Un anno di bombe: gli ordigni che schiantano una città che produce

Dalla bomba di via Pertini all'attentato sul viale della Stazione. "Atti di vandalismo e criminalità sono segni di inciviltà e vanno combattuti"

Il negozio distrutto

Un anno di bombe carta, di ordigni rudimentali fatti esplodere a tarda sera o nel cuore della notte, nel buio e nel silenzio di una città che non dorme più. Quelli appena trascorsi sono stati mesi di angoscia, di terrore e di immagini dolorose; duri per una città che produce e che vorrebbe fosse messa la parola fine alla recrudescenza dei fenomeni criminosi. Oggi, dopo l'ennesima esplosione, i foggiani dimostrano di avere ancora la forza di sorridere e di esultare ad ogni blitz compiuto dalle forze dell’ordine. Nonostante tutto.

Dalle rapine ai furti, si è passati anche alle bombe, a far saltare in aria i negozi di quei titolari che hanno deciso di non piegarsi alle richieste minacciose di chi “chiede il pizzo, altrimenti ti…”; a far esplodere ordigni come atti dimostrativi nei confronti della legge o per il semplice gusto di spaventare una città già impaurita dall’espandersi della microcriminalità e troppo spesso teatro dell’inciviltà. Impotente e divisa in alcuni angoli di strada, dove regna il disagio sociale e dove la malavita ha costruito il suo feudo.

Ha inizio tutto un anno fa, la notte tra il 30 e il 31 ottobre. Un ordigno rudimentale esplode in periferia davanti alla Pizzosteria "Delirio” in via Sandro Pertini zona Macchia Gialla. Il giorno dopo, sulla saracinesca divelta, il titolare scrive e affigge due manifesti come sfogo della sua preoccupazione e soprattutto della voglia di non mollare: "Atti di vandalismo e criminalità sono segni di inciviltà e vanno combattuti. Anche i commercianti sono stufi di questa situazione. Foggia la possono cambiare solo i foggiani con un pò di orgoglio e dignità". Il secondo contiene tre domande: "Ma quando potremo vivere in una città migliore? Quando gli atti di vandalismo e criminalità finiranno? Quando i foggiani si sveglieranno x vivere in una città più civile?".

Ma è l’inizio di un incubo. Passano pochi mesi e in via Rosati ignoti piazzano una bomba davanti l’ingresso di un negozio di lampadari. Nessun ferito, ma l’avvertimento sarà la premessa di una triste escalation di feroci atti intimidatori all’indirizzo dei commercianti foggiani. Il 21 marzo due attentati incendiari colpiscono le note pasticcerie Moffa di via Mandara e viale Michelangelo. Qualche giorno dopo tocca al “Coffee Style” di Corso del Mezzogiorno. La deflagrazione provoca il danneggiamento della saracinesca messa a protezione dell'ingresso e la caduta dell'insegna dell'esercizio commerciale, come a dire: “Adesso basta, meglio chiudere”.

Ma l’esplosione più forte, peraltro doppia, resta sicuramente quella del 16 aprile, quando due boati di origine intimidatoria gettono nel panico i residenti della zona e gli abitanti di altri quartieri della città. Per un attimo Foggia pensa al peggio, a una tragedia, al crollo di una palazzina. Ma a saltare in aria è “Carmelina 13” di Corso Giannone. Sarà l’ultima?

ECCO COME METTEVANO LE BOMBE

Macché, passano nove giorni e nel mirino dei bombaroli c’è la pasticceria “Del Carmine” di via Crispi. L’indomani, a FoggiaToday, il titolare Cannarile Giovanni dichiara: "Ormai avere un negozio è diventato come avere un'auto parcheggiata in strada".  E non aveva tutti i torti. Un mese dopo, infatti, l’obiettivo diventa un panificio di Borgo Incoronata.

Dopo un periodo di calma apparente, quando sembrava che le forze dell’ordine avessero preso le misure ai malviventi, quelli delle bombe tornano a farsi sentire alla vigilia dell’arrivo in città del ministro Cancellieri, distruggendo parte del mercato rionale di via Luigi Pinto. Poi si scoprirà che l’attentato fu compiuto per colpire indirettamente un agente di polizia che giorni prima aveva effettuato una serie di controlli e perquisizioni.

Non finisce qui. In un freddo venerdì sera di novembre un altro boato scuote il capoluogo dauno. La gente avverte l’esplosione e si riversa in strada. Siamo in zona San Michele, tra via Borrelli e via Fania. Ad andare in frantumi è un negozio gestito dai cinesi, ai quali non resta più niente se non la solidarietà dei colleghi, che per loro organizzano una raccolta fondi.

Nemmeno il tempo di discutere dell’istituzione di un’associazione antiracket e nonostante gli arresti di alcuni personaggi ritenuti responsabili delle bombe a “Tricot” e “Carmelina 13”, che la scorsa notte la malavita foggiana è tornata a colpire sul viale della stazione, distruggendo il Bibop Fashion e stordendo una città intera, che non vuole restare a guardare e che, anche se sconvolta, non si sente sconfitta e riflette su come e da dove ripartire. Sicuramente dalle manifestazioni di sabato 24 e domenica 25 novembre.

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