gestionali dell'apparato dirigente. L'organo ispettivo pone in rilievo che l'amministrazione comunale, per l'affidamento di servizi e lavori pubblici, ha fatto ripetutamente ricorso al modello dell'offerta unica, attraverso procedure caratterizzate da anomalie e irregolarità con aggiudicazioni in favore di imprese riconducibili alla criminalità organizzata. A questi rapporti personali, certamente poco commendevoli per chi ricopre una carica pubblica in un territorio quale quello di Cerignola, corrispondono anche scelte amministrative quanto meno discutibili”, si legge.

Il riferimento è alla gara di affidamento della gestione della villa comunale e dei relativi servizi di manutenzione, con annesso punto ristoro bar. Due le società a presentare la proposta economica; delle due, una avrebbe inspiegabilmente ritirato l’offerta, lasciando quindi campo libero alla rivale. Il 3 novembre 2017, per via della vicinanza della cooperativa aggiudicatrice con pregiudicati locali, venne adottata una interdittiva antimafia. “Vi sono elementi per ritenere che la normativa antimafia sia stata elusa attraverso il frazionamento del valore degli affidamenti”, stigmatizza il prefetto. La vicenda dell’interdittiva, si ricorderà, fece sbottare il sindaco Metta: “Basta rompere i coglioni, non siamo mafiosi” batteva i pugni il primo cittadino in un video diventato virale, nel quale condannava pubblicamente l’operato della Prefettura.

“Inoltre, il sindaco giustifica la ‘rivolta’ al codice antimafia con la conservazione dei posti di lavoro: difficile immaginare – riprende il Prefetto - che un signore del foro penale ignori le possibilità del codice degli appalti di affidare i servizi in via d’urgenza e ignori la clausola sociale nel passaggio dei contraenti. Si avverte più che altro la difficoltà del sindaco ad affrancarsi da certi rapporti”.

Tra i 13 punti passati in rassegna nel documento, emerge anche l’affidamento dei lavori di recupero edilizio e funzionale degli edifici comunali ‘Ex Stalloni’, annessi all’immobile ex caserva Nino Bixio, da adibire a struttura per anziani anche non autosufficienti, per un importo di 549.917,00 euro. “Ancora una volta una sola impresa partecipante alla gara, nonostante la consistenza del prezzo a base d’asta. Una ditta con sede legale fuori provincia che, nel momento in cui viene ad operare a Cerignola, recide il rapporto formale di lavoro con un soggetto conosciuto nell’ambiente cerignolano, in virtù dei rapporti di parentela e di conseguente frequentazione necessaria”. Nel mirino della commissione, anche l’appalto di lavori per l’ampliamento del cimitero e la vicenda relativa alla concessione e gestione dello stadio 'Monterisi'.

“La Commissione ha dettagliatamente riferito - si legge nella relazione - anche a proposito della concessionaria dello stadio, la ‘omissis’. La società appartiene alla famiglia ‘omissis’. Uno dei consiglieri di amministrazione, ‘omissis’, è un noto imprenditore di Cerignola, proprietario del marchio ‘omissis’, distributore di detersivi e prodotti per la casa (il riferimento è al gruppo Grieco, peraltro proprietario dell’Audace Cerignola, ndr), collegato alla figura di ‘omissis’, residente a Pieve Emanuele (MI), ritenuto elemento apicale del clan mafioso ‘omissis’”, titolare di una ditta di trasporti di Milano che vede l'azienda cerignolana tra i maggiori clienti. 

Altri affidamenti opachi vengono riportati nelle pagine della relazione, dove tra gli ‘omissis’ tornano più volte i riferimenti a soggetti coinvolti, direttamente o indirettamente, nel maxi processo ‘Cartagine’. “Risalta un atteggiamento di assoluta inerzia dell’Amministrazione comunale di Cerignola rispetto alla gestione di impianti destinati alla pubblica fruizione, affidati a soggetti contigui alla criminalità organizzata”, stigmatizza il prefetto. “Il segnale è devastante in una comunità caratterizzata da forte degrado sociale e culturale. Nel complesso, l'Amministrazione comunale appare in più occasioni testimone passiva, in altre protagonista delle vicende illustrate dalla Commissione. Non si registrano iniziative concrete per rimuovere le situazioni di infiltrazione malavitosa descritte, né si fa ricorso, con la dovuta efficienza, ai rimedi che pure offre la normativa antimafia".

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"Le situazioni descritte hanno indotto e consolidato vantaggi diretti di appartenenti alla consorteria mafiosa, in alcuni casi con una sorta di "privatizzazione" di beni pubblici, sottratti con il regime della concessione alla comunità e alla libera concorrenza, mediante procedure prive di trasparenza amministrativa, in cui l'evidenza pubblica, quando inevitabile, si è risolta nella presentazione di un'unica offerta, peraltro con irrisori miglioramenti rispetto alla base d'asta”, si legge ancora. “Queste circostanze, denotano la capacità del contesto delinquenziale di Cerignola di incidere sull'Amministrazione e di condizionare le decisioni degli organi comunali, e rendono plausibile l'esistenza di un condizionamento, tale da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi comunali, e da compromettere il buon andamento o l'imparzialità dell'Amministrazione, nonché il regolare funzionamento dei servizi”.

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