Tutela sanitarie tra i braccianti dei ghetti, Intersos lancia l'allarme: "Lavoratori poco tutelati e più esposti al rischio"

Le condizioni sociali e di salute in cui versano le persone che vivono questa profonda marginalità sono conseguenza di un problema trentennale estremamente complesso, ma altrettanto degli approcci emergenziali adottati finora nel rispondervi

La settimana scorsa è stato diffuso il report del progetto “Campagne d’odio: un anno in Capitanata”, intervento socio-sanitario di prossimità nei ghetti della provincia di Foggia in favore dei lavoratori agricoli in condizione di sfruttamento, curato da Intersos, l’organizzazione umanitaria italiana che opera nelle emergenze e soccorre le persone vittime di guerre, violenze e disastri naturali.

Il progetto, realizzato con il sostegno della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, ha iniziato le sue attività nel giugno del 2018, perseguendo come scopo primario la tutela dei lavoratori stagionali migranti che si trovano, temporaneamente o definitivamente, al di fuori dei sistemi di accoglienza e dei meccanismi di tutela socio-sanitaria, e la promozione di cambiamenti inclusivi nel sistema di salute attraverso una serie di interventi, quotidiani e continuativi, durante tutto l’anno.

Da giugno 2018 ad aprile 2019, tra visite mediche, orientamento socio-sanitario, orientamento lavorativo individuale e focus group, Intersos ha realizzato 587 sessioni di intervento con 4895 accessi totali, in 7 insediamenti informali (3 volte alla settimana a Borgo Mezzanone e al Gran Ghetto, 1 volta a settimana a Borgo Tre Titoli e zone limitrofe, Palmori, Borgo Cicerone e nella zona fra Poggio Imperiale e Lesina).

Il rapporto completo di Intersos

Intersos ha anche somministrato questionari socio-sanitarie alla popolazione dei siti, con un numero totale di 204 intervistati. Un intervistato su tre, di cui la metà del campione in Italia da 1 a 3 anni, ha dichiarato di non avere alcuna fonte di informazione rispetto ai servizi socio-sanitari, il 17.4% di informarsi attraverso le cliniche mobili, e ben il 21.5% dichiara di informarsi attraverso il passaparola, mentre non sono utilizzate le informazioni scritte o internet.

Dai dati raccolti emerge la condizione vissuta dagli abitanti degli insediamenti, una popolazione giovane, dove la fascia più rappresentata è 18-29 anni (59%) e la nazionalità maggiormente rappresentata è la senegalese (26%), quindi, gambiana (15%), nigeriana (13%), ghanese (12%). Le condizioni sociali e di salute in cui versano le persone che vivono questa profonda marginalità sono conseguenza di un problema trentennale estremamente complesso, ma altrettanto degli approcci emergenziali adottati finora nel rispondervi. Lavoro, alloggio, documenti: sono questi, sottolinea Intersos nel rapporto, i tre elementi che tornano in ogni intervista. Elementi senza i quali il meccanismo dello sfruttamento agricolo continua a vivere malgrado ogni misura.

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