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Aiuti per le tracce di esame su WhatsApp: assolti 11 studenti e due insegnanti privati, non utilizzate le intercettazioni

Indagini partite da due studenti che avevano superato alcune prove d’esame, sia scritte che orali, presso la Facoltà di Economia dell’Università di Foggia, utilizzando fraudolentemente apparecchiature elettroniche mediante le quali avevano ricevuto le soluzioni ai quesiti d’esame da altri complici con i quali erano in contatto

Gli undici studenti delle facoltà di Economia e consulenza aziendale ed Economia e commercio dell'Università di Foggia accusati nell'ambito dell'operazione '100 e frode' di presunti aiuti ricevuti per le tracce di due esami veicolati attraverso un gruppo WhatsApp, insieme a due insegnanti privati, quindi in alcun modo riconducibili all'ateneo dauno, sono stati assolti con sentenza del giudice del tribunale di Foggia emessa ieri 7 ottobre.

Sul caso - le cui indagini erano state avviate nel 2015 dalla guardia di Finanza di Bari e per il quale tra gli indagati figurava anche il figlio del sindaco Landella - la Procura della Repubblica di Foggia aveva chiesto l'archiviazione. 

In particolare, l’attività investigativa, era nata dalla scoperta, fatta nel corso di altre indagini, dell’esistenza di due studenti che avevano superato alcune prove d’esame, sia scritte che orali, presso la Facoltà di Economia dell’Università di Foggia, utilizzando fraudolentemente apparecchiature elettroniche mediante le quali avevano ricevuto le soluzioni ai quesiti d’esame da altri complici con i quali erano in contatto. I due studenti, infatti, durante le prove orali, avevano utilizzato un kit tecnologico costituito da uno smartphone collegato ad un auricolare wireless attraverso il quale le domande formulate dai docenti venivano ripetute telefonicamente ai “suggeritori” che prontamente fornivano le relative risposte.

Nel corso delle prove scritte, invece, il predetto kit era stato integrato con un ulteriore smartphone attraverso il quale le tracce dei compiti venivano fotografate e trasmesse, mediante l’applicazione “WhatsApp”, ai suddetti “suggeritori”. 

Il prosieguo delle indagini, svolte anche con intercettazioni telefoniche, ambientali e audiovideo (che non sarebbero state prese in considerazione durante il processo), pedinamenti, osservazioni discrete in aula, acquisizioni di documenti, aveva confermato le attività fraudolente dei primi indagati e portato allo scoperto un sistema di superamento di esami universitari abbastanza diffuso in quella facoltà.

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