Cronaca

Operaio sequestrato e segregato in un capannone per ottenere il riscatto dai genitori: assolti i due imputati

Il fatto a San Severo, operaio di San Salvo. La Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, dopo aver ascoltato le arringhe del PG e dei  difensori (avv. Giuseppe Casale e Giovanni Cerella), ha confermato l’assoluzione

Il capannone

Il 20 dicembre si è celebrato il processo d’appello a carico di Michele Leonardo Marinelli e Nicola Mirko Cortinove. I due imputati erano accusati infatti di aver sequestrato, nel maggio del 2015, un giovane operaio di San Salvo, F.B., tenendolo segregato per cinque giorni in un capannone abbandonato alla periferia di San Severo, per ottenere un riscatto dai genitori.

Nei loro confronti vi erano le dichiarazioni della vittima, quelle dei genitori, la documentazione bancaria, una perizia medico legale sulle ferite sul corpo del ragazzo e il rinvenimento del materiale utilizzato per immobilizzarlo e tenerlo segregato. Le indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia portavano subito all’arresto dei due imputati che subivano una carcerazione preventiva durata quasi due anni.

Nel processo di primo grado però, durante un’infuocata istruttoria, la difesa faceva emergere numerose contraddizioni nel racconto delle persone offese e molte lacune delle indagini, tanto che la Corte di Assise di Lanciano assolveva in primo grado entrambi gli imputati.

Sentenza che non veniva condivisa però dall’accusa che proponeva appello.

Nel tardo pomeriggio di ieri  la Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, dopo aver ascoltato le arringhe del PG e dei  difensori (avv.Giuseppe Casale e Giovanni Cerella), ha confermato l’assoluzione. Il Pm aveva chiesto condanne a 25 e 28 anni di carcere.

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