Manfredonia: sgomberato bene confiscato alla mafia in località Siponto

Si tratta di una villa bifamiliare a uso residenziale. L'assessore Paolo Cascavilla ha sottolineato l'importanza di 'restituire' tali beni alla comunità

Alle prime luci dell’alba del 7 aprile, a Manfredonia è stato sgomberato uno dei due beni confiscati alla mafia, una villa bifamiliare a uso residenziale con annessa area di pertinenza sita in via degli Eucalipti, in località Siponto.

Il bene è stato acquisito dal Comune per finalità sociali e trasferito dalla Prefettura il 22 febbraio del 2010, dopo che il Comando provinciale dei Carabinieri di Foggia aveva rinunciato a utilizzarlo come alloggio di servizio per il personale dipendente.

Sul posto erano presenti il dirigente di Pubblica Sicurezza Luciano Di Prisco, il sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi con gli assessori Damiano d’Ambrosio e Paolo Cascavilla, il comandante della Polizia Municipale Mariano Ciritella, numerosi agenti di Polizia dello Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

L’assessore Paolo Cascavilla ha sottolineato l’importanza di ‘restituire’ tali beni alla comunità, come forma di risarcimento sociale: “Destinare immobili sottratti alla criminalità organizzata a uso sociale, coinvolgendo sinergicamente gli operatori del Terzo Settore, dalle associazioni di volontariato a quelle di promozione sociale, alle imprese sociali, diventa importante e significativo messaggio, rivolto soprattutto alle nuove generazioni, che una nuova cultura è possibile -ha dichiarato l’assessore-. Per questo procederemo coinvolgendo il più possibile i cittadini, vagliando proposte e suggerimenti, e mettendoci innanzitutto in ascolto dei bisogni e delle esigenze delle fasce più deboli della popolazione, per trasformare quest’immobile in un concreto servizio al territorio”.

Per quel che concerne la villa di Siponto, invece, il sindaco ha dichiarato che, se verrà accertata la volontà della Direzione Distrettuale Antimafia di collocarvi una propria sezione operativa, “non potremo che ritenerci soddisfatti. Perché, in ogni caso, non si tratta di restituire alla comunità soltanto il bene, ma di restituirle la responsabilità e, allo stesso tempo, la fiducia in un cammino possibile di democrazia e legalità”.

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