La Cassazione conferma: "Non c'erano validi motivi per perquisire casa e studio di Bufano". Metta furibondo: "Volevano colpire me"

"L’obiettivo ero io", confessa Metta. "Mi dispiace che nel tentativo di colpire me sia stato inflitto questo dolore all’assessore Bufano il quale non era colpevole di nulla ed oggi non è stato assolto da nulla, siamo ancora in una fase  istruttoria”

Franco Metta
Non esistevano validi motivi per perquisire l’abitazione e lo studio di Tommaso Bufano, assessore ai Lavori Pubblici e Urbanistica del Comune di Cerignola. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione. Il 14 dicembre 2018, come si ricorderà, per ordine della dott.ssa Fini della Procura della Repubblica di Foggia, l’assessore Bufano subì una perquisizione domiciliare a seguito della quale fu sequestrato il computer che possedeva in casa.  

“Io non ho mai subito una perquisizione domiciliare ma ho assistito a centinaia di perquisizioni, per via della mia professione -  spiega il sindaco di Cerignola Franco Metta - E’ una cosa molto brutta. Gente che entra in casa tua, legittimamente con ordine del magistrato, mette le mani laddove tu hai la biancheria intima, apre cassetti nei quali custodisci ricordi personali, trova tua moglie, che casomai si è appena svegliata, in tenuta da notte,  in genere succede che i figli piangano, ci sia disorientamento… è una cosa brutta ma si può fare, è legittimo, lo prevede la Legge… si può fare. Ma la Costituzione della Repubblica Italiana, prima ancora del Codice di Procedura Penale perché parliamo di diritti individuali, richiede che per fare una cosa del genere occorrano validi motivi che vanno esposti affinché questo diritto si possa esercitare".

"Dopo la perquisizione domiciliare presso la casa e lo studio dell’arch. Bufano, Assessore ai Lavori Pubblici e Urbanistica del Comune di Cerignola,  io ho sempre sostenuto politicamente, ed il suo difensore legalmente, che non vi fossero validi motivi e per questo siamo arrivati in Cassazione. Il 13 marzo 2019 , la 6^ Sezione della Corte di Cassazione, su conforme richiesta del Procuratore Generale, colui che rappresenta l’accusa, ha sposato le tesi dell’avv. Paola Tortorella, difensore dell’arch. Tommaso Bufano, decidendo che non esistevano validi motivi per perquisire casa e studio dell’arch. Bufano. La Cassazione, a seguito di questa decisione, ha ordinato alla Procura della Repubblica di Foggia l’immediata  restituzione di quanto sequestrato. È stato inflitto un dolore senza ragione, è stata inflitta un mortificazione ingiusta, si è data occasione a tanti sciacalli di esercitare una strumentalizzazione politica. Ma questi, nonostante siano stati smentiti, non chiederanno mai scusa".

"L’obiettivo ero io", confessa Metta. "Mi dispiace che nel tentativo di colpire me sia stato inflitto questo dolore all’arch. Bufano il quale, il 14 dicembre 2018, non era colpevole di nulla ed oggi non è stato assolto da nulla, siamo ancora in una fase  istruttoria”. Continua il Sindaco Metta nella sua dichiarazione: “Io, che conosco bene l’avv. Tortorella, so già che il prossimo passo sarà quello di chiedere alla dott.ssa Fini, Procura della Repubblica di Foggia,  di interrogare Bufano, di contestargli le ragioni, se esistono, di questa perquisizione (la Cassazione ha detto di no) e, subito dopo, di chiedere l’archiviazione del procedimento. Questo è l’iter. Politicamente? Invito tutti alla massima serenità. Come vedete, il sistema giudiziario funziona ma non evita dolori ingiusti ed alla fine, quando sei innocente, ti dà ragione. Dal punta di vista politico seguo la vicenda e sarò pronto a trarre le opportune conclusioni rispetto a questa situazione. Intanto sono fermamente convinto che ogni difficoltà, ogni criticità può diventare una grande opportunità,si può tradurre in grande vantaggio purché tu abbia mani e coscienza pulita".

"Gli sciacalli escono da questa vicenda  bastonati, la posizione politica e processuale dell’arch. Bufano esce rinforzata,  noi dobbiamo mantenere calma e lucidità continuando a credere  nella giustizia e servire questa città come abbiamo fatto in questi anni a partire dal 2015. Sono felice per il ripristino di una verità che milita a favore di Tommaso Bufano - conclude il primo cittadino - ma non sono assolutamente convinto che il percorso sia finito, dobbiamo assolutamente continuare a lavorare servendo questa Città che sta rinascendo e che non deve essere fermata in questo percorso di rinascita”.

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