A scacciare la “puzza” ci pensa la Bioecoagrim: l'azienda vuole chiudere d’estate

L’azienda di Lucera ha chiesto l’autorizzazione alla chiusura per il periodo estivo, ma l’amministratore precisa che “i responsabili di tale repentina e forzata decisione dovranno essere perseguiti come per legge”

L'interno della Bioecoagrim

La Bioecoagrim fa un passo indietro. L’azienda di compostaggio di contrada Ripatetta a Lucera, infatti, ha presentato istanza al prefetto di Foggia chiedendo l’autorizzazione alla chiusura per tutto il periodo estivo “onde evitare ulteriori azione di sciacallaggio mediatico e a tutela dell’immagine dell’azienda e dei lavoratori”.

Ma, specifica  l’amministratore, “si è chiesto nelle competenti sedi penali che i responsabili di tale repentina e forzata decisione dovranno essere perseguiti come per legge, laddove verrà riscontrata la legittimità delle attività dell’azienda e l’irresponsabilità di chi, da anni, invoca la chiusura della stessa, rea di essere stata autorizzata, dallo stesso comune di Lucera, all’attività di compostaggio, in un’area in cui possono insidiarsi attività industriali insalubri”

La decisione è stata presa “viste le ultime azioni vessatorie e denigratorie da parte del sindaco di Lucera che certamente per motivi personali disattende le direttive, come da intese del 1 agosto 2014 avvenute davanti al prefetto di Foggia e all’assessore regionale Nicastro.

La Bioecoagrim sottolinea come Antonio Tutolo non abbia ancora attivato le centraline atte ad individuare le reali fonti delle cosiddette “puzze nauseabonde” che invadono la Capitanata nel periodo estivo, “nonostante il primo cittadino con delega all’Ambiente a Palazzo Dogana, abbia ottenuto un finanziamento di 30mila euro dalla Provincia (disponibili dal 4 giugno) e nonostante a maggio scorso la PCA Technologies Spa avesse dato la propria disponibilità a mappare e monitorare le fonti odorigene nel territorio di Lucera”.

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L’amministratore della Bioecoagrim parla anche di una conferenza di servizio del 31 luglio 2014 in cui si sarebbe discusso della possibilità di ottenere le autorizzazioni alla costruzione dell’impianto in ambiente anaerobico (necessario per eliminare gli odori di produzione in loco all’azienda) e dove la Bioecoagrim avrebbe dato piena disponibilità ad installare nasi elettronici ai confini della sua azienda al fine di monitorare in tempo reale le emissioni odorigene: “Oggi, a distanza di un anno, nessun naso elettronico è stato installato, dando così adito a chiunque, paradossalmente, di colpevolizzare l’azienda per ogni “uzza” che si sente in Italia e nelle isole limitrofe”

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