Carcere di Foggia al collasso, Gatta incontra il Garante dei Detenuti: "Regione e Ministero devono intervenire"

Incontro in mattinata. Il vicepresidente del Consiglio regionale: "Abbiamo convenuto sulla necessità ed urgenza di mettere in atto un’azione condivisa per sollecitare misure concrete: innanzitutto, la carenza nell’organico"

“La Puglia è la Regione italiana con le più rilevanti criticità nelle carceri e, in questo contesto, già di sofferenza, l’istituto penitenziario di Foggia verte nelle condizioni più difficili, sia per il personale che per i detenuti. Per questo, ho incontrato stamattina il Garante dei Detenuti, che ringrazio per la disponibilità ed il grande spirito collaborativo dimostrato". Così il vicepresidente del consiglio regionale, Giandiego Gatta. "Abbiamo convenuto sulla necessità ed urgenza di mettere in atto un’azione condivisa per sollecitare misure concrete: innanzitutto, la carenza nell’organico. La polizia penitenziaria di Foggia è al collasso, gli agenti sono costretti a turni di lavoro massacranti e serve un immediato potenziamento anche in un’ottica perequativa rispetto ad altre strutture. In tal senso il Garante inoltrerà una raccomandazione al Provveditore regionale, affinché quest'ultimo prenda in considerazione il "caso" del carcere di Foggia.  Inoltre, abbiamo affrontato il problema dell’assenza e della assoluta inadeguatezza degli spazi comuni e di socialità: come può riabilitarsi un detenuto in luoghi così ristretti ed alienanti, dove è difficile immaginare la rieducazione dell’essere umano? Per non parlare della situazione di alcune celle con  letti a castello a tre piani, che costringono colui che dorme all’ultimo  ad avere il soffitto a pochissimi centimetri da sé.  Con il Garante abbiamo condiviso l'opportunità di presentare un ordine del giorno in Consiglio regionale,  affinché si possa attivare un’interlocuzione con il Ministero finalizzata ad ottenere delle risposte concrete, perché ciò significherebbe migliorare la qualità della vita al personale impegnato, ai detenuti e, soprattutto, in prospettiva, garantire di più la società di cui i detenuti torneranno a far parte dopo l’espiazione della pena ”.

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