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Cronaca

Ragazzo morto in carcere. Il Sap: "Avviso garanzia ai poliziotti penitenziari è falla nel sistema"

Il 13 ottobre scorso il ragazzo era stato arrestato dagli agenti della polizia ferroviaria per rapina. Condotto in carcere, cinque giorni dopo è deceduto nella sua cella

Per il Sindacato Autonomo di Polizia, gli avvisi di garanzia agli agenti di polizia penitenziaria indagati nella vicenda di Paolo Harfachi, il ragazzo originario del Marocco ma residente a San Paolo di Civitate, morto in carcere a 29 anni, rappresentano "l’ennesima riprova che c’è una falla nel sistema e che vanno subito presi provvedimenti. Gli agenti saranno, ancora una volta, costretti a doversi pagare le perizie e l’avvocato di tasca propria e solo per aver compiuto il proprio dovere".

Il 13 ottobre scorso il ragazzo era stato arrestato dagli agenti della polizia ferroviaria per rapina. Condotto in carcere, cinque giorni dopo è deceduto nella sua cella. Sin dalle primissime battute il fratello e i familiari avevano ipotizzato che il loro caro avesse ricevuto delle percosse dopo i messaggi che un altro detenuto, uscito dall'istituto penitenziario di via delle Casermette il 14 ottobre, avrebbe inviato al fratello del recluso ventinovenne: "Aveva forti dolori". "Il medico parla di infarto, ma l’avviso di garanzia è comunque arrivato. L’avviso anche se preventivo è necessario per consentire ai coinvolti di poter partecipare alla perizia" precisa il sindacato.

Così Stefano Paoloni, segretario generale del Sap: “Siamo sempre al punto di partenza, non può essere fattibile che ogni volta che un poliziotto interviene per una misura di polizia rischia per “atto dovuto” di essere indagato. Non può e non deve essere un fatto conseguente alla nostra attività di servizio. Per assurdo, noi rischiamo di trovarci implicati più nei tribunali per fatti di servizio che per strade a fare ciò per cui abbiamo prestato giuramento. Non è accettabile che in seguito ad ogni intervento di Polizia, si rischia di doversi trovare sotto processo. Questo è un modello di sicurezza inaccettabile e se non si dovessero rivedere queste modalità, si rischia il collasso della sicurezza. Ancora una volta evidenziamo quanto siano indispensabili le telecamere sulle divise, nelle celle di sicurezza e in tutti gli uffici di Polizia. Noi vogliamo rendere trasparente il nostro servizio e non essere indagati ad ogni sospiro”.

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