Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca Cerignola

Caduto nella morsa dell'usura, imprenditore denuncia e fa arrestare strozzino: applicati tassi di interesse del 180%

Le attività investigative sono state avviate nel maggio scorso, quando un imprenditore di Trani, operante nel settore calzaturiero, si è presentato presso gli uffici del predetto Reparto, denunciando di essere caduto nella morsa dell’usura

Il Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari, al termine di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Trani, ha tratto in arresto, nella flagranza del reato di usura aggravata e continuata, V.D.V., classe 1968, residente a Cerignola (FG).

Le attività investigative sono state avviate nel maggio scorso, quando un imprenditore di Trani, operante nel settore calzaturiero, si è presentato presso gli uffici del predetto Reparto, denunciando di essere caduto nella morsa dell’usura. In particolare, il citato imprenditore ha riferito agli investigatori del Gruppo Tutela Mercato Capitali - articolazione specializzata nell’accertamento e nella repressione del reato di usura - che nel 2015, versando in gravi difficoltà finanziarie, si era rivolto a un usuraio di Cerignola (FG) ottenendo il prestito di 50.000 euro. A causa della sfavorevole congiuntura economica, ulteriormente aggravata dall’emergenza epidemiologica da Covid 19, il debito dell’imprenditore è aumentato sensibilmente nel tempo, anche per effetto dell’applicazione di tassi di interesse usurari che hanno raggiunto il 180% su base annua.

Gli immediati approfondimenti investigativi delle Fiamme Gialle baresi - eseguiti, su delega dell’Autorità giudiziaria tranese, mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, videoriprese e pedinamenti - hanno consentito di verificare la fondatezza di quanto riferito dal denunciante e di documentare, in particolare, le insistenti richieste di denaro dell’usuraio, accompagnate da gravi ed esplicite minacce di violenza fisica rivolte alla sua vittima e ai suoi più stretti familiari. Nello specifico, sono state ricostruite le condizioni del “patto usuraio”, concepito e attuato in modo tale da precludere la possibilità di estinguere definitivamente il debito contratto. Attraverso il pagamento delle rate mensili, che hanno raggiunto l’ammontare di 26 mila euro, la vittima ha corrisposto i soli interessi usurari maturati, senza incidere sull’ammontare del finanziamento ricevuto che è, pertanto, restato inalterato nel tempo. Quando l’imprenditore ha richiesto di onorare definitivamente il proprio debito, l’usuraio - fingendo di assecondare tale esigenza - ha rinegoziato le condizioni del finanziamento, pretendendo, a saldo, la restituzione di una somma pari al doppio del prestito erogato, attraverso rate mensili dell’importo variabile dai 10 ai 16.000 euro.

Secondo le risultanze investigative raccolte, a fronte del prestito - dilazionato nel tempo - di circa 650.000 euro, l’imprenditore sarebbe stato costretto a restituire all’usurario oltre 1,6 milioni di euro, obbligandosi al pagamento di rate mensili fino al 2026.

Diversi sono stati gli incontri, attentamente monitorati dai finanzieri, tra l’usurario e la sua vittima, nel corso dei quali il primo ha preteso e ottenuto dazioni in contanti dell’importo di 35.000 euro. Proprio grazie al monitoraggio di uno di questi incontri, avvenuto nell’area di parcheggio di un distributore di carburanti ubicato nella periferia di Canosa di Puglia, i finanzieri hanno identificato e sottoposto a controllo V.D.V., classe 1968, risultato in possesso di 15.000 euro in contanti, occultati nei propri indumenti intimi, che aveva appena ricevuto dalla propria vittima a saldo della rata mensile. Nel corso della successiva perquisizione dell’abitazione dell’usuraio, ubicata a Cerignola, sono stati rinvenuti, all’interno di due casseforti, ulteriori 8.000 euro in contanti nonché documenti riferibili a ulteriori finanziamenti, in relazione ai quali sono in corso specifici approfondimenti investigativi. L’usuraio cerignolano è stato, quindi, tratto in arresto dalle Fiamme Gialle baresi nella flagranza del reato di usura aggravata e continuata e associato presso il carcere di Trani a disposizione della locale Procura della Repubblica, mentre la complessiva somma di euro 23.000 - profitto delle attività delittuose - è stata sottoposta a sequestro.

L’operazione di polizia giudiziaria - convenzionalmente denominata “Raddoppio” - costituisce una chiara dimostrazione della presenza del fenomeno usuraio anche nel territorio della provincia di Barletta-Andria-Trani, quale espressione di un “welfare criminale di prossimità”, ovvero di quel perverso sostegno finanziario agli imprenditori e professionisti in difficoltà o in crisi di liquidità. Infatti - come evidenziato nella Relazione annuale 2020 dell’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura - le piccole e medie imprese, i lavoratori autonomi e i liberi professionisti con partita IVA, proprio a causa della sospensione prima e del rallentamento poi delle loro attività determinati dall’emergenza, anche finanziaria, correlata all’epidemia da COVID-19, costituiscono il comparto economico che soffre maggiormente delle difficoltà in atto e, quindi, più esposto, tra l’altro, all’usura. L’efficace contrasto al fenomeno dell’usura è strettamente correlato alla collaborazione delle vittime di tale reato che possono avvalersi anche del supporto delle “fondazioni antiusura” presenti sul territorio. Queste ultime svolgono, difatti, importanti funzioni di supporto, finalizzate anche a favorire la denuncia di tali condotte illecite, di difesa delle vittime dell’usura nei relativi procedimenti penali nonché di sostegno finanziario.

Continua, pertanto, incessante l’azione di contrasto del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari - in sinergia anche con la Procura della Repubblica di Trani - all’odiosa pratica criminale dell’usura, commessa da soggetti che mirano ad ottenere ingenti guadagni, sfruttando lo stato di bisogno delle proprie vittime e non disdegnando il ricorso alla violenza e alle minacce. Ciò soprattutto nell’attuale emergenza epidemiologica da “COVID-19”, in cui diverse famiglie e imprese, in difficoltà finanziarie, sono facili “prede” della criminalità, anche organizzata, interessata a riciclare i proventi delle proprie attività illecite e a infiltrarsi nell’economia legale del territorio.

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