Mangiano salsiccia di cinghiale e finiscono in ospedale: in tre contraggono la trichinellosi

Le due salsicce stagionate di cinghiale confezionate sottovuoto e prodotte in casa, furono consumate durante il cenone di Capodanno

Immagine da internet

Grazie alla azione congiunta dei medici della UOS Reumatologia dell’ospedale ‘Casa Sollievo della Sofferenza’ di San Giovanni Rotondo, dei veterinari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata/Struttura di Microbiologia degli Alimenti, IZS PB-MA e dei servizi veterinari-Area B della Asl Foggia, si è arrivati al sospetto del 29 gennaio e, quindi, alla conferma del 5 febbraio, da parte dell’Istituto Superiore di Sanità (Laboratorio Europeo di Riferimento), che il caso clinico dei tre pazienti ricoverati appartenenti allo stesso nucleo familiare, con sintomi di dolori muscolari diffusi, febbre alta ed edema al volto, ed un quadro ematologico di spiccata eosinofilia, fosse riportabile proprio a trichinellosi.

Appena formulato il sospetto, è stata avviata una indagine epidemiologica per individuare la fonte di infezione, sicuramente un prodotto a base di carne non sottoposto a trattamento termico e ingerito almeno una settimana prima della comparsa della sintomatologia. Dopo un secondo caso clinico (9 febbraio), la sospetta richiesta di un privato che rivoltosi all’IZS per sapere come far controllare una salsiccia di cinghiale in suo possesso e la collaborazione dei pazienti si riuscì ad arrivare, finalmente, alla fonte e cioè a delle salsicce stagionate di cinghiale confezionate sottovuoto di produzione familiare.

Nei laboratori di MA dell’IZS questi campioni risulteranno essere contaminati con cariche elevate di larve di Trichinella spp. Successivamente, è emerso che le persone coinvolte nel focolaio appartenevano alle famiglie di due cacciatori che avevano abbattuto due cinghiali ricavandone, in modo casalingo, delle salsicce (con carne non congelata, macinata con aggiunta di sale, pepe, semi di finocchio e vino). Le salsicce erano state consumate da fine dicembre fino al primo sospetto diagnostico formulato a fine gennaio.

Le trichinelle sono piccoli vermi tondi di forma cilindrica, con le estremità affilate, della classe Nematoda, genere Trichinella. Gli adulti del parassita vivono nell’intestino tenue, mentre le forme larvali si localizzano a livello dei muscoli. La sintomatologia classica è primitivamente gastroenterica, quindi muscolare. Il periodo di incubazione varia da poche ore a 7-10 giorni. Nella nostra regione è presente, pressoché esclusivamente, la specie T. britovi. La malattia, che può avere gravità variabile fino ad essere mortale, è causata dalla ingestione di carni contaminate dalla presenza di larve del parassita. In particolare il rischio è legato al consumo di carni di cinghiali o suini domestici se allevati allo stato brado, il parassita inoltre può essere presente in altre specie selvatiche quali: volpi, orsi, roditori etc. Non si ha trasmissione da persona a persona.

L’ultimo focolaio di trichinellosi umana in provincia di Foggia risaliva al 1968, in agro di Mattinata e ascritto, in base alle indagini condotte anche con il contributo dell’IZS PB, ad un suino allevato allo stato brado. Per i cinghiali abbattuti e per i suini macellati a domicilio è obbligatoria la visita sanitaria e la prova di laboratorio per la ricerca di larve di Trichinella spp.

Si precisa che il servizio Veterinario Area B della ASL Foggia ha messo a disposizione, in modo continuativo, Dirigenti Medici Veterinari a cui rivolgersi per la visita ispettiva sanitaria ed il prelievo del campione (ca.100 g) per la ricerca delle larve di Trichinella spp. che viene eseguita presso i laboratori di MA dell’IZS. Si ricorda che il Reg. 853/2004/CE prevede che si possa praticare la caccia solo se nel gruppo ci sia almeno un soggetto formato. A tal proposito i Servizi Veterinari Area B della ASL FG in accordo con l’Assessorato Provinciale Caccia e Pesca di Foggia hanno svolto nel mese di ottobre 2015 un corso di aggiornamento. Si invitano pertanto i cacciatori a frequentare i prossimi corsi di formazione sanitaria obbligatoria.

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Ulteriori indagini sono in corso per individuare le altre persone esposte all’infezione che potrebbero aver contratto la malattia visto che due salsicce furono consumate, con altre 20 persone, nel corso del cenone di Capodanno. In ogni caso è bene sempre ricordare che le larve di Trichinella spp sono uccise solo dal calore e dal congelamento applicati in modo corretto, almeno 70°C a cuore del prodotto o congelamento per almeno un mese, mentre rimangono a lungo vitali nelle carni crude anche trasformate (salsicce, prosciutti, pancette ecc.).

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