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Venerdì, 1 Luglio 2022
Cronaca

Forti tensioni sociali nel bienno del Covid: amministratori nel mirino ma atti intimidatori in calo

Il confronto tra il numero degli atti intimidatori del I trimestre del 2022 con quelli del I trimestre 2021. Atti intimidatori in calo. Il commento di Luciana Lamorgese

Andamento in diminuzione del fenomeno degli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali nel I trimestre del 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In particolare, a livello nazionale si rileva un decremento del 12,8% essendo stati registrati 157 episodi di intimidazione rispetto ai 180 dell’anno precedente.

La regione che ha segnalato il maggior numero di atti intimidatori è stata la Campania con 22 eventi (rispetto a 26 dell’anno precedente), seguita da Lombardia (20/38), Sicilia (17/20), Piemonte (14/9), Calabria (13/12), Puglia (12/17), Sardegna (9/6). La Puglia è passata dagli 89 casi del 2013 ai 66 del 2021. Nel 2020 furono 61 gli atti intimidatori. Il numero più alto nel 2016: ben 93 episodi. 12 nel primo trimestre di quest’anno contro i 17 dello scorso anno.

Foggia non risulta tra le prime province d’Italia. La più interessata dal fenomeno è Napoli (12 episodi come nel medesimo periodo dell’anno precedente), seguita da Torino (8/9) e Crotone (5/2). Il focus sulle vittime conferma la maggior incidenza di casi ai danni delle figure costituenti il front per il cittadino ovvero sindaci, consiglieri e assessori comunali.

Rispetto al I trimestre 2021, per il modus operandi social network/web si è registrata una diminuzione del 40,4% (da 47 a 28 casi) e per l’invio di missive presso abitazioni/uffici si segnala un decremento del 21,6% (da 37 a 29 casi). Le classiche modalità, quali i danneggiamenti dei beni pubblici/privati, risultano le più frequenti con un aumento del 10% (da 30 a 33 casi). Le tensioni politiche e sociali hanno costituito complessivamente il 22,3% del totale delle matrici. Il biennio 2020-2021, connotato da tensioni sociali connesse alla pandemia, ha evidenziato l’opportunità di rivolgere l’attenzione, sin dal I trimestre 2022, anche ad altre figure istituzionali, come gli amministratori regionali, i quali, pur non ricompresi nell’art. 77 del T.u.e.l. 1, sono esposti ad episodi intimidatori in quanto coinvolti nei processi decisionali pubblici.

Nel I trimestre 2022 sono stati registrati 11 atti di intimidazione rivolti ad amministratori regionali (8 nei confronti di presidenti di regione, 2 ai danni di assessori regionali e 1 ai danni di un consigliere regionale e componente della commissione Antimafia della Sicilia). La matrice è riconducibile a tensioni sociali in 5 casi, a tensione politica con riferimento a 2 eventi. Il modus operandi più frequente è rappresentato dalle scritte sui muri/imbrattamenti (4), seguono i social network (3), l’invio di missive (2), l’invio di bossoli/proiettili (1), tv/radio/stampa (1), altre modalità (1).

Nel I trimestre 2022 sono stati registrati 157 atti intimidatori di cui 76 di matrice ignota (48,4%), 29 di natura privata (18,5%), 22 riconducibili a tensioni sociali (14%), 17 di criminalità comune (10,8%) e 13 riconducibili a tensione politica (8,3%). Gli atti riconducibili a tensione politica e sociale hanno costituito complessivamente il 22,3% del totale. Gli amministratori locali vittime di intimidazioni sono sindaci anche metropolitani: 89 casi (56,7%), consiglieri comunali anche metropolitani: 28 casi (17,8%), componenti della giunta comunale: 23 casi (14,7%). I sindaci si confermano gli amministratori maggiormente investiti dal fenomeno, avendo subito oltre il 56% del totale degli atti intimidatori. In Puglia tre casi riguardano i componenti delle giunte comunali, due i consiglieri comunali e sette i sindaci.

Nella notte del 20 gennaio è stata data alle fiamme l’auto di Generoso Rignanese, assessore comunale a Monte Sant’Angelo, con deleghe al Bilancio e alle Attività produttive ed esponente del Partito Democratico.

Il modus operandi più frequente nel I trimestre 2022 è costituito da altre modalità di esecuzione, quali i danneggiamenti dei beni pubblici/privati (33 casi = 21%); seguono l’invio di missive presso abitazioni/uffici (29 casi = 18,5%), la pubblicazione di contenuti ingiuriosi o minacciosi sui social network/web (28 episodi = 17,8% di cui 12 mediante facebook), le scritte sui muri/imbrattamenti (21 casi = 13,4%), le aggressioni verbali (19 casi = 12%), l’utilizzo di materiali/liquidi incendiari (9 casi = 5,7%), le aggressioni fisiche (6 casi = 3,8%), le intrusioni/effrazioni (4 casi = 2,5%), l’invio di bossoli/proiettili (4 casi = 2,5%), l’invio di parti di animali (2 casi = 1,4%), l’utilizzo di armi/ordigni/esplosivi (1 caso = 0,7%) e l’uso di tv/radio/stampa (1 caso = 0,7%).

Per il ministro Luciana Lamorgese, “si tratta di dati che non vanno sottovalutati e per questo sensibilizzerò le prefetture ad un più stretto coordinamento tra i comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica e gli osservatori regionali sugli atti intimidatori contro gli amministratori locali. Il biennio appena trascorso, connotato da forti tensioni sociali connesse alla pandemia da Covid-19, ha fatto emergere l’esigenza di rivolgere l’attenzione anche ad altre figure istituzionali, come gli amministratori regionali, anch’essi esposti ad episodi intimidatori in quanto coinvolti nei processi decisionali pubblici” ha aggiunto la titolare del Viminale, che ha poi evidenziato “la complessità del fenomeno che può essere efficacemente affrontato solo con un’azione sinergica di tutte le istituzioni coinvolte, impegnate coralmente in un laboratorio di progetti e di mirate strategie di prevenzione e contrasto, anche per essere più vicini agli amministratori degli enti più piccoli”.

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