Svolta nell'omicidio Carbone a Trinitapoli: arrestato Campanella, elemento di spicco del clan De Rosa-Miccoli-Buonarota

Svolta sull'omicidio avvenuto nell'aprile dello scorso anno. In manette Alberto Campanella, 32enne di Trinitapoli, elemento di spicco del clan De Rosa-Miccoli-Buonarota, ritenuto responsabile dei reati di omicidio e tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso

L'omicidio Carbone

Svolta nelle indagini sull'omicidio di mafia di Cosimo Damiano Carbone, avvenuto a Trinitapoli nella domenica delle palme dello scorso aprile. Arrestato un noto esponente del clan De Rosa-Miccoli-Buonarrota. 

Alle prime ore di oggi, a Trinitapoli, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Foggia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia – del capoluogo, nei confronti di Alberto Campanella, 32enne di Trinitapoli, elemento di spicco dell’organizzazione criminale De Rosa-Miccoli-Buonarota, ritenuto appunto responsabile dei reati di omicidio e tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e ricettazione aggravata.

La misura cautelare custodiale, derivante dalle complesse ed articolate indagini svolte nei mesi scorsi dagli inquirenti, si riferisce all’efferato omicidio di Carbone Cosimo Damiano, esponente di spicco del gruppo criminale Carbone-Gallone di Trinitapoli, e al contestuale tentato omicidio di Michele Vitobello, entrambi commessi, il 14 aprile dello scorso anno, domenica delle Palme, a Trinitapoli, mediante l’impiego di più armi comuni da fuoco, nell’ambito di una cruenta guerra di mafia da tempo esistente tra le due compagini criminali storicamente riconducibili alle famiglie De Rosa – Miccoli – Buonarota da una parte e Carbone – Gallone dall’altra.

Il movente dei suddetti gravi delitti di mafia è inquadrabile sia nella vendetta per la morte di Pietro De Rosa, storico antagonista della compagine Carbone-Gallone, ucciso a Trinitapoli il 20 gennaio dello scorso anno, sia nella riaffermazione del ruolo di potere e di supremazia del gruppo De Rosa-Buonarota su tale territorio. La protratta conflittualità criminale in questione si inserisce in particolare nelle dinamiche delittuose armate presenti da tempo su tale area geografica interessanti le province di Foggia e BAT, il tutto principalmente per il controllo egemonico delle attività illecite del traffico di sostanze stupefacenti e non solo. Sono state le indagini tradizionali - abbinate a quelle tecniche - nonché scientifiche a consentire alla DDA di Bari e ai Carabinieri di Foggia di far luce su tale cruento agguato di mafia, in cui sono stati utilizzati un fucile calibro 12 ed una pistola non identificata.

Tra i punti chiave dell’inchiesta investigativo-giudiziaria, le importanti risultanze provenienti dalle attività intercettive riscontate dalla prova dello stub effettuato sui vestiti e sul corpo dell’indagato ed analizzato dalla Sezione Balistica del RIS di Roma, a cui sono stati inviati i reperti raccolti dai militari del Nucleo Investigativo CC di Foggia, sin da subito orientatisi su alcuni possibili sospettati. Già la precedente operazione antimafia “Nemesi” dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia, diretta e coordinata sempre dalla DDA di Bari, aveva delineato perfettamente il contesto ambientale di autentica guerra di mafia tra il gruppo Carbone-Gallone rispetto alle consorterie Miccoli-De Rosa-Buonarota e Valerio-Visaggio, con l’emissione di diverse ordinanze cautelari a carico di Gallone Giuseppe e dei suoi adepti. In contemporanea a questa misura, sono state inoltre eseguite ulteriori numerose perquisizioni personali e domiciliari nei confronti di altri affiliati o sodali dei predetti clan mafiosi operanti nel territorio di Trinitapoli.

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