Teatro Giordano: tre indagati, Procura contesta il reato di truffa

Si tratta dei Raspatelli, titolari della ditta Ra.Co. srl e di Casolaro, ex responsabile unico del procedimento e attuale direttore dei lavori. Indagini anche su presunto subappalto non autorizzato

Teatro Giordano

Continua a tingersi di giallo la vicenda del Teatro Giordano. La Procura di Foggia ha notificato tre avvisi di garanzia ad altrettanti personaggi coinvolti nella storia del restauro infinito del duomo foggiano.

Si tratta dei titolari della ditta Ra.Co. srl, Salvatore e Gianluigi Raspatelli, e dell'ex responsabile unico del procedimento e attuale direttore dei lavori, Giuseppe Casolaro, incaricato del progetto "Giordano" fino ad un anno fa, prima del pensionamento.

Ai tre la Procura contesta il reato di truffa. Secondo i magistrati - che da tempo hanno aperto un fascicolo sul secondo appalto dei lavori - sarebbe stato realizzato un progetto esecutivo generico, non dettagliatamente specificato nel piano, per "mettere le mani" su parte dei finanziamenti (circa 5 milioni di euro di fondi POR).

I lavori sono al vaglio di alcuni tecnici incaricati di stimare gli interventi effettuati. 

TEATRO GIORDANO: IL GIALLO DELLA CABINA

Le indagini, ancora in corso, sono condotte dalla Digos della Questura di Foggia e si stanno concentrando anche sulla questione relativa al presunto subappalto non autorizzato tra Ra.Co. srl e La Daga Impianti che lo stesso comune di Foggia provvide tempo fa a segnalare attraverso un esposto all'autorità giudiziaria "per l'accertamento dell'eventuale violazione delle norme, civili e penali, che vietano il subappalto nelle opere pubbliche senza precisa richiesta e specifica autorizzazione" dichiarò l'attuale assessore con delega al Giordano, Pippo Cavaliere, che in quell'occasione anche tutta "una serie di inadempienze contrattuali ascrivibili all'impresa esecutrice", decidendo "di dare corso alle procedure per la risoluzione contrattuale ed al conseguente incameramento della cauzione come previsto dalla legge".

Gli indagati, già ascoltati dal procuratore capo Vincenzo Russo, si dichiarano estranei ai fatti loro contestati.

 

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