Scandalo parcometri, torna libero Giandolfi: revocato l'obbligo di dimora. Ma ora la Protect rischia il fallimento

Lo ha deciso il gip, accogliendo le istanze degli avvocati Caterina Pipino e Andrea Petito. Si attende la chiusura delle indagini. A fine settembre udienza davanti al giudice fallimentare al quale hanno adito dipendenti non pagati

Revocato l’obbligo di dimora a Manfredonia al legale rappresentante della Protect srl, Vincenzo Giandolfi. Lo ha deciso il gip, accogliendo le istanze degli avvocati Caterina Pipino e Andrea Petito. Giandolfi era stato arrestato lo scorso 29 luglio nell’ambito dell’inchiesta “Ombre cinesi” di Procura e Guardia di Finanza sullo scandalo dei parcometri svelato da Foggiatoday. Già dopo tre giorni il Giudice per le indagini preliminari revocò la misura cautelare imponendo l’obbligo di dimora. Ora Giandolfi, che ha sempre dichiarato che non un euro era transitato sui suoi conti e che i soldi trattenuti e accreditati in ritardo erano serviti a far fronte ad alcune esigente della Protect, torna libero. “Siamo in attesa delle determinazioni ulteriori, credo che a breve verranno chiuse le indagini” fa sapere a Foggiatoday l’avvocato Pipino.

Nel frattempo, sul fronte civilistico, per la fine di settembre è in programma un’udienza davanti al giudice fallimentare presso la quale hanno adito alcuni dipendenti della Protect, in credito nei confronti dell’azienda. Giandolfi, stando a quanto riferisce il suo legale, avrebbe già fatto sapere di non volersi opporre, il che decreterà quasi certamente il fallimento della società.

La Protect srl si occupava dello svuotamento dei parcometri dell’Ataf in città in forza di un contratto triennale con l’azienda di trasporto pubblico locale, risolto anticipatamente nel 2018, a seguito dello scandalo mediatico avviato da queste colonne. Giandolfi è accusato di peculato, per lui seuqestro di beni per 741mila euro. Sequestro preventivo fino a 617mila euro anche per l’ex presidente di Ataf spa Raffaele Ferrantino.

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