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Angelo Riccardi FB

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Su FB: “Buoni spesa a dipendenti comunali”, l’ira del sindaco di Manfredonia

Angelo Riccardi interviene in merito al post pubblicato su Facebook circa i presunti "buoni spesa da 200 euro a settimana riservati ai dipendenti comunali e un aumento della Tarsu"

Angelo Riccardi, sindaco di Manfredonia, si dice arrabbiato e indignato per un messaggio apparso sui social network - a parer suo - "Falso e infondato".

Il testo circola in rete da alcune ore tra un “condividi”, un “mi piace” ed un "copia e incolla": “Sapevate che i dipendenti del nostro bel Comune di Manfredonia, prendono un buono spesa di 200 euro a settimana da poter spendere al Sidis? E il Sindaco ha fatto un nuovo aumento sull'immondizia, altrimenti tanti porci chi li fa mangiare. Siamo un paese di coglioni, tutti i privilegi a loro e noi paghiamo”.

Questo il lapidario messaggio che ha cominciato a circolare su Facebook e che sta trovando adepti che lo ripropongono senza però provare a capire cosa ci può essere di vero e cosa è falso.

ANGELO RICCARDI - "Uno sciocco e superficiale spirito di emulazione che ha ricevuto la sua sublimazione nella generazione del "copia, incolla e condividi". Può risultare difficile, per taluni, esprimere pensieri propri e compiuti, diventa perciò molto più semplice appropriarsi delle presunte verità che vengono propinate da questi circoli di depositari della Verità Assoluta. La cosa più incredibile è pensare però che c'è chi prende per buone panzane di questa portata.

All'origine vi era la proverbiale "catena di Sant'Antonio", quel perverso meccanismo per propagare un messaggio inducendo il destinatario a produrne molteplici copie da spedire, a propria volta, a nuovi destinatari. Un pò come successe con il calciatore nordcoreano Pak Doo Ik, il quale segnò la rete contro l'Italia che ne sancì l'eliminazione dal Campionato Mondiale del 1966. Ancora oggi viene ricordato come "il dentista che eliminò l'Italia". In realtà la sua professione è sempre stata quella del professore di educazione fisica! E' trascorso quasi mezzo secolo e oggigiorno la "catena" si chiama "condividi". Non è cambiato nulla o forse sì, qualcosa è cambiato: la proditorietà con cui si mettono in giro voci che non hanno il minimo fondamento.

Viviamo, non per dolo di alcuno, in una società che si barcamena e si agita nel tentativo, spesso vano, di trovare occupazione. Non può essere però giustificabile questo sparare a zero nel mucchio con il solo proposito di screditare il prossimo, di metterlo in cattiva luce, di suscitare le invidie di chi lotta giorno per giorno per assicurarsi il decoro a cui tutti abbiamo diritto. Chi mette in giro queste fandonie, artatamente somministrate in momenti di difficoltà sociale, sa già che potrà fare presa sfruttando l'emotività dei destinatari del messaggio. Ci si ritrova così a dare per scontata la veridicità delle informazioni riportate nel messaggio, lo si gira immediatamente ai propri conoscenti, senza effettuare verifiche, e si costruisce dal nulla la famigerata "leggenda metropolitana".

La notizia riportata sopra, infondata e priva del benché minimo elemento di veridicità, può essere letta anche come una triste dimostrazione di quanto si possa scendere in basso, utilizzando il sospetto e l'offesa, quando non si hanno altre armi che non siano la diffamazione e la calunnia.

Si resta attoniti, più che inorriditi o peggio ancora urtati, nel constatare quanta gratuità nei confronti di persone che lavorano quotidianamente nell'interesse della comunità senza alcuno di questi privilegi così offensivi della dignità collettiva.

Non bisogna perdere la capacità di indignarsi ma nemmeno quella di riflettere con la propria mente. Di fronte a una simile bassezza c'è una sola domanda a cui mi sforzo, sin qui vanamente, di dare risposta: “cui prodest”? A chi giova?".

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