"Trattati come fossimo gli untori di Foggia". Sugli assembramenti Ettore di 'Uvarara' sbotta: "Non è colpa nostra"

Gli ‘irresponsabili’ sarebbero i più giovani, “ragazzi di 18-20 anni che continuano ad incontrarsi e assembrarsi, senza mascherina, quasi a voler sfidare la sorte”. L’amarezza è tanta: “Non possiamo demandare alla responsabilità individuale. Servono controllori”, conclude

Ettore di Uvarara

Quelle immagini in cui spunta l’insegna del suo locale (chiaramente chiuso) nello sfondo delle ‘foto rubate’ degli assembramenti foggiani, ad Ettore Pacilli proprio non vanno giù. Non riesce a digerirle, nonostante il 41enne foggiano, da 7 anni e mezzo titolare dell’enoteca ‘Uvarara’ in via Mastrolillo, sia convinto che il fenomeno sia del tutto slegato dalla gestione dei locali della cosiddetta ‘movida’.

“Non mi va che la mia categoria venga trattata come se fossimo noi gli untori di Foggia”, sbotta. E tornando alla foto incriminata, spiega: “Lo scorso sabato sera, abbiamo chiuso il locale alle 23.58; fino a quel momento si è svolto tutto con regolarità. Ma una volta che chiudo i battenti io - e come me i colleghi, titolari di altre attività - cosa posso fare?”, chiede.

Il timore, in questo caso specifico, si fa in tre: da una parte c’è l’angoscia generalizzata legata al possibile aumento della curva dei contagi; dall’altra vi è la paura di un inasprimento delle restrizioni per le attività di bar e ristorazione (già pesantemente danneggiate dal lockdown), che fa il paio con il timore di affrontare un nuovo periodo a incasso zero.

“All’interno del locale facciamo rispettare tutte le normative che ci sono state richieste: distanziamento sociale, ingressi limitati e scaglionati (si entra due per volta), uso tassativo delle mascherine, disinfettanti in ogni dove… ma se la gente si intrattiene fuori dal nostro locale (quando siamo chiusi!) non è certo colpa nostra. Non possiamo fare gli sceriffi in strada per disperdere le comitive e mandare via la gente”, continua.

La sua clientela, assicura, è responsabile e assennata. “Il target che frequenta Uvarara va dai 27 anni in su. Sono tutti equipaggiati con i dpi e sono molto attenti”. Gli ‘irresponsabili’ sarebbero i più giovani, “ragazzi di 18-20 anni che continuano ad incontrarsi e assembrarsi, senza mascherina, quasi a voler sfidare la sorte”. E anche i gestori di qualche attività, ma nessuno ne ha le prove, che resterebbe aperta oltre l'orario consentito. L’amarezza è tanta: “Non possiamo demandare alla responsabilità individuale. Servono controllori”. Questa la sua conclusione.

E la speranza di Ettore (e di altri suoi colleghi) è tutta nel bando della protezione civile nazionale indetto per reclutare 60mila ‘assistenti civici’ volontari, che saranno impiegati nelle attività di sostegno alle categorie più deboli e, soprattutto, nel monitoraggio del rispetto del distanziamento sociale. “Potrebbe essere una soluzione utile, una risorsa in più”, spiega Ettore che, dalla riapertura dello scorso mercoledì, fa i conti per rendere il nuovo corso dei suoi locali (gestisce anche ‘La gintoneria di Uvarara’, a Troia) ‘sostenibile’ dal punto di vista economico.

“C’è un pesante decremento degli incassi, è ovvio. Su 7 tavoli all’interno ne abbiamo tolti quattro così da garantire due metri di distanza, mentre all’esterno da 8 tavoli ne sono rimasti solo 6 distanziati sempre due metri uno dall’altro. Dentro non si vuole sedere nessuno, c’è ancora molta paura”, racconta il titolare dell’enoteca che, per scelta, ha deciso di non utilizzare la formula dell’asporto: “Non è una modalità in cui credo. Per me vale la formula del sorriso, anche se è tremendamente difficile con le mascherine”.

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Ulteriori restrizioni o una nuova chiusura, ne è sicuro, rappresenterebbero “un’ecatombe per tanti”. Allora l’appello è a fare ognuno la propria parte: “ci vuole responsabilità”, e qualche sostegno in più. “A Troia, ad esempio, verrà pubblicato a breve un bando per una quota - da 300 a 1000 euro - a fondo perduto per sostenere le attività. Inoltre, l’amministrazione comunale si è fatta carico della sanificazione delle attività, sgravando i titolari da questo onere economico”.

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