Arrestato il figlio del boss Moretti: catturato nel suo covo dopo sei mesi di latitanza

Pasquale Moretti è stato catturato e arrestato dagli agenti della Squadra Mobile nel suo nascondiglio, in località Sambuchello a San Marco in Lamis

Il covo del boss Moretti

In sei mesi aveva cambiato spesso covo e nascondiglio, sempre con il fiato sul collo della polizia. E in più di una occasione era riuscito a sfuggire, sempre per un pelo, alla cattura. Ma la ‘latitanza di fatto’ di Pasquale Moretti è terminata in una casa rurale in agro di San Marco in Lamis, in contrada Sambuchello. Un arresto che porta a conclusione l’importante operazione preventiva messa a segno la settimana scorsa e che ha portato all’arresto del padre di Pasquale, Rocco Moretti e di Vincenzo Antonio Pellegrino, ritenuti dagli inquirenti al vertice della batteria criminale ‘Moretti-Pellegrino-Lanza’ della ‘Società Foggiana’.

Pasquale Moretti è stato catturato nella tarda serata di ieri dagli agenti della Squadra Mobile di Foggia, del Servizio Centrale Operativo e della Direzione Centrale Anticrimine. L’uomo – 37enne foggiano – è stato condannato in via definitiva a 4 anni e 8 mesi di reclusione per ricettazione e violazione della sorveglianza speciale. In più, lo scorso 14 novembre, la Corte d’Appello di Bari ha emanato a suo carico anche la misura cautelare nell’ambito del processo ‘Cronos’ per il quale ad aprile 2014 era stato condannato in secondo grado a 9 mesi di reclusione per associazione a delinquere di tipo mafioso, insieme al padre Rocco e Vincenzo Antonio Pellegrino, rispettivamente 64 e 62 anni.

Si tratta di un provvedimento concesso dalla Corte d’Appello di Bari, su richiesta della questura di Foggia, per evitare che gli imputati - nelle more della decisione della Corte di Cassazione riguardo al procedimento ‘Cronos’ - potessero sottrarsi al provvedimento definitivo che, verosimilmente, verrà confermato dalla Suprema Corte.

IL VIDEO DEL BLITZ NEL COVO DI MORETTI

Dopo un lungo peregrinare, Pasquale Moretti è stato sorpreso in un casolare di campagna, confortevole e ben protetto da una doppia protezione in metallo, due cani corso a fare da guardia e una scarpata che corre di fianco all’ingresso principale come barriera di protezione naturale. E’ stato sorpreso in ciabatte, quelle stesse pantofole trovate lungo la strada sterrata che porta al villino e sulla quale il 37enne ha tentato, inutilmente, la fuga correndo a piedi nudi tra breccia e sterpaglie. Dopo alcune decine di metri, infatti, è stato bloccato e catturato dalla polizia.

Nel corso della perquisizione, sono stati trovati 820 euro in contanti, una dispensa ricca di generi alimentari (che ne attesta il recente spostamento in quel covo), una divisa della Guardia di Finanza munita di alamari, un cannocchiale e una ricetrasmittente. Per gli inquirenti, Il 37enne Moretti avrebbe retto il clan per conto del padre Rocco, detenuto ininterrottamente per 25 anni. Lo stesso, infatti, in un colloquio intercettato in carcere il 15 giugno del 2007 si rivolse al figlio dicendo: “A te teniamo, ormai il bastone è passato a te, hai capito a papà?”. E il mese successivo, a mo’ di consiglio, in piena guerra di mafia: “Tu devi essere furbo, devi uscire quando devi cacciare, devi essere cacciatore e non preda. Se sei presa sei fregato”.

Le indagini relative a tale provvedimento, sono partite il 1° agosto di quest’anno, giorno in cui Rocco Moretti è tornato in libertà (aveva trascorso in cella gli ultimi 25 anni, a causa di una condanna per un omicidio commesso sul finire degli anni Ottanta in provincia di Bari). Da allora, mediante una serie di servizi di pedinamenti e appostamenti, la polizia ha documentato una serie di incontri e contatti avvenuti tra i due, finalizzati - sostengono gli inquirenti - ad organizzare una possibile latitanza in vista dell’eventuale condanna definitiva. Sull’accaduto sono in corso ulteriori indagini volte ad individuare eventuali fiancheggiati e chiunque abbia aiutato Moretti in questi 6 mesi di latitanza.

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