Vieste, si assentava dal lavoro "coperto" da parenti e amici: arrestato il custode del cimitero

Emanuele Finaldi si assentava costantemente dal luogo di lavoro con la complicità di parenti e amici che lo sostituivano e timbravano il cartellino per lui

Cimitero di Vieste

Con l’accusa di truffa e falsità ideologica aggravata e continuata, i carabinieri di Vieste hanno arrestato Emanuele Finaldi, il “custode fantasma” del cimitero della città del faro. I militari dell’Arma, dopo accurate indagini, hanno scoperto che il 32enne, assunto nel 2006, in realtà non si sarebbe quasi mai presentato sul posto di lavoro.

Dopo numerosi servizio di osservazione e pedinamento, gli uomini del 112 sono riusciti a dimostrare documentare che Finaldi si assentava costantemente dal lavoro con la complicità di parenti e amici che spesso lo sostituivano.  

Una complessa attività di controllo e documentazione delle assenze, incrociata con i controlli del territorio inseriti nella banca dati di Finaldi, ha consentito di stabilire che il custode era stato controllato spesso in posti diversi rispetto a quello di lavoro, anche se contestualmente risultava in servizio, poiché il cartellino personale per la rilevazione meccanica degli ingressi e delle uscite dal cimitero, risultava regolarmente timbrato.

In molti casi, peraltro, con la sua assenza sistematica, aveva creato disservizio all’attività cimiteriale, con lunghe attese di utenti, anche in casi di tumulazione di salme. I carabinieri, durante alcuni dei servizi di osservazione, hanno identificato i parenti che si occupavano delle mansioni di apertura e chiusura dei cancelli, nonché della timbratura del cartellino attestante la presenza del custode.

L’Arma di Vieste, raccolti i numerosi elementi investigativi e probanti la maxi-truffa in concorso posta in essere dall’uomo ai danni dello Stato, hanno deferito alla Procura della Repubblica di Foggia quattro persone, compreso il custode, per i reati di truffa ai danni dello Stato e falsità ideologica aggravati e continuati, richiedendo per quest’ultimo la misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Foggia che ha accolto la richiesta del Pubblico Ministero, disponendo la misura degli arresti domiciliari per il “fantasma del cimitero”.

Eseguito l’arresto, i militari della tenenza di Vieste, hanno altresì quantificato i proventi indebitamente percepiti con l’immeritata retribuzione, calcolando una somma approssimativa che oscilla tra 60 e 70 mila euro.

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