Rodi Garganico, nessuna ombra sulle palazzine in località Belvedere: dopo 8 anni assolti funzionari comunali e progettisti

L'avvocato Michele Vaira: "L’accusa di aver prodotto atti falsi, è stata smentita documentalmente durante il dibattimento, punto per punto, atto per atto. L’attuale stato dei luoghi è addirittura migliore di quello ipotizzato con il rendering dell’epoca"

Le palazzine oggetto di procedimento
A distanza da otto anni dal sequestro delle palazzine in località Belvedere, si è oggi tenuto l’ultimo atto del procedimento a carico della tecnostruttura di Rodi Garganico.

Il sindaco D’Anelli, che rivestiva la carica di primo cittadino anche all’epoca del sequestro, bollò fin dal primo momento la notizia quale "bomba ad orologeria” inviata alla procura in piena campagna elettorale. L’indagine infatti, nata da un esposto anonimo ("incomprensibilmente preso in considerazione dalla procura di Foggia"), che lamentava la mancanza del nulla osta del parco nazionale del Gargano e una serie di altri illeciti amministrativi, e suffragata dalla consulenza dell'ing. Colella, fiduciario della procura, si è rivelata totalmente infondata.

Il tribunale di Foggia ha infatti assolto, con formula piena ("il fatto non sussiste")  l’ing. Domenico Di Monte, il geom. Pietro Carnevale, entrambi funzionari del Comune di Rodi Garganico,  e i privati che hanno svolto il ruolo di progettisti, imprenditori ed esecutori dei lavori edili. I funzionari del Comune hanno anche rinunciato alla prescrizione, ormai maturata, considerata la risalenza dei fatti.

"Siamo molto soddisfatti di un esito che rende giustizia a due pubblici funzionari di ineccepibili competenza e rigore", spiega l'avvocato Michele Vaira (in foto), difensore della tecnostruttura del Comune di Rodi Garganico insieme alla collega Alessandra Palazzo. "L’accusa, paradossale, di aver prodotto atti falsi, è stata smentita documentalmente durante il corso del dibattimento, punto per punto, atto per atto. L’autorizzazione rilasciata dal Comune non era solo legittima, ma addirittura doverosa. L’autorizzazione del Parco del Gargano era stata rilasciata 20 anni prima, come abbiamo dimostrato con la sequela di atti amministrativi che hanno consentito l’antropizzazione dell’area. L’autorizzazione paesaggistica era fondata su dati tecnici inconfutabili. L’attuale stato dei luoghi è addirittura migliore di quello ipotizzato con il rendering dell’epoca".

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