Carmine Crocco detto “Donatello”, il Generale dei Briganti

Uno dei più noti briganti all'epoca del Risorgimento. Abile e temuto fuorilegge, per alcuni era un ladro e un assassino, per altri semplicemente un eroe

Il Generale dei Briganti

Carmine Crocco, detto Donatello o Donatelli, è stato uno dei più noti briganti italiani all’epoca del Risorgimento. Nato in Basilicata a Rionero in Vulture nel 1830, morì in Toscana a Portoferraio agli inizi del Novecento a 75 anni.

Fu il capo delle bande del Vulture-Melfese, ma il suo potere si estese anche in Capitanata e in Irpinia. Da bracciante agricolo divenne dapprima militare borbonico, poi si diede alla macchia e combatté per Giuseppe Garibaldi. Fino a diventare comandante di un esercito di duemila uomini e protagonista della guerriglia antisabauda.

Crocco era ritenuto un abile e temuto fuorilegge, tant’è che su di lui pendeva una taglia di ben 20mila lire. Si guadagnò gli appellativi di “Generale dei Briganti”, "Napoleone dei Briganti" oppure “Generalissimo".

Sul suo conto ci sono pareri contrastanti. Per alcuni resta soltanto un ladro e un assassino, per altri un eroe popolare. Quando veniva trasferito da una struttura carceraria all’altra, la gente accorreva numerosa per poterlo osservare da vicino.

INFANZIA - Probabilmente il destino feroce di Carmine Crocco fu segnato nel 1836, quando, ancora bambino, assistette ad una vicenda poco carina.

Il fratello Donato uccise con un randello un cane levriero che pochi istanti prima era entrato in casa uccidendo un coniglio. Il padrone, tale don Vincenzo, vedendo la bestia esamine a ridosso dell’abitazione dei Crocco, aggredì con un frustino Donato. Nel tentativo di difenderlo, la madre, incinta di cinque mese, subì un calcio al ventre e abortì.

Pochi giorni dopo Don Vincenzo fu minacciato di morte con un fucile, si presentò dal giudice e accusò il padre di Carmine e Donatello. Ma in realtà due anni dopo si scopri che fu un anziano del posto a compiere il tentato omicidio.

Avvilita e depressa per la perdita del bimbo in grembo, la mamma impazzì e fu rinchiusa in un manicomio.

L’OMICIDIO CARLI - Da ragazzo fece il pastore in Puglia. Ritornò a Rionero tra mille problemi. Strinse amicizia con Don Ferdinando, figlio di Don Vincenzo, il quale si mise a disposizione pur di rimediare agli errori del padre, ma nel 1948 morì trucidato dai soldati svizzeri.

Crocco si arruolò nell’esercito di Ferdinando II e si diede alla fuga dopo aver ucciso a coltellate Don Peppino Carli, un uomo che si era invaghito della sorella. Si rifugiò nel bosco di Forenza, dove conobbe numerosi fuorilegge. Tornato a Rionero, fu arrestato e rinchiuso nel bagno penale di Brindisi il 13 ottobre 1855, ricevendo una condanna di 19 anni di carcere. Il 13 dicembre 1859 riuscì ad evadere, nascondendosi nei boschi di Monticchio.

L’ARRESTO E LA NUOVA EVASIONE - Nella speranza di un’amnistia aderì ai moti liberali del 1860 unendosi agli insorti lucani, seguendo Garibaldi fino al suo ingresso a Napoli e partecipando ai diversi conflitti garibaldini, tra cui la celebre battaglia del Volturno. Crocco però non ricevette la grazie e fu arrestato.

Tentò nuovamente la fuga dal carcere, ma fu bloccato a Cerignola. Al secondo tentativo riuscì a scappare e a rifugiarsi nei boschi del Vulture. Deluso dalla promessa non mantenuta, fu approcciato da membri di comitati filoborbonici che gli diedero l'opportunità di riscattarsi, di diventare il capo dell'insurrezione legittimista contro lo stato Italiano appena unificato, offrendogli un solido supporto di uomini, soldi e armi.

Crocco decise così di passare alla causa di Francesco II, ultimo re delle Due Sicilie che subentrò al padre Ferdinando II dopo la sua morte.

LA RIVOLTA ANTISABAUDA - A questo punto, approfittando della miseria in cui viveva il popolo lucano, divenne il comandante di 43 bande e al servizio di Francesco II comandò la rivolta antisabauda.

L'espansione di Crocco riuscì anche a valicare i confini pugliesi, grazie anche all'appoggio del suo subalterno Giuseppe "Sparviero" Schiavone di Sant'Agata di Puglia, occupando la stessa Sant'Agata, Bovino e Terra di Bari. Nell'agosto 1861, Crocco decise improvvisamente di sciogliere le proprie bande, intenzionato a trattare con il nuovo governo.

Il barone piemontese Giulio De Rolland, nominato nuovo governatore della Basilicata al posto del dimissionario Giacomo Racioppi, era disposto a trattare con lui ed informò il generale Enrico Cialdini, luogotenente del re a Napoli, riguardo alle trattative di resa del brigante. Questi però incaricò di dire che sarebbero stati ricompensati quelli che avrebbero reso dei servigi, ma non avrebbe accordato la grazia piena a nessuno.

IL TRADIMENTO DI CARUSO, L’ARRESTO E LA MORTE – Dopo tante battaglie, l’esercito di Crocco, che ormai era riuscito ad occupare anche la Capitanata e l’Irpinia, si indebolì con il tradimento di uno dei suoi fedelissimi: il brigante Caruso che rivelò piani e Nascondigli di “Donatello” al generale Fontana. Fu catturato dai militari del Papa a Veroli. Fu condannato a morte l’11 settembre del 1872, ma la pena fu commutata nei lavori forzati. Morì il 18 giugno del 1905.

GLI AMORI - Oltre alla già citata relazione con la brigantessa Filomena Pennacchio, Crocco fu legato inizialmente ad una donna chiamata Olimpia. In seguito, quando divenne comandante di un proprio esercito di rivoluzionari, ebbe una relazione con Maria Giovanna Tito, conosciuta quando la brigantessa si aggregò alla sua banda.

Da allora lo seguì fedelmente, rompendo la relazione di Crocco con Olimpia, la quale instaurò in seguito un rapporto di convivenza con Luigi Alonzi detto "Chiavone", brigante della provincia di Frosinone.

La Tito poi fu abbandonata dal capobrigante, che si era invaghito della vivandiera della banda di Agostino Sacchitiello, luogotenente di Crocco di Sant'Agata di Puglia. Nonostante la fine della loro relazione, Maria Giovanna continuò ad operare sotto le dipendenze di Crocco, fino al 1864, quando fu arrestata.

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LA MINISERIE - La storia di Carmine Crocco è stata raccontata in una miniserie tv, Il Generale dei Briganti, girata sul Gargano e andata in onda su Rai Uno il 12 e il 13 febbraio 2012.

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