Ex Fornace: dopo la tragedia, verso la bonifica e la messa in sicurezza

Le famiglie romene che occupano abusivamente la zona saranno sgomberate. Si attende soltanto l'ordinanza del sindaco. L'accordo di programma per la riqualificazione dell'area risale al 2009

Ci voleva la tragedia probabilmente per far tornare a suonare energicamente il campanello d’allarme. Il ricordo del romeno 20enne ucciso venerdì scorso dal cedimento di un tetto in eternit, è ancora vivo nelle menti delle famiglie che quella zona – abusivamente - la abitano. Si tratta dell’area ex Fornace (ex Consorzio di Bonifica), ricompresa in una vasta zona abbandonata su via Manfredonia, nei pressi del cimitero comunale.

Di proprietà privata, è utilizzata come rifugio di fortuna da una decina di famiglie, che nei prossimi giorni saranno con tutta probabilità sgomberate. Un atto dovuto, per permettere ai proprietari delle aree - su ordinanza del sindaco Gianni Mongelli, che dovrebbe essere firmata nelle prossime ore - la bonifica e la messa in sicurezza del posto, sussistendo pericoli di incolumità pubblica e scarsa igiene. E magari cominciare a lavorare a quell’accordo di programma che ne prevede la riqualificazione. D'altronde, l’iter burocratico per l’edificabilità dell’area è stato completato.

L’intesa risale al 6 ottobre del 2009 quando la giunta regionale firmò due accordi: il primo per la realizzazione di un complesso polifunzionale di fabbricati per servizi e residenze denominato Cittadella Ecologica Santa Maria; il secondo per un altro complesso polifunzionale proprio sui suoli della ex Fornace, proposto dalla società dei fratelli Caccavo e che prevede, quest’ultimo, la riqualificazione ambientale dell' area, quindi la realizzazione di due corpi di fabbrica da destinare a scuola materna ed edifici pubblici da cedere gratuitamente all'amministrazione comunale, residenze private e la ristrutturazione della "ciminiera" (vero e proprio esempio di archeologia industriale) da trasformare in museo.

L'area interessata si estende su una superficie di oltre 23mila metri quadrati. C'è sia l’ok della Regione Puglia che la ratifica del Consiglio Comunale. Non resta che iniziare, prima che un altro dramma si consumi. Proprio di fronte all’ex Fornace, un anno fa, veniva abbattuta l’ex Scivar, altro complesso pericoloso e pericolante, teatro peraltro di un omicidio (venne uccisa un’ucraina) mentre nella mappatura delle zone da attenzionare (sollecitando i proprietari alla loro messa in sicurezza) figurano Masseria Pantano e Masseria Giardino, alla periferia di Foggia, anche queste utilizzate come rifugi di fortuna da senzatetto.

Per Masseria Pantano si è mobilitato anche il FAI provinciale (il Fondo per l’Ambiente Italiano). Peraltro la struttura ha un alto valore storico-culturale (si tratta della riserva di caccia di Federico II) ed è un sacrilegio lasciarla versare in quello stato, nell’incuria e nell’indifferenza totale.

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