Scarichi illegali, irregolarità e un piano per riprendersi il depuratore: ecco le carte che inchioderebbero l'Asi

Gli avvocati Vaira e Impagnatiello a difesa della General Costruzioni dopo il sequestro dell'impianto da parte del NOE e l'atto del Consorzio per riprendersi il depuratore: "Ditta messa in ginocchio, si alzano gli avvoltoi"

Il depuratore sequestrato

Una sorta di regia, operata dall'Asi, per mettere “finanziariamente in ginocchio la General Costruzioni, col fine deliberato di sostituirla” nella gestione del depuratore del Consorzio di Foggia. Parole (forti) dell'avvocato Michele Vaira, il penalista foggiano che questo pomeriggio, convocata una conferenza stampa presso il suo studio, ha tirato fuori le carte che inchioderebbero l'Asi alle sue responsabilità, rivelando una sorta di “piano” per far fuori la società di Daniela Brescia. “Andremo fino in fondo a questa storia” tuona il penalista foggiano. Qualche giorno fa nei confronti dell'impianto di depurazione industriale sito in zona Incoronata è stato operato un sequestro preventivo da parte del NOE, con tanto di denuncia del rappresentante legale della General Costruzioni srl, al quale sono state contestate una serie di violazioni in materia ambientale ed il malfunzionamento dell'impianto, che avrebbero inquinato il Cervaro (il corso d'acqua più importante della Puglia per biodiversità). Ma le cose non starebbero come si vuole far credere: dalla documentazione mostrata ai giornalisti sulla vicenda, infatti, gravi e datate sarebbero le responsabilità del Consorzio Asi, il quale, negli anni, avrebbe mostrato una colpevole inerzia (nel migliore dei casi), all'origine non solo del succitato inquinamento ambientale ma del malfunzionamento del depuratore (che da “Ferrari” sarebbe diventato una “mezza 500”) e della messa in ginocchio finanziaria della stessa General Costruzioni, creditrice nei confronti dell'Asi di qualcosa come 1,4milioni di euro (di recente ha licenziato 5 unità lavorative), e finita con essa a carte bollate. Qualche giorno fa l'Asi ha notificato alla società la revoca dell'affidamento dell'impianto, al fine di “tornarne in possesso”, ma per i legali l'atto non sarebbe null'altro che carta straccia.

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Ma andiamo con ordine e, per quanto possibile, in termini comprensibili. La storia è vecchia, d'altronde i rapporti tra General Costruzioni e Consorzio Asi sono datati negli anni, attualmente regolati da un contratto di tipo “privatistico” sottoscritto  nel luglio 2010, di durata quindicennale. Cosa direbbe il contratto? Che la manutenzione “ordinaria” è in capo alla GC, quella “straordinaria” è responsabilità del Consorzio, “su segnalazione” della società. Cosa accade negli anni? Dalla documentazione emergono decine di segnalazioni (quando non veri e propri allarmi) inviate dalla GC al Consorzio Asi (le abbiamo potute visionare), inerenti una serie di attività di manutenzione “straordinaria” necessarie per il buon funzionamento dell'impianto, inerenti disfunzioni, anomalie, scarichi illegali, compromissioni elettriche, necessità di sostituzioni, richiesta di controlli e di videosorveglianza etc, alle quali l'Asi non avrebbe mai isposto.

“Lo scriva – stigmatizza Vaira-: mai”. Non solo, perchè dal 2014 il Consorzio smette anche di erogare alla GC le spettanze per il lavoro svolto (200mila euro il prezzo base, da integrare con il quantitativo di metri cubi di anno in anno lavorati”), mancando di comunicare anche i quantitativi. Per General Costruzioni iniziano i primi problemi economici (che si rifletteranno poi sui lavoratori). Nel 2016 al danno la beffa: l'Asi trascina la GC in Tribunale (ordinario, rapporto contrattuale privatistico) col fine di risolvere il contratto per inadempienze e però ne esce con le ossa rotte. Non solo, infatti, l'analisi tecnica affidata dalla stessa Asi all'ingegner Trotta è confortante per la GC (le inefficienze riscontrate atterrebbero tutte all'Asi) ma il primo round (la diatriba giudiziaria è tutt'ora in corso) finisce con una ingiunzione al pagamento di due annualità alla GC rimaste negli anni inevase (2014 e 2016, circa 440 mila euro).

L'Asi, tuttavia, ancora non salda. Nel marzo di quest'anno vengono licenziate 5 unità (la metà del personale: sulle barricate la Fast Confsal che ha chiesto l'intervento del Prefetto). Il credito oggi ammonta a 1,4 milioni di euro. Ma la saga non termina qui  perché con deliberazione del nuovo cda retto da Angelo Riccardi, alla GC viene notificata di recente la volontà del Consorzio di riprendersi il depuratore, “dopo aver invano perseguito la via giudiziale” si legge. “Cioè - rincarano la dose gli avvocati- l'Asi ammette di aver perseguito le vie legali invano e tenta con atto amministrativo di fare ciò che non gli è  stato concesso da un giudice”. “Atto privo di significato giuridico” tuona Vaira, che promette: “Andrò fino in fondo a questa vicenda”. Mentre Impagnatiello sussurra gli appetiti che potrebbe esserci attorno a tutta la storia: “Il depuratore vale ed è allocato in un punto strategico dove si incrociano numerose nuove attività. Man mano che la General viene prostrata, si alzano in volo gli avvoltoi” gli fa eco Vaira.

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