Inchiesta strage di San Marco in Lamis: ribaltone in appello, Palena assolto "per non aver commesso il fatto"

Condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione in primo grado, Palena incassa l'assoluzione piena in appello "per non aver commesso il fatto". Il 50enne è difeso dagli avvocati Francesco De Vitis del Foro di Lecce e Pasquale Annichiarico del Foro di Brindisi

Immagine di repertorio

Assoluzione con formula piena per Luigi Palena, 50enne di Manfredonia arrestato nell'ambito dell'inchiesta sul quadruplice omicidio di mafia di San Marcon in Lamis, insieme al presunto basista della strage, Giovanni Caterino.

Per gli inquirenti, l'uomo - accusato di detenzione e porto di due armi - avrebbe nascosto un'arma per conto di Caterino. Circostanza emersa attraverso alcune intercettazioni captate sul luogo di lavoro del 50enne. Condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione in primo grado, Palena incassa l'assoluzione piena in appello "per non aver commesso il fatto". Palena è difeso e rappresentato dagli avvocati Francesco De Vitis del Foro di Lecce e Pasquale Annichiarico del Foro di Brindisi.

Prosegue, intanto, in Corte d'Assise a Foggia, il processo con rito ordinario a carico di Giovanni Caterino. L'uomo, lo ricordiamo, è accusato di essere il presunto ‘basista’ della strage del 9 agosto di tre anni fa, quando tra le campagne tra Apricena e San Marco in Lamis, furono assassinati il boss di Manfredonia Mario Luciano Romito e il cognato e autista Matteo De Palma. In quella stessa circostanza, vennero uccisi anche i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, agricoltori della zona, vittime innocenti di quella mattanza.

L’arresto di Giovanni Caterino è figlio di una indagine tecnica, molto sofisticata, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, basata essenzialmente su captazioni ambientali e telefoniche, oltre che sui dai dei tracciati gps che collocherebbero l’auto dell’imputato sul luogo della strage nei momenti che precedettero l’azione di fuoco.

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Una visione, questa, che la difesa dell'uomo ha provato a smantellare in aula attraverso una indagine privata, annunciata in apertura del processo, che dimostrerebbe l'impossibilità, da parte dell'imputato, di effettuare una 'staffetta' lungo i tornanti del Gargano.

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