Lettera aperta ad Elena Gentile: "Noi, 'aspiranti mamme', ci vediamo negato un diritto"

Da oltre un anno, a Foggia, una equipe di validi e disponibili professionisti ha avviato colloqui ed esami in vista dell’apertura presso gli “Ospedali Riuniti” di un centro per la PMA. "Perché la Regione Puglia non autorizza l’avvio del centro?"

Una lettera aperta inviata all'assessore regionale Elena Gentile e alla direzione degli Ospedali Riuniti di Foggia. La stessa lettera è stata inviata "per conoscenza" a tutti gli organi di stampa locali. Mittente della missiva un gruppo di donne di Foggia e Provincia. Sono "Aspiranti mamme", come esse stesse si definiscono, e rivendicano il loro diritto alla genitorialità.

Agli Ospedali Riuniti di Foggia - spiegano - vi è un centro per la Procreazione Medicalmente Assistita; un centro pronto, ma non autorizzato dalla Regione Puglia. Le "Aspiranti mamme" chiedono dunque lumi all'assessore Gentile su cosa abbia bloccato l'iter burocratico per tale autorizzazione, quale cortocircuito amministrativo abbia inficiato tutta l'operazione.

Di seguito il testo completo della lettera:

Egregio Assessore,

siamo un gruppo di “aspiranti mamme”. Non le risulti singolare l’appellativo al quale ricorriamo: rappresentiamo le purtroppo migliaia di coppie che si sono scontrate con la dura realtà di un figlio desiderato che non arriva. L’infertilità ormai è classificata dall’Organizzazione mondiale della Sanità come una vera e propria patologia. Ma noi non abbiamo perso la speranza: il ricorso a tecniche di cosiddetta PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) è risultato in molti casi determinante per arrivare ad un concepimento, per riconoscere a noi mamme e papà il diritto alla genitorialità.

Sono per fortuna lontani i tempi in cui si era costretti a lunghe migrazioni, per rivolgersi a quei pochi centri specializzati, con spese esorbitanti e per molti inaccessibili, con speculazioni vergognose e donne ridotte a cavie. Proprio perché l’infertilità è una patologia curabile e la maternità un diritto, tantissime strutture pubbliche si sono attrezzate in Italia per le tecniche di PMA, accessibili con il semplice ticket. Anche in Puglia. Nonostante una legge orrenda – la n.40/2004 - che va contro la salute della mamma e del nascituro.

In ogni caso, per noi “aspiranti mamme” di Foggia questo diritto è meno esigibile che in altre province, e non ce ne spieghiamo il motivo. A Bari, presso il Policlinico, è attivo un centro per la PMA. La Regione Puglia ha poi autorizzato un secondo centro presso l’ospedale di Conversano. E Foggia? La Capitanata, con i suoi 700mila abitanti? Molte di noi sono state in lista ed hanno già fatto tentativi di fecondazione assistita presso altre strutture pubbliche: chi a Benevento, chi ad Avellino, chi ad Ortona, chi a Bari, chi a Napoli, chi a Milano o Firenze. Qualcun altro presso strutture private, costretti ad indebitarci perché le liste di attesa nel pubblico sono lunghe, il tempo passa anche per noi e nel tentativo di concepimento l’età è una variabile importante.

Da oltre un anno a Foggia una equipe di validi e disponibili professionisti ha avviato colloqui ed esami in vista dell’apertura anche presso gli “Ospedali Riuniti” di un centro per la PMA. Da quel che ci risulta la struttura è già stata individuata e attrezzata con i macchinari necessari. Le chiediamo: perché la Regione Puglia non autorizza l’avvio del centro? Cosa blocca l’iter amministrativo e burocratico? Perché noi “aspiranti mamme” di Foggia dobbiamo ancora essere costrette a questi lunghi, dispendiosi, stressanti “viaggi della speranza” verso altre città?

Se la maternità è un diritto, se l’infertilità una patologia curabile, noi “aspiranti mamme” di Foggia non vogliamo sentirci cittadine di serie B. In attesa di una sua risposta, ma ancor più di atti amministrativi concreti, la salutiamo cordialmente e la ringraziamo sin da ora dell’attenzione e dell’impegno che vorrà dedicare a questa causa.

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Un gruppo di “aspiranti mamme” di Foggia

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