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Lo stalker arrestato

Lo stalker arrestato

Perseguita donna da oltre vent’anni, lei è costretta a cambiar vita: arrestato

Minacce, lettere e cartoline dai contenuti erotici e pedinamenti da parte dello stalker lucerino. Non è bastato il trasferimento della vittima dalla provincia alla città capoluogo per porre fine a questo assedio quotidiano

Una storia fatta di persecuzione, condizionamento psicologico e minacce. Una storia che andava avanti da oltre 20 anni, da quando il protagonista in negativo della vicenda non aveva raggiunto ancora la maggiore età.

Per lui era amore, per lei un’ossessione non più sostenibile. Ancora un arresto per stalking, in provincia di Foggia. La misura cautelare è stata eseguita ieri, nei confronti di D.S.M., lucerino di 41 anni, dagli agenti della squadra mobile di Foggia su ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Antonio Buccaro, su richiesta del pm Dominga Petrilli.

Pedinamenti e minacce erano ormai all’ordine del giorno, così come i messaggi che potevano essere lasciati nella cassetta della posta o sul parabrezza dell’auto, oppure indirizzati ai responsabili del reparto dove la donna prestava servizio.

Si andava da scenate di gelosia messe su carta, a minacce del tipo “Te la farò pagare”, facendo riferimento alle denunce che la donna aveva sporto contro di lui; fino ad una vera e propria campagna denigratoria nei confronti della vittima, finalizzata a farle perdere ogni contatto lavorativo e sociale.

Così per oltre vent’anni, decenni durante i quali la donna è stata costretta a cambiare città, trasferendosi da un centro della provincia a Foggia, e a cambiare lavoro. Nemmeno il matrimonio con un altro uomo è bastato a convincere lo stalker incallito a mettersi l’anima in pace e ad abbandonare il suo sogno adolescenziale.

Quella raccontata oggi dagli agenti della squadra mobile di Foggia è una vicenda complessa e che, per essere compresa nella sua interezza e nella sua reale gravità, non può prescindere dall’esame dei vari segmenti di condotta posti in essere nel corso degli ultimi anni, dall’uomo.

Condotte già sfociate nella sottoposizione dell’indagato alla misura cautelare degli arresti degli arresti domiciliari, per lo stesso reato, nel maggio del 2010. La donna, che lavorava in un centro di riabilitazione, era entrata in contatto con l’uomo già in passato, per ragioni professionali: era uno dei tanti pazienti in cura da lei per un percorso di riabilitazione fisioterapica.

Ma, dalle indagini, è emerso come tale percorso di aggressione psicologica affondasse le sue radici nel tempo, addirittura a quando l’uomo era ancora minorenne. All’epoca, però, si limitava ad un invio continuo di lettere e cartoline dal chiaro contenuto erotico. In seguito, però, una volta interrotta l’attività di assistenza riabilitativa, la condotta dell’indagato si è trasformata in un crescendo persecutorio al punto tale da costringere la donna a barricarsi in casa prima di decidere di cambiare città e lavoro.

Un cambiamento radicale, nella vita della donna, che però non ha sortito alcun effetto. Unico periodo di interruzione nel comportamento persecutorio, infatti, era dovuto al periodo di detenzione scontato dall’indagato per più di un anno, per un episodio di violenza sessuale in danno di una ragazza, anch’essa vittima delle sue persecuzioni.

Tornato in libertà, si è riproposto alla donna con il suo “assedio quotidiano” con varie modalità persecutorie oscillanti dall’appostamento fisico fino al carteggio erotico. Così fino al suo arresto, ieri mattina. “Che queste storie siano d’esempio per tutte le donne vittime di condotte persecutorie – ha chiosato il dirigente della mobile, Alfredo Fabbrocini – affinché trovino il coraggio di denunciare i propri aguzzini e riappropriarsi quindi della propria vita”.

 

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