La disperazione di un padre separato: “Io reddito zero, indebitato per gli alimenti”

Una storia che diventa simbolo di una fetta di società, costituita dall'esercito dei padri separati, costretti ogni giorno a misurarsi, più degli altri, con difficoltà famigliari, con la crisi che morde, con una vita da ricostruire

Immagine di repertorio

Parole di rabbia e disperazione, eppure piene di dignità. Sentimenti comuni a tanti padri separati, la cui situazione economica, relazionale e sociale è del tutto similare a quella di un lettore di Foggia Today che si definisce “vittima di una vera e propria ingiustizia”. Una storia - quella raccontata, - che nonostante i personalismi del caso, diventa simbolo di una fetta di società, costituita dall’esercito dei padri separati, costretti ogni giorno a misurarsi, più degli altri, con difficoltà famigliari, con la crisi che morde, con una vita da ricostruire.

“Il senso della mia protesta non è volta a canalizzare l'attenzione sulla mia storia” - puntualizza - "sui tanti padri separati che ogni giorno lottano sia con l’angoscia di non poter vedere i figli, sia con la crisi economica che sta attanagliando il nostro Paese. E sarò pronto ad assumermi tutte le responsabilità derivanti dalle mie dichiarazioni perché ho la coscienza a posto, prima come padre e poi come cittadino”.

Entrando nel dettaglio della storia personale di questo padre separato, ad acuire il suo dramma vi sarebbe la decisione del Tribunale secondo la quale - “alla luce di un provvedimento temporaneo e d’urgenza” - lo stesso dovrebbe versare un mantenimento pari a 1800 euro, nonostante le dichiarazioni dei redditi da lui presentate mostrerebbero una situazione economico-patrimoniale decisamente inferiore a tale somma. Una decisione presa - aggiunge - "nonostante prove inconfutabili, nonostante fossero state presentate le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni riportanti ‘reddito zero’ e arrogandosi quindi il diritto di dichiarare, senza aver verificato i documenti ufficiali presentati, che le medesime erano del tutto inattendibili”.

“Io non sono a condannare il Giudice che ha evidentemente peccato di superficialità – puntualizza - ma il mio appello è contro la lentezza della giustizia italiana che non permette di rimediare ad eventuali errori in tempi brevi”. Ed è proprio la lentezza della macchina burocratica ad essere ora sul banco degli imputati.

Sul provvedimento deliberato a dicembre - spiega - è stato aperto un reclamo presso la Corte d’Appello, la cui udienza fissata a giugno è stata rimandata a dicembre prossimo, a causa dell’assenza del giudice relatore. "Così trascorrerà un altro anno, 12 mesi durante i quali “aumenterà il mio debito verso la mia ex”, precisa l’uomo. Debito “risultante dalla differenza tra l’importo che il Giudice le ha assegnato e la somma che io con tanti sacrifici, riconoscendo il dovere umano e morale verso i miei figli, riesco a versarle (800 euro, ndr)”.

E, intanto, il padre separato continua (e continuerà) a vivere nella casa dei genitori, a causa dell’assenza di risorse necessarie per sostenere eventuali canoni di locazione ed utenze domestiche; costretto anche a consegnare la propria autovettura all'Ufficio Aste Giudiziarie. Tutto ciò a causa di un mantenimento deliberato dal Tribunale, insostenibile per le sue risorse.

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