Stamperia di banconote false al Cep: tre arresti, sequestrati 135mila euro

Banconote quasi perfette stampate su carta filigranata originale. Arrestati dalla Guardia di Finanza le due menti, Coda e Laquaglia, ed il braccio di una zecca clandestina allestita a Foggia, al quartiere Cep

Blitz della Guardia di Finanza

Banconote false, ma replicate ad arte. 135mila euro in cartamoneta da 20, 50 e 100 euro erano pronte per essere immesse nel mercato foggiano. Banconote quasi perfette: gli unici elementi che i falsari foggiani non erano riusciti a replicare erano il nastro metallico che taglia verticalmente la banconota e la zigrinatura che caratterizza la parte alta della stessa.

Eppure, le banconote false sequestrate a Foggia sarebbero state ritenute valide sia dai distributori automatici (del tipo in uso ai benzinai, ad esempio) che ai lettori laser in dotazione alla maggior parte di supermercati ed esercizi commerciali.

Questo perché la carta filigranata utilizzata dagli abili falsari è quella originale, proveniente da cartiere autorizzate, ma dismesse, ed illecitamente sottratta. E’ quanto scoperto nell’ambito degli ultimi sviluppi dell’operazione “Fake Money” condotta dai militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Foggia che ha scoperto una vera e propria zecca clandestina allestita in un vecchio capannone al quartiere Cep, alla periferia di Foggia.

Per il fatto, questa mattina, sono stati arrestati due pregiudicati foggiani, C.L. e L.G. di 62 e 40 anni, ritenuti vicini alla “Società Foggiana”, ed un cittadino rumeno di 53 anni, esperto informatico con una spiccata capacità dimostrata nei processi di falsificazione.

Per loro l’accusa è di falsificazione di moneta e ricettazione. Gli ordini di custodia cautelare in carcere sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che ha indagato in stretta collaborazione con la procura di Foggia.

Si tratta, secondo gli inquirenti, della prova evidente che la “Società Foggiana” ha deciso di diversificare il ventaglio delle proprie attività illecite, specializzandosi quindi nella produzione di banconote false da immettere sul mercato locale e non. Un business che la mafia locale ha avviato, almeno nella fase iniziale, in “joint venture” con la camorra napoletana, quella dei Casalesi.

INDAGINI - Le indagini vanno avanti da un anno e mezzo circa. Tutto è partito nel settembre 2010, da un posto di blocco pianificato nell’ambito dei consueti servizi di controllo del territorio: all’interno di una delle vetture controllate, i militari hanno trovato un vero e proprio kit, altamente sofisticato, per la riproduzione illecita di banconote (un centinaio di fogli di carta filigranata originale, due stampanti ad alta tecnologia con diverse cartucce di inchiostro, attrezzature utili al taglio delle banconote ed un computer contenente i file riproducenti banconote di vario taglio).

Dal sequestro di questo materiale la Procura di Foggia ha avviato un’inchiesta che nel giro di pochi mesi ha assunto dimensioni tali da interessare anche la Procura Antimafia di Bari, sul piano dell’organizzazione criminale, e i militari del Gico di Bari, sul piano strettamente investigativo. Poi la svolta, con la scoperta, in un capannone alla periferia di Foggia, di una zecca clandestina, dove operava uno specialista nell’arte della falsificazione, un romeno di 53 anni, che al momento dell’irruzione aveva già fedelmente riprodotto banconote del taglio di 20, 50 e 100 euro, per un totale di 250mila euro (di cui 120mila stampati, ma ancora da ritagliare).

Nell’ambito di questo ultimo step investigativo, i militari delle Fiamme Gialle sono riusciti a risalire agli organizzatori della stamperia che erano riusciti ad assoldare uno dei migliori falsificatori di banconote presenti sul mercato della contraffazione. All’interno del capannone, infatti, i finanzieri hanno trovato varie “prove di stampa” delle banconote, campioni sempre più vicini alla perfezione.

Al momento sono in corso ulteriori indagini per accertare una possibile linea di continuità tra gli arresti odierni e quelli eseguiti lo scorso 19 marzo, quando la Guardia di Finanza, coordinata dalla DDA di Bari, in collaborazione con la Procura di Foggia, ha arrestato dieci pregiudicati affiliati alla mafia foggiana e a quella dei casalesi. Un’attività illecita, secondo gli inquirenti, che la società foggiana aveva avviato su disposizione del clan di Casal di Principe che avendo la necessità di delocalizzare le proprie stamperie aveva deciso di affidarsi alla mafia dauna perché considerata affidabile.

 

 

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