Questa è la storia di Priscilla, “la cagnolina che ha rischiato di non essere adottata”

Il racconto di Terry Marangelli, presidente dell’associazione ‘Volontari Protezione Animali’. Priscilla è stata prelevata dal canile comunale di Foggia il 7 gennaio con l’ausilio del Corpo Forestale dello Stato

La Forestale al canile comunale

Terry Marangelli racconta la storia di Priscilla, “la cagnolina che ha rischiato di non essere adottata”. La presidentessa dell’associazione ‘Volontari Protezione Animali’ di Foggia commenta così l’accaduto: “Finalmente e con nostra somma soddisfazione dopo 27 lunghi giorni a suon di Pec e dinieghi reiterati, da parte della sig.ra Pagliara, presidente dell’associazione ‘A Largo Raggio’, gestore del canile comunale di Foggia,  ieri mattina 7 gennaio, investendo per ben due volte in pochi giorni la Procura di Foggia e grazie all’intervento del Corpo Forestale dello Stato, siamo riusciti a tirar fuori dal canile, una cagnolina che avrebbe potuto festeggiare il Natale con la sua nuova famiglia e che invece è dovuta rimanere illecitamente  al canile di Foggia fino ad oggi. Forse qualcuno resterà sgomento, eppure questa, che stiamo per raccontarvi è la storia di Priscilla, così l’abbiamo battezzata,  che ha rischiato di non essere adottata.

La storia di Priscilla tutta d’un fiato raccontata da Terry Marangelli | “Il 5 febbraio 2015, a seguito del sequestro di 12 cani, vengo nominata custode giudiziaria con successivo provvedimento a cedere questi animali ospitati presso il canile comunale di Foggia. Interviene, nel frattempo, il cambio di gestione della struttura comunale,  mentre siamo già attivi a cercar casa agli animali, riuscendo a sistemarne sette degli  adulti e due cuccioli, nati successivamente in canile da una delle cagne sequestrate. La modalità è sempre la stessa, ci rechiamo in canile, senza alcun preavviso, con un veterinario ASL e preleviamo senza particolari problemi l’animale scelto per l’adozione, comunicandone al Corpo Forestale dello Stato l’avvenuto trasferimento.

Verso fine novembre 2015, abbiamo richiesta per una dei cinque labrador che sono ancora in canile. Il 9 dicembre comunico con pec al gestore del canile che mi sarei recata venerdì 11 per il prelievo della cagna individuata, l’unica  del gruppo a mantello nero. La mattina dell’11, ricevo una pec a firma di Anna Laura Pagliara che mi invita a rinviare il tutto per domenica 13, intimandomi di provvedere anche al ritiro dei rimanenti cani nonché a preoccuparmi al pagamento di quanto dovuto, anche se, successivamente, la signora cambierà idea anche su questo.

Accompagnata dal referente Asl, sono comunque davanti al canile lo stesso giorno 11, con l’intenzione di ritirare l’animale, azione che ci viene impedita da un collaboratore presente nella struttura come da istruzioni della Pagliara. Malgrado la lunga telefonata con il veterinario, la Pagliara si dimostra irremovibile e determinata nel suo piano di non consegnare affatto il cane, né quella, né altri. La sua personalissima tesi è quella che, essendo intervenuto il cambio di gestione, io abbia perso automaticamente la potestà su quegli animali.

Sebbene la signora sia in palese violazione di legge penale (art. 650 c.p.) piuttosto che allertare le forze dell’ordine come avrei dovuto fare, d’intesa con il veterinario Asl, scelgo di fare istanza alla Procura chiedendo quale tipo di atteggiamento avrei dovuto assumere. Sfumata la possibilità di regalare alla cagna un bel Natale nella nuova famiglia, con grande rammarico non solo mio,  ma anche del veterinario ASL che ne relaziona in maniera durissima il comportamento della Pagliara, definendolo atteggiamento ”privatistico e incurante del benessere animale”.

Il 27 dicembre viene notificato, a me e alla Pagliara, il provvedimento della Procura che mi conferma tutto quanto stabilito in passato, definendo “irrilevante” l’intervenuto cambio di gestione ai fini della custodia giudiziaria.

Il 5 gennaio 2016 sono nuovamente davanti ai cancelli del canile per il ritiro della cagna, ma ancora me ne viene impedito il ritiro, a mezzo del  solito collaboratore, anche se, evidentemente meglio consigliata, una ventina di minuti dopo, mi arriva sul telefonino un messaggio della Pagliara che mi invita a ripresentarmi nel fine settimana o in subordine il giorno dopo, 6 gennaio, quando lei potrà essere presente, visto che sono gli unici giorni, i festivi,  in cui la si trova in canile, essendo lei un  impiegato pubblico.

Io però, decisa a procedere con una querela, sono già in Procura a colloquio con il PM, già informato giorni prima dell’atteggiamento della signora. Malgrado l’assurdo comportamento della Pagliara, sorda ai richiami giudiziari e, peggio ancora, poco interessata alla sorte dell’animale, d’intesa con la Procura e il Corpo Forestale dello Stato, ci accordiamo con la signora per un ennesimo tentativo di ritiro, che avviene finalmente la mattina del 7 gennaio 2016 con l’ausilio degli ispettori della Forestale, cui va il nostro pubblico ringraziamento.

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Tuttavia, malgrado la nostra ricomposizione bonaria, abbiamo comunque dovuto procedere a diffidare la Pagliara dal continuare a sollecitarci con richieste di denaro che giammai spettano al custode giudiziario, ma alla Procura. Tutto questo succede a Foggia dove, intanto che volano gli asini,  piangono i coccodrilli, il bue dice all’asino cornuto e pure gli struzzi mettono la testa sotto la sabbia. Priscilla avrà la sua nuova casa”.

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